Body scanner? Archiviati

Body scanner? Archiviati

Venezia e Roma hanno abbandonato i dibattuti dispositivi di sicurezza. In attesa che ad ottobre si concluda anche l'esperimento di Palermo e che il Ministero degli interni e il CISA prendano una decisione definitiva
Venezia e Roma hanno abbandonato i dibattuti dispositivi di sicurezza. In attesa che ad ottobre si concluda anche l'esperimento di Palermo e che il Ministero degli interni e il CISA prendano una decisione definitiva

Piccoli intoppi sul programma del Ministero del Lavoro per la soluzione definitiva al problema del terrorismo sui voli in partenza dall’Italia: il programma di sperimentazione dei body scanner, cui hanno aderito gli aeroporti di Venezia, Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Palermo, e per cui sono già stati stanziati 2 milioni di euro , sembra dare prime risposte se non del tutto negative, quantomeno contraddittorie.

L’uso del body scanner, infatti, avviato allo scalo di Venezia da marzo, è stato già sospeso su decisione della direzione ENAC (l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) che ha così voluto manifestare il proprio dissenso nei confronti di uno strumento che non stava dando i frutti sperati.

Due gli apparecchi utilizzati al Marco Polo: uno mobile (costato 38mila euro) e uno fisso (costato 60mila euro) montato ai controlli per i voli verso gli Stati Uniti. Secondo gli addetti il problema di questi strumenti è la resa dell’immagine del passeggero controllato, non sufficientemente netta per permettere un alto livello di vigilanza. Per settembre si attende ora una loro modifica, quantomeno a livello software, per proseguire la sperimentazione.

Gli apparecchi montati in laguna sono uguali a quelli con cui la sperimentazione è partita all’aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo lo scorso 30 luglio e che si concluderà ad ottobre: body scanner a ultrasuoni, che funzionano cioè senza irraggiamento, ma che rilevano le onde millimetriche emesse naturalmente dal corpo umano. Scelti apposta perché presentano rischi zero per salute e privacy, l’immagine restituita risulta stilizzata, e non mostra, per esempio, le parti intime.

Diversi, invece, gli apparecchi impiegati a Milano Malpensa e a Roma Fiumicino: a onde elettromagnetiche attive (mentre quelli di Palermo e Venezia vengono definiti strumenti “passivi”), più sofisticati e più costosi (costano 120mila euro l’uno), sono prodotti dalle statunitensi General Electric e L3 Communication .

Anche presso la Capitale, tuttavia, la sperimentazione è già stata messa da parte : l’unico macchinario messo a disposizione dell’aeroporto Leonardo da Vinci è stato spento e rimosso il 21 maggio , neanche due mesi e mezzo dall’inizio della sperimentazione, e gli addetti al controllo del Terminal 5, quello riservato ai passeggeri in partenza con voli considerati a rischio terrorismo e definiti “sensibili”, sono tornati ai controlli tradizionali: metal detector e apparecchi a raggi X per le valigie.

Pietro Mastrangelo, responsabile dell’addestramento di sicurezza di Aeroporti di Roma, parla di una questione burocratica più che tecnica: “Terminata la sperimentazione nessuno ha saputo più nulla. Comunque il body scanner è sicuramente un ottimo apparecchio che in soli tre secondi è in grado di rilevare oggetti pericolosi ed esplosivi”. Gli addetti alla sicurezza, tuttavia, hanno espresso commenti meno entusiastici: “Ci vogliono almeno dieci secondi a passeggero per i controlli. E se si muove il body scanner va in tilt e segnala l’intera figura come pericolosa. Se il turista è sovrappeso lo stesso”.

A fine settembre, afferma ENAC, è prevista la riunione del CISA, il comitato interministeriale per la sicurezza: ad esso spetterà il compito “di valutare quale tra le macchine impiegate a Venezia, Malpensa, Fiumicino e Palermo è più adatta a rilevare oggetti pericolosi nel minor tempo possibile”. E decidere, di conseguenza, quali macchinari acquistare . Dal momento che la sperimentazione di Palermo si concluderà in ottobre è più plausibile, tuttavia, che eventuali decisioni siano prese ad ottobre: allora verranno pure valutate, ha dichiarato il Ministro degli Interni Maroni, le eventuali modifiche da apportare a tutela della privacy dei viaggiatori .

Intanto non cessa di essere d’attualità il dibattito sui rischi per la salute: Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Aviano ( riprendendo i dubbi dei colleghi statunitensi dove la questione, per una dotazione più estesa di body scanner e il numero di frequent flyer è vissuta più intensamente) ha dichiarato che “non si possono escludere danni dalle radiazioni soprattutto per chi viaggia molto”.

Claudio Tamburrino

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti