Hacker (cracker?) iraniani affermano di aver bucato l’account email personale di Kash Patel, il direttore dell’FBI immortalato nell’immagine di copertina. Sono quelli del gruppo Handala che si ritiene siano sostenuti dal governo di Teheran. Sul loro sito hanno pubblicato alcune fotografie della vittima da giovane e un link che punta a un archivio relativo alla casella Gmail privata, pronto per il download.
Bucato l’account email del direttore FBI
La notizia è stata riportata da Reuters e poi verificata dalla redazione di TechCrunch, che ha confermato l’autenticità dei messaggi analizzandone le intestazioni. Al momento né l’agenzia federale né il Dipartimento della Giustizia statunitense o il diretto interessato hanno rilasciato commenti in merito all’accaduto.
Non è la prima volta che Handala balza agli onori delle cronache dall’inizio della guerra in Medio Oriente, ormai quasi un mese fa. Il gruppo ha rivendicato la responsabilità di un attacco distruttivo messo a segno nelle scorse settimane nei confronti di Stryker, azienda americana produttrice di apparecchiature e dispositivi medicali. Durante l’azione ha cancellato i dati contenuti in decine di migliaia di dispositivi utilizzati dai dipendenti, provocando danni ingenti. Ha inoltre pubblicato informazioni personali di alcuni esponenti delle forze di difesa israeliane e dei fornitori.
La nuova guerra ha le armi della cyberwar
Quanto sta accadendo in quella zona del mondo può essere definito come un nuovo capitolo della cyberwar. Nel contesto di un conflitto moderno, a essere presi di mira non sono più solo gli obiettivi tradizionali, ma anche le infrastrutture del cloud (ne hanno già fatto le spese i data center AWS) e i sistemi online ritenuti vicini alla fazione nemica.
È un fenomeno che abbiamo osservato anni fa in seguito all’esplosione della guerra tra Ucraina e Russia, non poteva che manifestarsi nuovamente dopo l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele.