Caro PC World, questa volta sbagli

di Paolo De Andreis. La competizione tra siti che la rivista vuole mettere in piedi coinvolge anche Punto Informatico. Che non ha alcuna voglia di essere coinvolto. Concorsi e scontri tra siti non fanno bene a nessuno, tantomeno al web
di Paolo De Andreis. La competizione tra siti che la rivista vuole mettere in piedi coinvolge anche Punto Informatico. Che non ha alcuna voglia di essere coinvolto. Concorsi e scontri tra siti non fanno bene a nessuno, tantomeno al web


Roma – Leggo in un comunicato stampa, non senza una certa sorpresa, che a gennaio su PC World Italia, rivista di informatica che si trova in edicola, si terrà “il grande campionato Siti al Top, che determinerà il miglior sito italiano dell’anno secondo la redazione della rivista.”

Elenchi di siti internet da parte delle riviste cartacee sono all’ordine del giorno e vengono pubblicati ogni anno con dovizia di particolari. Credo d’altra parte che un magazine che voglia occuparsi di internet non possa esimersi dal parlare anche dei siti web più interessanti, così come dedicare attenzione a tutte quelle attività internet che meritano maggiore visibilità o che ricordano a tutti noi perché internet è un ambiente da difendere e sviluppare. Anche su queste pagine viene pubblicata ogni giorno, da anni, una scelta di siti internet proprio a questo scopo.

Ma non credo alle classifiche. Come già sanno i lettori di questo quotidiano, le classifiche e le successive attribuzioni di premi ai “migliori siti” secondo l’opinione di questo o di quello, non hanno mai trovato molto spazio su queste pagine, neppure quando proprio Punto Informatico è finito sul podio. Eppure di queste “selezioni” se ne sono avute a bizzeffe perché ben si prestano a iniziative commerciali.

Il motivo di questo atteggiamento, peraltro condiviso da migliaia di siti italiani, è evidente. Questo giornale è “sbarcato” su web in un momento nel quale internet non era concepita come terreno di conquista per i grandi interessi economici ma come splendida avventura, come territorio inesplorato da affrontare con cautela, entusiasmo e soprattutto con rispetto dell’enorme e fragile novità che rappresentava e rappresenta. E così era vissuto il web, un’applicazione della rete che offriva già numerosi stimoli a qualunque individuo dotato di creatività e voglia di comunicare. È stato un innamoramento per molti – pochi rispetto al numero degli utenti di oggi – che credo possa essere compreso solo da chi c’era e da chi, in quegli anni, ha cercato di capire cosa internet avrebbe significato.

In questi anni, Punto Informatico ha raccontato anche l’arrivo dei grandi interessi industriali che hanno trasformato a suon di pubblicità e di spese miliardarie la percezione comune del web, che fino a qualche tempo fa, in pieno “boom”, veniva vissuto come l’ultima frontiera per fare soldi: tanti, sporchi e subito. Con lo “sboom” l’atteggiamento sta cambiando e la necessità di alzare la redditività di certe attività internet sta spingendo molti a fornire servizi a pagamento, sta riducendo le ambizioni di molti altri e sta inducendo a chiudere altri ancora.

Di fatto, per moltissimi, per coloro che dalla rete traggono la linfa vitale della passione e dell’impegno, il web è rimasto quello, un territorio ancora tutto da scoprire, che deve ancora dare il meglio di sé, un prato fiorito sul quale camminare con attenzione per evitare di calpestare promettenti bulbi di fiori che devono ancora schiudersi. Per questo leggo con sorpresa la nota di PC World Italia, che vorrebbe mettere in competizione “nel settore dell’informazione” (?) Punto Informatico e le news di MSN, quasi l’uno fosse davvero alternativo all’altro. Leggo attonito che “Sulle pagine di PC World Italia, questi 32 siti si sfideranno ulteriormente, in una lotta senza esclusione di colpi”… eccetera.

Pur nelle migliori intenzioni, mi sembra che l’ottimo PC World Italia questa volta abbia completamente sbagliato obiettivo e, anzi, come tanti, come già IlSole24Ore e altri ancora, rischi di far del male proprio al web che vorrebbe premiare. Perché preferisce a ciò che è necessario l’inutilità dell’ovvio.

Se si vuole premiare quello che conta sul web non si possono mettere uno contro l’altro siti molto conosciuti, che magari sono partner (come in questo caso) e che possono contare su centinaia di migliaia di visitatori ed utenti. Saranno questi a decidere cosa è meglio o quanti siti vedere ogni giorno, saranno loro a determinare successi o insuccessi (se è questo ciò che questi siti cercano).

Se si vuole davvero premiare quello che conta sul web bisogna andare a scoprire quello che del web è poco noto, ciò che ancora non ha avuto modo di affermarsi, di andare a scovare i luoghi dove si annida la passione che il web ancora oggi proietta in tanti, in tantissimi. Sono i luoghi nei quali si annida il futuro della rete, dai quali trarre indicazioni su quello che faremo e su dove saremo, su quanto ci attende. E scoprire che una competizione tra gli elementi più vitali della rete semplicemente non ha senso.

È vero, è molto più difficile, richiede senz’altro molto più impegno e capacità l’ascoltare i segnali che il web e la rete emettono di continuo, ma è molto più utile e appassionante scovare un tesoro nascosto piuttosto che innalzare altari e monumenti a chi non ne ha bisogno o riconoscere l’ovvio a chi è già riconosciuto.

Paolo De Andreis

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26 11 2001
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