Canada, scandalo censura sul web

Telus, il maggiore ISP canadese, ha bloccato l'accesso ad un sito realizzato da un impiegato per dare voce al sindacato degli operatori TLC. Indignazione da parte degli esperti: oscurati centinaia di altri siti
Telus, il maggiore ISP canadese, ha bloccato l'accesso ad un sito realizzato da un impiegato per dare voce al sindacato degli operatori TLC. Indignazione da parte degli esperti: oscurati centinaia di altri siti


Ottawa (Canada) – Gli utenti canadesi e la stampa internazionale denunciano un controverso episodio di censura online che ha per protagonisti il più grande ISP canadese, Telus , e la Telecommunications Workers Union , il sindacato che riunisce gli addetti al settore delle telecomunicazioni – circa 13.500 impiegati di Telus appartengono a questa importante unione di lavoratori.

Lo scorso 21 luglio un forum online realizzato da un impiegato del provider, vicino alle posizioni del sindacato, aveva pubblicato alcuni messaggi di protesta particolarmente caustici. L’accesso a questi messaggi, conditi di immagini dei dirigenti e degli operatori di Telus, è stato bloccato arbitrariamente perché reputato “particolarmente intimidatorio e pericoloso” dai vertici aziendali.

Il risultato: strada sbarrata per chiunque tentasse di accedere alle informazioni discriminate. Gli amministratori hanno posto un filtro su un intera rete di host virtuali – una mossa che ha eliminato momentaneamente dalla Rete non solo il sito sindacale, ma migliaia di pagine ospitate sui server di Telus. Una mossa che ha mandato su tutte le furie gli utenti e gli osservatori internazionali. L’episodio ha spinto immediatamente l’associazione OpenNet Initiative ad aprire un’indagine che ha svelato una enorme mole di siti oscurati da parte degli amministratori.

“E’ un fatto grave – commenta Michael Geist , esperto di diritto online – il rapporto di OpenNet parla di ben 766 siti collateralmente oscurati”. “Nel periodo compreso dal 25 fino al 28 luglio”, continua Geist, “Telus ha proibito l’accesso a moltissimi siti di aziende ed associazioni”. I blocchi sono stati rimossi dopo che il provider è stato colpito dalle ingiunzioni di un tribunale locale.

Secondo il parere del noto giurista, si tratta di una chiara violazione delle norme canadesi in materia: “Nessun fornitore di accesso può influenzare o controllare il contenuto, il significato e gli scopi di qualsiasi telecomunicazione rivolta al pubblico”, sottolinea in un articolo sul Toronto Star .

Il parlamento canadese intanto starebbe preparando una drastica riforma delle regole sui nuovi media che indicherebbe la volontà politica di porre grandi limiti alle libertà digitali.Tra l’altro è allo studio un controverso emendamento C-60 , che renderebbe potenzialmente illegali persino i motori di ricerca.
Tommaso Lombardi

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

04 08 2005
Link copiato negli appunti