Body scanner: per tutti, o per nessuno

di G. Scorza - Ovvero quando sicurezza non fa rima con riservatezza. La Commissione Europea interviene sul tema: per tentare di arginare le fughe in avanti di cui proprio l'Italia pare protagonista

Roma – Videosorveglianza à gogo nelle nostre città, body-scanner negli aeroporti e nelle stazioni, tecnologia RFID per accedere negli stadi, acquisizioni di massa dei dati personali relativi alla navigazione degli utenti per combattere la pirateria audiovisiva, impronte digitali sui passaporti e dati biometrici per vigilare sugli accessi a banche ed istituti di credito. Siamo in uno scenario che si avvia superare quello delineato – all’epoca con uno straordinario sforzo di immaginazione – da George Orwell in 1984.

Intendiamoci, questo non significa che l’utilizzo della tecnologia per rendere sempre più sicura la vita nelle nostre città, sugli aerei o sui treni, sia un obiettivo da accantonare o da non perseguire con convinzione e determinazione: ma, certo, guardandosi attorno sorge il sospetto che – con la sola importante eccezione del famigerato DDL intercettazioni – negli ultimi tempi, nelle scelte politiche, l’esigenza di sicurezza abbia sempre avuto la meglio e che, forse, non sempre la valutazione comparativa ed il bilanciamento tra sicurezza e privacy siano stati compiuti con l’attenzione e la puntualità che avrebbero meritato.

Il massiccio utilizzo dei body scanner nei nostri aeroporti e stazioni cui il ministro Maroni ha annunciato di voler dar corso nei prossimi mesi rappresenta, probabilmente, il più recente episodio sintomatico di questa tendenza. Al riguardo, pur rifuggendo da ogni allarmismo ingiustificato, credo che un po’ di costruttiva preoccupazione e diffidenza sia opportuna e necessaria perché sussiste il rischio che, altrimenti, si perda progressivamente la consapevolezza e la coscienza di essere titolari di un diritto alla privacy ed alla riservatezza e, soprattutto, si perda la capacità di apprezzarne il valore: finiremo tutti con il pensare che le esigenze di sicurezza siano ontologicamente – verrebbe quasi da dire “naturalisticamente” – sovraordinate rispetto ai diritti della personalità.

Non è così e ciò risulta evidente sol che si rifletta, più da vicino, all’episodio, appena richiamato. In tutto il mondo, dopo l’11 settembre, si è iniziato a guardare con insistenza e determinazione crescente a soluzioni più efficaci per garantire maggiori livelli di sicurezza nel trasporto aereo rispetto al rischio di attentati terroristici. In nome di questa preoccupazione, le nostre abitudini di vita, in occasione di ogni spostamento aereo – per lavoro o per diletto, nazionale, internazionale o intercontinentale – sono prepotentemente cambiate: abbiamo accettato con rassegnazione l’idea che le nostre borse siano passate ai raggi-x e talvolta ispezionate da mani sconosciute, abbiamo (più o meno) compreso l’esigenza che quelle stesse mani corrano lungo i nostri corpi dopo ogni beep di troppo del metal detector, abbiamo accettato l’idea di toglierci giacche, maglioni, cinte e talvolta scarpe e stivali prima di salire su un aereo, ci siamo rassegnati a viaggiare con micro-confezioni di dentifricio e medicinali e soprattutto a condividere con gli altri passeggeri in fila – quasi si trattasse di amici, familiari o compagni di scuola – ogni frammento della nostra identità e intimità celato nei nostri bagagli o sotto i nostri indumenti.

Lo abbiamo fatto perché ci è stato chiesto – o meglio imposto – mentre eravamo ancora tutti sconvolti e storditi da una tragedia con pochi precedenti nella storia dell’umanità. L’emozione ha avuto la meglio sulla ragione e nessuno – o solo qualcuno – si è fermato a domandarsi se quei controlli valessero davvero a scongiurare il rischio che altre tragedie si ripetessero. Credo non sia facile dire cosa avremmo risposto se fossimo stati interpellati, ma confesso che me lo chiedo ogni volta che preparo il mio bagaglio sentendomi costretto a pensare che altri, da me non invitati ed a me sconosciuti, ci guarderanno dentro e proveranno – coscientemente o inconsciamente – a ricostruire frammenti della mia identità partendo dalle cose che porto con me. Dopo anni e centinaia di viaggi, il fatto di non aver nulla da nascondere, non basta a tacitare l’inquietudine che questa forzosa condivisione della mia intimità mi procura.

