Bloccato l'accesso a 500 siti dall'Italia

Sono quelli che offrono giochi d'azzardo senza aver sottoscritto un'apposita licenza con i Monopoli di Stato. Dal 24 febbraio sarà impedito agli utenti nostrani di accedere a quelle pagine web
Sono quelli che offrono giochi d'azzardo senza aver sottoscritto un'apposita licenza con i Monopoli di Stato. Dal 24 febbraio sarà impedito agli utenti nostrani di accedere a quelle pagine web


Roma – Lo ha stabilito la Finanziaria, lo prevede un decreto del ministero dell’Economia ed ora anche il provvedimento assunto dai Monopoli di Stato: dal prossimo 24 febbraio cliccando sulla URL di uno qualsiasi di 517 siti gli utenti italiani non potranno accedervi .

La drastica decisione, quella di impedire agli utenti nostrani di agire come meglio credono in rete, si deve al fatto che per l’ordinamento italiano solo i Monopoli possono autorizzare giochi d’azzardo: poco importa se questi si svolgono all’estero se a giocare sono italiani .

Da qui dunque al blocco tout-court dei siti, quelli elencati in 11 pagine di provvedimento pubblicato dall’Azienda autonoma dei Monopoli . Da qui al 24 febbraio, dunque, gli utenti italiani che avessero delle vincite da ritirare faranno bene a provvedere, oppure dovranno dotarsi da quel giorno in poi di appositi sistemi di aggiramento del blocco .

I provider collaboreranno perché le nuove disposizioni lo impongono con estrema severità: gli ISP che alla data stabilita non avessero aggiornato i propri filtri potrebbero incorrere in multe comprese tra i 30mila e i 180mila euro.

Di interesse segnalare come, alle polemiche suscitate dalla censura dei siti stranieri, i Monopoli ribattano con una dichiarazione della Direzione Generale secondo cui, tra le altre cose, il provvedimento “non è oscurantista in quanto tende a non rendere accessibili i siti di quegli operatori che hanno deciso scientemente di oscurare ? loro sì! ? il sistema delle regole che ogni Paese democratico si dà e deve darsi per salvaguardare i consumatori, l’ordine pubblico ed il sistema competitivo”.

Non una parola, apparentemente, sulla libertà dell’utente italiano di navigare a proprio piacimento su Internet.

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13 02 2006
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