BBC e i pirati. Essi vivono, l'industria muore

Il presente e il passato della pirateria, dai sette mari sino al file sharing. Parla anche Brokep di Pirate Bay, che difende i download da BitTorrent. E' condivisione della conoscenza, non furto

Roma – A un osservatore moderno, la pirateria suona principalmente come l’argomento centrale nella grande conversazione di questi anni sul diritto d’autore. La pirateria ha però una lunga storia, che viene ora ripresa e “attualizzata” da un podcast di BBC. Un’occasione per risolcare i mari caraibici ma anche per chiedere conto a un bucaniere telematico di quel che pensa della moderna pirateria, il “furto” della proprietà intellettuale.

Il podcast, che non val la pena “piratare” considerando che è già disponibile per il download in formato libero e gratuito, si addentra negli inizi del fenomeno piratesco , l’età dell’oro dei pirati a cavallo del diciassettesimo e diciottesimo secolo in cui Sir Francis Drake angustiava i vascelli spagnoli a tutto vantaggio degli affari del Regno Unito. Successivamente autori inglesi come Daniel Defoe hanno trasformato i criminali in mito, simbolo di avventura, libertà e morale libertina sulle cose della vita.

Dal mito ai giorni nostri , i pirati “off-line” continuano a rappresentare una minaccia non indifferente al transito di vascelli-cargo in giro per il mondo, considerando che, secondo le cifre della BBC, un buon 90% di tutte le merci vengono ancora trasportate in mare: il danno dei Jolly Roger attivi nei mari della Somalia, Nigeria, Asia e Americhe è stimato in decine di milioni di dollari l’anno. Ed è in crescita.

La pirateria è insomma un affare in pieno boom, soprattutto considerando che negli ultimi anni , con l’esplosione della distribuzione di contenuti online e la moltiplicazione incontrollabile dei canali di accesso a qualsiasi cosa possa venire codificato in formato binario-digitale, il termine ha assunto i connotati di cui si parlava all’inizio, vale a dire il download e la condivisione non autorizzati di MP3, DivX e quant’altro presente sulle reti di file sharing.

Lo special guest della terza parte del servizio della BBC è Peter “Brokep” Sunde, uno dei fondatori di The Pirate Bay attualmente coinvolto in un processo con l’accusa di favoreggiamento dell’infrazione del copyright. Brokep difende la Baia, e si riferisce al termine pirateria più nel senso mitico del termine che in quello letterale: la pirateria come voglia di libertà , riferita a “qualcuno a cui piace scambiare informazioni”, sostiene il celebre pirata.

“Stiamo combattendo – dice Brokep – The Pirate Bay sta combattendo per la libertà poiché non vogliamo essere schiavi da informazione, non vogliamo avere qualcuno che decida per noi cosa dovremmo o non dovremmo pensare”. Dalla Baia svedese vedono la pirateria soprattutto come una missione, politica e di principio, contro il cartello delle major e la sempre incombente minaccia del pensiero unico a suon di pappine precotte, che non accetta quello che è difficile da vendere come prodotto degno di attenzione.

Per Brokep la vera preoccupazione dell’industria, così riottosa ad abbandonare i supporti fisici per abbracciare gli MP3 e la Rete, è che distribuendo i contenuti su Internet perderebbe tutto il controllo sul mercato, gli artisti e i gusti dei consumatori di cui ha approfittato nei decenni passati. Il problema peggiore dei discografici, tuttavia, è la prossima generazione, quella per cui non esisterà nient’altro che il P2P: quella che attualmente viene ancora definita come pirateria sarà uno stato di consumo e accesso “del tutto naturale”.

“Non è più una questione di retrobottega o di qualcuno che monta un tavolo all’angolo della strada – osserva Brokep – (il P2P ndr ) è sempre lì a disposizione, e quindi l’industria musicale si sta dibattendo perché è nel suo interesse capire come convincere la nuova generazione a pensare a qualcosa di diverso rispetto all’idea che questa è la strada più semplice ed economica per prendere la mia musica”.

Le major avranno il loro bel daffare, soprattutto se divenisse realtà l’intenzione espressa dall’ isola di Antigua , fermamente decisa a offrire una sorta di “paradiso del copyright USA” a quanti volessero mantenere online strumenti in grado di facilitare il download selvaggio, The Pirate Bay inclusa.

La querelle con i vicini Stati Uniti riguarda il libero accesso ai servizi web del gioco d’azzardo ospitati sull’isola, accesso attualmente bloccato dalle politiche protezionistiche degli States e che ha fatto minacciare al governo delle Indie Occidentali di far decadere i trattati sulla protezione della proprietà intellettuale sottoscritti in precedenza . I pirati, in questo caso, tornerebbero letteralmente lì dove ha avuto inizio il loro mito .

Alfonso Maruccia

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