Negli ultimi anni, sulla scia della stessa ricerca di livelli di sempre maggior sicurezza, in tutto il mondo – incluso il nostro Vecchio Continente – si è iniziato ad interrogarsi sulla possibilità ed opportunità di rispondere a tale esigenza attraverso l’utilizzo dei body scanner, strumenti di video-perquisizione in grado di spogliarci completamente agli occhi di chi è dietro lo schermo senza toccare i nostri vestiti. Apparecchi di questo genere sono attualmente in uso in via sperimentale in molti aeroporti USA ed in alcuni aeroporti europei, tra i quali quelli italiani di Roma, Milano e Venezia. Le istituzioni dell’Unione Europea – benché abbiano avviato una seria e profonda riflessione sull’argomento da oltre due anni – tuttavia non sono ancora giunte ad una conclusione circa l’effettiva utilità ed opportunità di far ricorso a tali strumenti e, da ultimo, proprio il 15 giugno scorso la Commissione, in una comunicazione al Consiglio ed al Parlamento, ha evidenziato tutte le proprie perplessità e manifestato l’esigenza di ulteriori approfondimenti prima di assumere qualsivoglia decisione.

Uno degli interrogativi più rilevanti che la Commissione propone nella Comunicazione concerne proprio la possibilità di contemperare l’utilizzo di tali strumenti con l’insopprimibile esigenza di garantire un adeguato livello di tutela alla dignità umana ed al diritto alla privacy dei passeggeri. In tale prospettiva la Commissione rileva, innanzitutto, come prima di accettare l’idea di un’ulteriore compressione del diritto alla privacy dei cittadini europei sia indispensabile acquisire elementi – scientifici e non emozionali – relativi all’effettiva utilità dei body scanner ed all’impossibilità di ottenere analoghi risultati in termini di sicurezza attraverso il ricorso a mezzi o processi meno invasivi della privacy.

In questo contesto, peraltro, la Commissione evidenzia anche l’esigenza che ogni decisione circa il ricorso ai body scanner venga assunta a livello europeo, in quanto un’eventuale frammentazione del quadro normativo nei diversi Paesi membri finirebbe con l’indebolire il sistema di sicurezza complessivo, rendendo, per questa via, inutile, il sacrificio della dignità e della privacy dei cittadini di quegli Stati che – soli o per primi – decidessero di diffondere l’utilizzo di tali dispositivi.

La Commissione Europea, nella stessa comunicazione, inoltre – facendo tesoro delle indicazione ricevute negli ultimi anni dal Gruppo dei Garanti art. 29 e dagli altri organismi europei coinvolti negli studi avviati, individua tutta una serie di accorgimenti che, soli, appaiono in grado di garantire un accettabile contemperamento tra il ricorso ai body scanner ed il rispetto della dignità umana e degli altri diritti fondamentali della personalità.
Ecco tali accorgimenti:

