BSA: in 6 mesi chiuse 18mila aste online

L'Associazione dà i numeri dell'attività anti-pirateria. E nel suo report spiega: chi usa software illegale corre rischi di ogni genere. Chi lo vende, poi, rischia tutto. Il P2P? BSA lo monitora con un suo tool ad hoc
L'Associazione dà i numeri dell'attività anti-pirateria. E nel suo report spiega: chi usa software illegale corre rischi di ogni genere. Chi lo vende, poi, rischia tutto. Il P2P? BSA lo monitora con un suo tool ad hoc

Abbondano sui siti delle aste e sui circuiti del mercato nero online spesso composto da spam e phishing: sono le copie illegali di software protetti da diritto d’autore e spesso anche DRM, craccati e venduti senza licenza, disponibili dietro il pagamento di somme modeste rispetto a quelle di listino. Copie contro le quali Business Software Alliance (BSA) ha iniziato una campagna che dall’inizio di quest’anno in tutto il mondo ha portato alla chiusura di 18mila aste online di prodotti ritenuti contraffatti. Oltre alle aste, BSA ha denunciato siti web, annunci commerciali apparsi sui siti più conosciuti e tentato di arginare in qualche modo la crescita del peer-to-peer, dove lo sharing di contenuti non risparmia il software commerciale.

qualche dato Ben oltre la diffusione gratuita che caratterizzava il warez d’un tempo , BSA ha voluto prendere di mira il mercato nero. Nel suo nuovo Internet Piracy Report , l’Alleanza dei produttori di software proprietario racconta nei dettagli cosa pensa della pirateria, spiega che è un rischio sicurezza per i file pirata che girano in certe aziende, e cita casi drammatici scaturiti da certe ingenuità, sottolinea la necessità di boicottare il P2P e ricorda a tutti, a partire proprio dalle imprese, che il ricorso al software contraffatto è illegale e può provocare conseguenze pesanti per l’azienda stessa.

Gettando il cuore oltre la confezione venduta nei negozi, BSA avverte che soltanto i siti dei produttori possono offrire garanzie reali sulla vendita di prodotti: se è vero che molti consumatori e aziende aggirano le licenze comprando a basso prezzo software pirata, è anche vero che sono molti quelli che finiscono su siti truffa . Spazi web che rappresentano una forma di phishing: l’utente crede di star comprando software originale e invece si sta servendo da un fuorilegge.

Ma, al di là delle molte casistiche citate con crescente preoccupazione nel Report, BSA ne approfitta per sottolineare come il software cosiddetto “originale” porti con sé, sostiene, tutta una serie di benefici, dall’assistenza agli aggiornamenti, oltre evidentemente ad evitare rischi sicurezza legati all’uso di file manipolati da sconosciuti.

qualche altro dato Tra i problemi evidenziati nella trattazione delle aste e, più in generale, del “commercio spicciolo” in rete, quello che, poiché molto diffuso, produce anche grandi numeri di contraffazione, una delle realtà è quella dell’anonimato. Non tutti i siti di settore offrono vere garanzie, spiega il Report, e a parte certi casi capita con una certa facilità di assistere a scambi illegali tra soggetti di fatto anonimi. Ne ha parlato uno dei funzionari legali di BSA, Neil MacBride, secondo cui “l’anonimato associato all’acquisto sul Web porta a una diffusa quanto erronea convinzione che il furto di proprietà intellettuale sia un crimine senza vittime . Se è vero che moltissime persone non si sognerebbero mai di rubare un CD musicale o un software in scatola dagli scaffali di un negozio, è altrettanto vero che le stesse persone trovano naturale procurarsi online copie di software chiaramente illegale. L’ignoranza non è una scusante, dunque anche le aziende devono controllare con attenzione che i programmi che acquistano siano autentici”. L’allegoria della copia contraffatta con il furto dagli scaffali, come ricorderanno tanti lettori di Punto Informatico , è da sempre nelle corde delle major di qualsiasi settore, tanto che è addirittura il concetto al centro di una controversa campagna antipirateria dell’industria del cinema, che ancora oggi viene spesso ripresa sui supporti in vendita.

i paesi Per quanto riguarda il P2P, BSA spiega di aver inviato 48mila notifiche sul file sharing , relative a file circolanti sulle reti BitTorrent tra più di 630mila persone. Nel complesso secondo le stime di BSA il valore del software scambiato, ovvero il valore che avrebbe quel software qualora fosse stato acquistato, è di circa 386 milioni di euro. Sono notifiche che, se non hanno un seguito da parte dell’utente e del provider, possono portare a denunce civili.

BSA ha sottolineato di utilizzare un tool software naturalmente proprietario per eseguire una scansione continua delle attività P2P , un software che – specifica BSA – viene utilizzato solo in quei paesi dove una scansione di questo tipo è legale (e non è il caso dell’Italia ). “Ogni giorno – scrive BSA – vengono individuati migliaia di casi di attività sospette”.

Le conclusioni dello studio, dunque, avvertono i siti d’aste, che devono fare di più, dice BSA, per impedire a chi truffa e vende illegalmente di continuare a farlo, ricordano ai consumatori regole di buon senso per evitare di cadere nella trappola di chi spaccia per originale software contraffatto e sottolineano l’importanza di denunciare alla stessa BSA chi lo fa.

“La pirateria del software – chiude il Report – può tentare solo chi non ne conosce i rischi (…) e riduce il valore della proprietà intellettuale, che è uno dei motori dell’innovazione sulla quale a milioni si guadagnano da vivere”.

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10 11 2008
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