Caccia ai pedofili in rete

Un cyber-poliziotto si racconta. Lo stress, l'ansia di catturare i malviventi. E la paura che Internet possa essere usata dai cattivi contro i buoni

Roma – Chiunque sogna un lavoro ben retribuito, che consenta magari di coltivare le proprie passioni. Non sempre, però, i sogni si realizzano. Flint Waters, padre di quattro figli, di mestiere fa il cacciatore di pedofili criminali in rete : un’attività, racconta ad Agence France-Press , che non ti fa dormire la notte.

Waters ricorre spesso al supporto psicologico di un consulente: “Sono argomenti con cui è difficile fare i conti. Abbiamo degli appuntamenti con un esperto per gestire lo stress post-traumatico, e per riuscire a sopportare il materiale con cui veniamo in contatto”. Per guadagnarsi la fiducia dei frequentatori di certi ambienti online, a volte gli agenti sotto copertura sono costretti a scambiarsi con loro foto e video raccapriccianti.

Internet comunque, sostiene Waters, costituisce un ottimo meccanismo per individuare i molestatori di bambini. Gli investigatori si nascondono sotto false identità, magari quelle di un adolescente, e vanno a scovare i delinquenti nel loro territorio di caccia abituale, magari irretendoli loro stessi: le chat in primo luogo, ma anche i siti di social networking .

Negli USA si apprezzano già i primi risultati. In Florida un pedofilo si è beccato 15 anni di carcere, per aver tentato di abbordare un agente sotto copertura credendo si trattasse di un 14enne. Se l’è cavata con poco, visto che l’unica accusa a suo carico è stata la distribuzione di materiale pedopornografico. Molto diversamente è andata in Connecticut ad un uomo di 52 anni che rischia la galera a vita , e una ammenda da mezzo milione di dollari, per aver tentato di irretire un minorenne via web.

Visto il successo di queste indagini, al Congresso è in discussione anche una legge per dotare ogni stato USA di una task force per la caccia ai pedofili criminali su web. Per Waters, Internet sarebbe in grado di offrire alle forze dell’ordine “una possibilità di catturare i molestatori di bambini”. Ma è anche un’arma a doppio taglio .

Spiega sempre l’agente: “Mentre prima queste persone potevano avere la remora che quanto facevano era sbagliato, ora possono collegarsi ad Internet e trovare altri che coltivano i loro stessi interessi”. Condividere certe convinzioni può quindi sbloccare certi tabù, spingendo un pedofilo potenziale a diventare un predatore sessuale .

In ogni caso, battere la rete in cerca di pedofili sembra essere proficuo: in Connecticut, lo stato dove opera Waters, il numero di indagini è triplicato. Nel resto del Mondo, all’aumento del numero di appostamenti in rete, aumentano anche i criminali individuati: nel solo mese di settembre sarebbero stati scovati 27mila computer contenenti materiale pornografico illegale .

Luca Annunziata

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