1- l’operatore addetto alle analisi delle immagini deve lavorare da remoto e non disporre di alcuna possibilità di vedere la persona cui le immagini si riferiscono;
2- né l’operatore né terzi devono poter collegare in alcun modo le immagini acquisite all’identità della persona osservata;
3- il body scanner deve restituire un’immagine complessiva della persona corrispondente ad una sagoma ed il dettaglio dei soli “oggetti potenzialmente pericolosi” che questa porta con se;
4- nell’ipotesi in cui il body scanner consenta l’acquisizione di immagini di dettaglio, l’operatore al terminale deve essere dello stesso sesso della persona osservata;
5- la comunicazione tra l’operatore al terminale e l’operatore che eventualmente sia chiamato ad intervenire per la ricerca di oggetti sospetti deve essere limitata alle sole informazioni effettivamente utili a tal fine;
6- i dispositivi body scanner devono essere “privacy by design” ovvero essere progettati e realizzati, tenendo nel debito conto le esigenze di tutela della privacy dei passeggeri e, ad esempio, in tale contesto non devono consentire, in alcun modo, la registrazione e/o la stampa delle immagini acquisite almeno in relazione a quei passeggeri che non risultino in possesso di oggetti pericolosi;
7- i passeggeri devono essere puntualmente e tempestivamente informati circa i soggetti che procederanno all’acquisizione delle immagini, la natura, qualità e quantità delle immagini acquisite, le modalità di trattamento nonché la durata della conservazione di tali immagini.

Si tratta di accorgimenti che appaiono insuscettibili di limitare l’efficacia dei body scanner e che, per contro, sembrano importanti al fine di attenuare l’importante sacrificio al diritto alla privacy dei cittadini che, qualora si optasse effettivamente, per un’adozione diffusa di tali dispositivi, si produrrebbe.

Sono, peraltro, indicazioni coerenti a quelle che l’Ufficio del Garante sembra aver dato al Ministro Maroni ed appare, pertanto, opportuno che quest’ultimo – anche qualora decida di attuare i propositi annunciati – vi si adegui, apprezzandone lo sforzo di contemperamento di contrapposte esigenze piuttosto che interpretandole come “fastidiosi” limiti al perseguimento di un obiettivo di sicurezza assoluta che, come ben sanno gli esperti, può al massimo rappresentare un’ambizione ma mai costituire un effettivo punto di arrivo.

A prescindere da tale considerazione, sembra peraltro importante che il Governo resista alla tentazione di inseguire il futile primato del primo Paese ad adottare questa tecnologia e, quindi, astrattamente più sicuro: si interroghi piuttosto – come suggerito dalla Commissione Europea – sull’utilità di fregiarsi di un “titolo” di questo genere, mentre si è circondati da Paesi che, in ipotesi, potrebbero ritenere che la privacy e la libertà di movimento dei loro cittadini valga di più del beneficio – magari stimato come modesto – perseguibile in termini di sicurezza, ricorrendo ad un’adozione diffusa dei body scanner.

Ha davvero senso chiedere ad un cittadino di lasciarsi spogliare ogni volta che decolla da un aeroporto italiano o prende un treno in una nostra stazione, nella speranza di intercettare qualche terrorista distratto o che non legga i giornali, quando poi sulla strada del ritorno – in atterraggio da un aeroporto o in arrivo da una stazione straniera – quello stesso cittadino ed i suoi compagni di viaggio non verrebbero sottoposti ad analoghi controlli?

Credo si sia dinanzi alla più classica – nel metodo e non nel merito – delle scelte politiche e non sono capace, né ritengo, di proporre alcuna indicazione. Ad un tempo, però, non so sottrarmi all’esigenza di segnalare che il rischio elevato che il nostro Paese sta correndo è quello di far perdere ai cittadini la coscienza e consapevolezza del proprio diritto alla privacy, della propria dignità e dei propri diritti fondamentali. Si tratterebbe di un processo involutivo di carattere sociologico prima ancora che giuridico, irreversibile nel breve periodo: ci trasformeremmo in cittadini incapaci di rivendicare il rispetto dei nostri diritti perché inconsapevoli di averne.

