Camerun, regno dei domini ombra

Camerun, regno dei domini ombra

Il più potente domainer del mondo si accorda con il Camerun e veicola tutto il traffico con dominio .cm sul suo sito: si tratta di milioni di persone che sbagliano a digitare gli indirizzi web correttamente
Il più potente domainer del mondo si accorda con il Camerun e veicola tutto il traffico con dominio .cm sul suo sito: si tratta di milioni di persone che sbagliano a digitare gli indirizzi web correttamente

Paul Sloan, redattore di Business 2.0 Magazine, ha svelato in un suo articolo qualche segreto di Kevin Ham – il più celebre arraffatore di domini del mondo. L’ultima genialata del giovane canadese di origine coreana riguarda la tratta del dominio.cm che appartiene al Camerun.

Come sanno tutti i surfer, capita spesso di sbagliare la digitazione di un URL nella stringa del browser: un.com può trasformarsi facilmente in.cm. Ecco, in questo caso normalmente si dovrebbe finire sulla classica schermata che indica una pagina web inesistente, ma quel furbone di Ham – come spiega dettagliatamente Sloan anche sul suo blog – ha pensato bene di sfruttare l’occasione e stringere un patto con il governo africano. Ogni volta che un utente digita un indirizzo “erroneo” – ovviamente non registrato nel database del Camerun – viene reindirizzato verso il sito Agoga, che sfrutta la piattaforma pubblicitaria Yahoo.

Ham opera in completa legalità perché di fatto non ha registrato alcun dominio assimilabile a quelli ufficiali; si avvantaggia esclusivamente di un indirizzamento del traffico online – accordato per di più da un governo. Google è la prima azienda che ha iniziato a fiutare l’ affaire e sarebbe pronta a muoversi legalmente, dato che, a suo parere, l’azione compiuta da Ham è da considerarsi in totale violazione delle norme che proteggono il suo trademark .

Insomma, il colosso di Mountain View fino a qualche giorno fa era già pronto con il colpo in canna – anzi, una brigata di avvocati. Ecco però consumarsi il colpo di scena, che Sloan ha rilevato poco prima della pubblicazione del suo articolo sulla rivista: Google.cm è passato dalle mani di Ham a quelle di un altro “speculatore” online. Lo stesso è successo per Apple.cm e NYTimes.cm, ma non per Microsoft.cm.

Insomma, qualcun altro ha compreso la portata dell’affare. Ma Ham è stato più lesto perché probabilmente ha fiutato l’avvicinarsi dello stuolo di colletti bianchi, inamidati.

Dario d’Elia

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Pubblicato il 24 mag 2007
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