Basta un blog per l'inclusione democratica?

Ci prova la Regione Toscana con un'iniziativa che mira a coinvolgere gli utenti nella stesura di una legge regionale. Dopo quasi una settimana di blog, però, nessuno vi ha pubblicato commenti

Firenze – C’è entusiasmo attorno ad un innovativo tentativo di net democracy messo a punto dalla Regione Toscana, un tentativo che si lega alla stesura della nuova legge sulla partecipazione , primo testo in Italia sull’inclusione democratica. È stato infatti messo a punto un blog, raggiungibile da qui , con cui si intendono stimolare commenti e opinioni dei cittadini attorno alla nuova normativa.

Sul sito, Agostino Fragai, assessore regionale alle Riforme Istituzionali, al rapporto con gli Enti Locali e alla partecipazione dei cittadini, spiega il senso di una normativa che nasce proprio dalla volontà di trovare nuove connessioni tra il cittadino e la politica , e in questo senso l’utilizzo della rete per un testo del genere appare del tutto naturale.

Secondo Fragai il blog è un modo in più “per continuare a rendere partecipata la stesura di questa legge”.

Al momento, il tentativo non sembra navigare in buone acque. Il 4 aprile è apparso un primo post che descrive il senso dell’iniziativa online:
“Lo scorso 27 marzo è stato approvato il documento preliminare che potete scaricare dalla home page. Avete impressioni da condividere con noi o consigli che volete suggerirci?”

Un post al quale, per il momento, nessuno ha risposto.

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  • whitemagic scrive:
    Sto disperatamente cercando di capire...
    Insomma, i blog sono un esperienza personale o collettiva? meglio: sono un fattore fi crescita più personale o più collettiva.Siccome non ho dubbi che siano un fatto positivo dal punto di vista personale, lo sono indirettamente anche come fatto sociale collettivo. Ma questo non mi basta. Esiste evidentemente un'ancor forte spinta al particolare che impedisce a questi blogger dei paesi a forte "coercizione sociale" di divenire esperienza collettiva vera e diventare indominabili e condizinanti. La tecnologia non mancherebbe per rendere queste esperienze vere linfe di una società. Evidentemente il "blocco" culturale è lo stesso che vive chi apre un proprio blog e ne "misura" il successo in funzione delle visite che riceve senza accorgersi che il vero successo è il blog per se(stesso).
    • Anonimo scrive:
      Re: Sto disperatamente cercando di capir
      - Scritto da: whitemagic
      Insomma, i blog sono un esperienza personale o
      collettiva? meglio: sono un fattore fi crescita
      più personale o più
      collettiva.
      Siccome non ho dubbi che siano un fatto positivo
      dal punto di vista personale, lo sono
      indirettamente anche come fatto sociale
      collettivo. Ma questo non mi basta. Esiste
      evidentemente un'ancor forte spinta al
      particolare che impedisce a questi blogger dei
      paesi a forte "coercizione sociale" di divenire
      esperienza collettiva vera e diventare
      indominabili e condizinanti. La tecnologia non
      mancherebbe per rendere queste esperienze vere
      linfe di una società. Evidentemente il "blocco"
      culturale è lo stesso che vive chi apre un
      proprio blog e ne "misura" il successo in
      funzione delle visite che riceve senza accorgersi
      che il vero successo è il blog per
      se(stesso).Che analisi profonda! E soprattutto chiara, lucida documentata e ben esposta.Che stile!Che interessante!
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