È il sogno di ogni tiranno e il peggior incubo di ogni democrazia.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • FDG scrive:
    Ma che scuse...
    Quindi per difendere alcuni siti sensibili stacco tutto? Ma non basterebbe scollegare quei siti dalla rete pubblica?
  • richard fufferson scrive:
    vediamo quanto ci mettono
    ad apparire le parole "anarcoinsurrezionalista" oppure "sovversivo" oppure "agitatore" "sobillatore" "rivoluzionario" e simili.Senza che nessuno, per un solo momento, pensi che quelle parole di per sé non hanno nulla di violento e guerrafondaio, mentre invece sono di chi teme che conflitti inutili si scatenino, guerre di popolino e di povertà arrivino, pericoli violenti ci aspettino.Chi vuol sovvertire il male è un cattivo? Non mi pare.
  • guast scrive:
    Gli anarchici
    Gli anarchici esistono anche in rete e, come nella vita reale, sono i soliti quattro gatti.
    • MarcelloRomani scrive:
      Re: Gli anarchici
      Non son l'uno percento ma credetemi esistono.E se da i calci in XXXX c'è da incominciare.Chi è che scende per strada ? Non lo dimenticare:Sono gli anarchici!
    • Polemik scrive:
      Re: Gli anarchici
      Si, però per caso ti trovi anche un solo Black Bloc accanto al tuo SUV nuovo parcheggiato, scommetto che inizi a tremare come se fossero... mille :D
      • Nedanfor non loggato scrive:
        Re: Gli anarchici
        - Scritto da: Polemik
        Si, però per caso ti trovi anche un solo Black
        Bloc accanto al tuo SUV nuovo parcheggiato,
        scommetto che inizi a tremare come se fossero...
        mille
        :DEvitiamo accostamenti con le parole 'anarchico' e 'violenza'. I Black Bloc sono solo un gruppo di No Global, ce ne sono tanti ma si parla sempre di pochi. I media, quando non sanno a chi dare la colpa (il popolino è abituato al wrestling, quindi ci sono sempre solo due parti in lotta, un buono ed un cattivo), subito se ne escono con anarchici insurrezionalisti, "probabilmente un anarchico", etc. Ovviamente non hanno neanche mezza prova e non c'è un nesso logico, ma gli serve per fare audience. E perché gli anarchici non rispondono ad alcuna logica politica, quindi non sono controllabili, per tanto devono fare paura e non essere credibili... Sostanzialmente è FUD applicato alla politica.
    • richard fufferson scrive:
      Re: Gli anarchici
      - Scritto da: guast
      Gli anarchici esistono anche in rete e, come
      nella vita reale, sono i soliti quattro
      gatti.e infatti il resto del popolino deve stare schierato per forza o con gli uguali1 o con gli uguali2, per sentirsi più "parte di qualcosa" ... anche se è qualcosa che glielo mette in ***o! Poi si lamenta, poi soccombe, poi dice "ma gaurda chi ci governa" ... e intanto non pensa, pensa poco, non approfondisce o lo fa poco, non vota o lo fa "de qua o de la" e soprattutto compie scelte omologate, vergognandosi di dover esprimere ogni pensiero personale non conforme.
    • Sakn scrive:
      Re: Gli anarchici
      - Scritto da: guast
      Gli anarchici esistono anche in rete e, come
      nella vita reale, sono i soliti quattro
      gatti.Non si possono contare, l'anarchia non e' unmovimento politico, e' una predisposizione mentaleche viene sempre a patti con le regole della nostrasocieta' e credo che in questo senso sia un beneche sopravviva in molti, se non altro, per preservarcidall'omologazione e dall'asservimento.
  • Piero scrive:
    Paura di che?
    Non bisogna aver paura che venga spenta Internet. Che la spengano pure, se ritengono. Tante paure sono artificiali, sono create ad arte dal potere stesso per giustificare leggi liberticide e repressive, perché il potere per sopravvivere ha bisogno di una minaccia che coalizzi il consenso su di lui.Quando i cittadini impareranno a rispondere con una pernacchia alle minacce che il potere stesso crea intorno a noi, potremo finalmente liberarci dalla sua schiavitù.
  • MarcelloRomani scrive:
    E pensare che...
    ...Internet è nata da un progetto _militare_ statunitense.Forse l'unico risultato positivo della guerra fredda.Direi che il "giochino" gli è decisamente sfuggito di mano...
    • Sgabbio scrive:
      Re: E pensare che...
      Più che internet, la rete di computer decentralizzata.
      • MarcelloRomani scrive:
        Re: E pensare che...
        Infatti ho detto che Internet è _nata_ da un progetto militare (arpanet se non ricordo male), che prevedeva appunto una rete di computer interconnessi la cui principale caratteristica era la ridondanza per resistere alla distruzione di alcuni nodi tramite testate nucleari russe.
        • Orfheo scrive:
          Re: E pensare che...
          Esatto. Ottima citazione. Infatti puo' "resistere" anche all'attacco del piu' potente governo del pianeta. Mmm ... diavolo ... oserei definirlo un ottimo risultato tecnico.Forse il migliore mai realizzato finora dall'uomo. Neppure la ruota ha avuto un simile sucXXXXX ;-)Orfheo.
    • ninjaverde scrive:
      Re: E pensare che...
      Mi pare prorio che non gli sia sfuggito niente.(geek)Anzi "l'occhio" è molto più vigile e desto... ;)
  • Andreabont scrive:
    Pazzi, sono loro i terroristi...
    "Secondo i promotori la legge dovrebbe servire a controbattere attacchi di cyberterrorismo nei confronti di una serie di bersagli sensibili americani legati ad Internet, compresi i siti del Pentagono e di alcuni impianti nucleari"Si rendono conto che spegnere improvvisamente la rete provocherebbe il collasso economico degli stati uniti e dei paesi collegati (Europa compresa) ???Altro che bombe, sarebbe molto peggio, una catastrofe economica di proporzioni globali... e se avvenisse in questo periodo già precario sarebbe il colpo di grazia.Vi immaginate tutte le banche off-line, niente più prelievi, niente più carta di credito e bancomat, vi immaginate niente più cellulari?Il 90% di quello che facciamo passa per la rete, spegnerla significa distruggere l'infrastruttura che ci regge.
    • ninjaverde scrive:
      Re: Pazzi, sono loro i terroristi...

