Bufala dal web ai giornali, fino alla denuncia

Sesso, alcol e un bravissimo DJ. Tutto falso o quasi, ma la news passa dal social networking ai giornali. La madre della festeggiata, infuriata, trascina tutti in tribunale

Roma – Nell’epoca in cui se la rete non è “social” non ha visibilità, oltre che con Photoshop i falsi si costruiscono con il “buzz”. Il problema si scatena quando a quel chiacchiericcio incontrollato e incontrollabile abboccano testate giornalistiche variamente importanti, che rischiano poi di rimetterci la faccia e i soldi in tribunale.

Jodie Hudson festeggiava i suoi 16 anni il 3 maggio scorso, nella villa spagnola della famiglia in Inghilterra. Il party era stato presentato come “la festa dell’anno” su Bebo , e i messaggi successivi pubblicati da presunti partecipanti all’happening parlavano di alcool, sesso e persino atti di violenza avvenuti nella villa , e descrivevano quest’ultima come un edificio da almeno “8 milioni di dollari”.

Un boccone ghiotto per sei quotidiani inglesi in crisi estiva, che hanno dato per vera la storia e l’hanno pubblicata con tanto di reportage fotografico estratto dalle immagini pubblicate sull’account Bebo della sedicenne. Un boccone che gli è poi andato di traverso perché Amanda Hudson, la madre della ragazza, ha smascherato la montatura, chiarito che si tratta di una bufala e ha denunciato le testate per diffamazione e violazione della privacy.

Tutto quello che la figlia ha raccontato sul web è falso e il party, dice Amanda Hudson, si è svolto in forma privata con tanto di guardie di sicurezza assunte dalla famiglia per tenere sotto controllo la situazione. La polizia non è mai stata chiamata in causa né sono stati denunciati furti in occasione della festa.

Secondo i legali della famiglia il fatto che quotidiani e fonti di informazione blasonate come TimesOnline , Sky News o The Register abbiano pubblicato la vicenda solleverebbe non solo problemi di privacy ma sarebbe anche diffamante e persino violerebbe certi copyright dell’azienda. E tutto per le informazioni pubblicate, un tempo private, a cui è stata data una visibilità senza precedenti.

I racconti della rampolla di casa Hudson saranno anche stati “coloriti”, dice l’avvocato Price, ma nessuno si è degnato di contattare la ragazza o chiunque altro per avere conferme dirette dell’accaduto. Rimane da stabilire ancora il perché Jodie Hudson si sia inventata la storia, e perché i suoi “amici” su web abbiano contribuito raccontando di sesso, alcool e quant’altro.

Alfonso Maruccia

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