      Si rendono conto che spegnere improvvisamente la
      rete provocherebbe il collasso economico degli
      stati uniti e dei paesi collegati (Europa
      compresa)
      ???Ma no, fatta la legge naturalmente provvederanno ad uno spegnimento tecnico in modo da salvare le operazioni in atto. Non è certo un problema non risolvibile questo. Il vero problema è: fatta la legge, poi in caso di applicazione chi deciderà e con quali modalità (per usarla)?Ossia solo in caso estremo di vera minaccia o solo per farne un uso politico?E' questo il problema non quello tecnico delle comunicazioni bancarie o sensibili.
  • lol scrive:
    ridicolo
    Non penso proprio che un Presidente di uno stato estero possa impedire ad altri stati di accedere a internet.Potrà impedirlo agli americani (anche se voglio vedere se non ci saranno ribellioni), ma non a europei, asiatici, ecc.Mi piacerebbe poi conoscere certe proposte da chi arrivano, per mandare qualche cecchino a fargli visita.
    • ccc scrive:
      Re: ridicolo
      - Scritto da: lol
      Non penso proprio che un Presidente di uno stato
      estero possa impedire ad altri stati di accedere
      a internet.QUEL presidente di QUELLO stato può quanto meno "ridurre" la rete ad 1/10 della sue estensione
      Potrà impedirlo agli americani può
      (anche se voglio
      vedere se non ci saranno ribellioni), molto difficile
      ma non a
      europei, asiatici,
      ecc.uhm... chissà...non dimentichiamo che quasi tutti i computer hanno su win... non dimentichiamo che win ha tante belle backdoors... non dimentichiamo che molte di queste backdoor rispondno a N S A e simili... : dove non si riesce a "bloccare" la rete si riesce a bloccare i computer...
      • Andreabont scrive:
        Re: ridicolo
        Uso Linux XD
        • ninjaverde scrive:
          Re: ridicolo
          Siamo meno vulnerabili, ma dal computer in poi la rete è la stessa...Poi si possono usare proxy TOR e quant'altro, ma dai provider si deve pur passare, e le super centrali sono quasi tutte negli USA....Quindi....E' ovvio che in caso di vera emergenza (guerra...speriamo di no) potrebbero oscurare la rete... staccando fili o aprendo interruttori, spegnedo fisicamente i computer....La rete funzionerà ugualmente all'estero?Forse, ma probabile, appunto un presumibile 10%Poi non escludiamo una Telecom italiana (per fare un esempio) che per solidarietà, contribuirà a spegnere la rete in Italia....
          • panda rossa scrive:
            Re: ridicolo
            - Scritto da: ninjaverde
            E' ovvio che in caso di vera emergenza
            (guerra...speriamo di no) potrebbero oscurare la
            rete... staccando fili o aprendo interruttori,
            spegnedo fisicamente i
            computer....
            La rete funzionerà ugualmente all'estero?Ma va... non sono riusciti ad oscurare i segnali GPS, che sono generati da satelliti militari americani ma che oggi come oggi hanno utilizzo civile in tutto il mondo, neanche quando si sono resi conto che i paesi in guerra contro gli USA sfruttano i segnali medesimi, figuriamoci se riescono a oscurare la rete.
      • urrr scrive:
        Re: ridicolo
        omg....O.M.G.la marmotta dove la lasciamo? lol
    • sakn scrive:
      Re: ridicolo

      backdoor, ecc... giusto per evitare "stranezze"
      nei loro personal.Piu' che altro per metterci le loro.
      • ccc scrive:
        Re: ridicolo
        - Scritto da: sakn

        backdoor, ecc... giusto per evitare "stranezze"

        nei loro personal.

        Piu' che altro per metterci le loro.eheheheh... anche per quello sì...;-)
    • urrr scrive:
      Re: ridicolo
      bè si...se un giorno gli USA decidessero di distruggere l'80% dell'economia mondiale (compres ala loro) e di mandare sull'astrico milioni e milioni di persone in poche ore (compresi gli americani stessi) potrebbero farlo.Ovviamente volgiono tenere il controllo di quanto hanno sviluppato e proposto al mondo loro.Stessa cosa per la rete GPS, con tutto quello che ci hanno speso...mica XXXXX.
    • richard fufferson scrive:
      Re: ridicolo
      - Scritto da: lol
      Non penso proprio che un Presidente di uno stato
      estero possa impedire ad altri stati di accedere
      a
      internet.
      Potrà impedirlo agli americani (anche se voglio
      vedere se non ci saranno ribellioni), ma non a
      europei, asiatici,
      ecc.teoricamente si, ma ti devi essere perso gli ultimi 10 anni di spegnimenti di strutture portanti di internet: vai a studiarti quali siano quelle tecnologiche e quali le autorità , su cosa si fondi e si basi internet e vedi cosa, di ciò che la deve tenere in piedi, stia negli stati uniti.Ti accorgerai che di potere ne hanno a bizzeffe.Credo che inoltre Mante sappia che gli USA "fanno tendenza" anche in ambito di normative: iniziano loro, proseguiamo noi.Per tanto: è vero, si, che internet, proprio per scopi militari (ma quelli dell'e-mail, e dei NEWSGROUP, non quelli del web) ha una natura decentrata fatta per far giungere a destinazione i messaggi... ma gran parte di questi presupposti vengono mantenuti MALE in quasi tutto il pianeta, che non è più tecnocratico (male!) ma in mano ai markettari... che ovviamente sono al SOLDO. Al soldo del mercato, mica "del male" ... ma i tecnici, che di questi pericoli ci hanno parlato con largo anticipo, non sono più al potere quanto dovrebbero.E se ne vedono le conseguenze.
    • ruppolo scrive:
      Re: ridicolo
      - Scritto da: lol
      Non penso proprio che un Presidente di uno stato
      estero possa impedire ad altri stati di accedere
      a
      internet.
      Potrà impedirlo agli americani (anche se voglio
      vedere se non ci saranno ribellioni), ma non a
      europei, asiatici,
      ecc.Basta bloccare l'acXXXXX ai server root DNS, che sono in USA, e tanti saluti a Internet.
  • ccc scrive:
    tutelare???
    si, qualche spunto interessante... ma anche una certa "incompletezza": si va a guardare ad una proposta di legge USA, dimenticando però le leggi che SONO già in vigore in IT e nella UE... e dimenticando le tante proposte di legge (anche peggiori di questa USA) che compaiono spesso ssempre in IT e nella UEinoltre ma non si capisce bene quale sia la tesi di fondo (cosa frequente negli articoli del pur buon mantellini)... le premesse sembrano andare in una certa direzione... ma poi le conclusioni vanno per tutt'altra strada:cito: "eppure dentro i confini di Internet abitano ancora, nonostante tutto e chissà per quanto, i poteri buoni." ma non si era detto che i poteri buoni non esistono, punto?cito: "Dovremmo, tutti quanti, fare in modo di tutelarli il meglio possibile. Obama compreso." tutelare??? ma come??? prima si dice che internet è (o dovrebbe essere) un "luogo" di incontro di entità decentrate, autonome, deregolato, autorganizzato ecc. ... un "inedito strumento di difesa sociale nei confronti del controllo" ecc. ... e allora cosa c'entra la tutela??? tulelare implica gerarchia, delega, controllo...
    • sakn scrive:
      Re: tutelare???
      Ottime osservazioni ma questi sono temi trattando i qualie' facile cadere in contraddizioni, tanto poco siamo abituatiad essere davvero liberi.Per me Internet dovrebbe essere cosi' fatta: nessun controllo, punto.Ognuno si paga un abbonamento per mantenere l'infrastruttura fisicanecesaria e basta: tot bit in download, tot* bit in upload anonimiaffidabili e continuativi punto e basta, e che si sviluppino softwaree servizi che li sfruttino.(*) E non banda upload
      • urrr scrive:
        Re: tutelare???
        si, lato tecnico bisognerebbe rifare tutta l'infrastruttura italiana in fibra.poi tutto senza controllo è infattibile, su certi argomenti ci uvole un minimo di ontrollo è...
        • panda rossa scrive:
          Re: tutelare???
          - Scritto da: urrr
          si, lato tecnico bisognerebbe rifare tutta
          l'infrastruttura italiana in
          fibra.

          poi tutto senza controllo è infattibile, su certi
          argomenti ci uvole un minimo di ontrollo
          è...Su quali argomenti?Chi decide? E con che metro?No. Meglio lasciare tutto senza controllo: e' piu' facile.
        • Sakn scrive:
          Re: tutelare???

          poi tutto senza controllo è infattibile, su certi
          argomenti ci uvole un minimo di ontrollo è...Perche'? Perche'?? Perche'???Se io sono un perfetto sconosciuto che dice una cosasta a te che ascolti darmi il credito che ritieni opportunonon ad un terzo chiudermi la bocca chiaro???!!! Sakn
    • MarcelloRomani scrive:
      Re: tutelare???
      Il potere politico di fatto con le sue decisioni può influenzare in modo positivo o negativo lo sviluppo delle tecnologie e la loro fruibilità da parte della popolazione. Questo è normale, se ci pensi, perché sulle grandi infrastrutture nazionali (e Internet non fa eccezione) non decide in autonomia il singolo cittadino o gruppi di cittaini: si delega al potere centrale, cioè a color che abbiamo eletto come nostri rappresentanti (*)(*) l'elezione della rappresentanza politica è una totale utopia, naturalmente.Tutelare, nel contesto dell'articolo, significa che il potere politico deve fare uno sforzo per non intromettersi con i propri interessi nella regolamentazione dell'infrastruttura Internet, ma nella peggiore delle ipotesi limitarsi a garantirne il buon funzionamento con un'adeguata regolamentazione, e, nel migliore dei casi, adoperarsi affinché la connettività migliori e il mercato dei servizi possa svilupparsi liberamente.Un esempio concreto: operare per ridurre il "digital divide" è un modo per tutelare la libertà in rete. Opporsi allo sviluppo di una rete veloce nazionale è al contrario un atto ti tipo oscurantista e (a mio personalissimo modo di vedere) dal sapore fascista, in quanto preclude ad una buona parte della popolazione la possibilità di fruizione e produzione di contenuti indipendenti, slegati dal controllo politico.
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