Carte biometriche, la svolta di Londra

I cittadini britannici si stanno preparando all'introduzione dei nuovi documenti elettronici, fondati sulla convinzione dell'efficacia della sicurezza biometrica. Ma le polemiche infuriano. Difficile l'equilibrio tra libertà e sicurezza
I cittadini britannici si stanno preparando all'introduzione dei nuovi documenti elettronici, fondati sulla convinzione dell'efficacia della sicurezza biometrica. Ma le polemiche infuriano. Difficile l'equilibrio tra libertà e sicurezza


Londra – Desta sensazione, ansia, delusione, curiosità il progettone voluto dal Governo con cui la Gran Bretagna sta per compiere una svolta epocale nel rapporto stato-cittadini, con il varo di Carte di identità biometriche obbligatorie per tutti . Un progetto di cui si parla da tempo annunciato informalmente nelle scorse ore dal Governo tramite la BBC .

Il paese, la cui tradizione che pone al centro le libertà personali ha già molto dovuto cedere nell’era digitale , si sta apprestando a quello che qualcuno considera maliziosamente un salto nel buio e che invece il governo di Tony Blair considera un piccolo balzo in avanti .

La proposta nota come ID Cards Bill , che il Governo da tempo sostiene pubblicando anche studi secondo cui agli inglesi l’identificazione biometrica piace , costerà alle tasche dell’erario britannico qualcosa come 3,1 miliardi di sterline. Un progettone che è evidentemente visto benissimo in primis dalle società dell’alta tecnologia, desiderose com’è ovvio di assicurarsi un ruolo nella produzione, distribuzione, aggiornamento e manutenzione di tutto il sistema di autenticazione e servizi che sarà collegato alle nuove card biometriche di identità.

L’idea di fondo, che ricorda per molti versi i progetti italiani o i criticati sistemi europei , è quella di inserire nel nuovo documento elettronico i dati personali e anagrafici, nonché alcuni dati sensibili , come la propria situazione occupazionale o quella sanitaria, il tutto condito da un numero identificativo personale che servirà all’interazione con i sistemi di governo elettronico e che sarà archiviato insieme alle altre informazioni su un chippetto protetto cifrato incluso nella card.

Nella presentazione del progetto si legge che le nuove Card “consentiranno di affrontare quel genere di crimine organizzato che si basa sull’uso delle false identità, dal terrorismo al traffico di droga, dal riciclaggio del denaro sporco alla frode mediante furto di identità, al lavoro in nero e all’immigrazione clandestina. Inoltre consentirà alla gente di accedere più facilmente ai servizi e ad impedire l’accesso a chi non ha titolo. Inoltre, le card faciliteranno la vita delle persone, dando loro una prova di identità certa per l’uso in transazioni e in viaggio”. Una descrizione che, evidentemente, proietta le nuove Card in un ambito molto più esteso dello scopo identificativo , introducendo una valenza commerciale ai nuovi documenti che in altri paesi è stata almeno per il momento scartata.

Le proposte del Governo, che devono ancora comunque essere vagliate a livello parlamentare, saranno sostenute dalle prime sperimentazioni effettuate dalla Passport Agency a Londra. Entro pochi mesi, l’Agency avrà “catturato” la scansione del volto, le impronte digitali e la traccia dell’iride di 10mila cittadini volontari. Un esperimento che ha lo scopo di individuare quali siano le tecnologie biometriche più funzionali da inserire nella card e se sia necessario o meno inserire più sistemi. L’idea è anche quella di cercare di comprendere quale sia la reazione del pubblico, sebbene un grosso limite consista proprio nel fatto dell’avere a disposizione un campione di volontari.

Importanti associazioni come Privacy International , che già hanno dedicato uno spazio web specifico contro il progetto governativo, definiscono “pericolose e draconiane” le nuove misure.

Problemi per far passare il provvedimento sono prevedibili anche per quanto riguarda la sicurezza dei database pubblici, quelli che serviranno alle piattaforme di e-government e sicurezza non solo per accertare l’identità dei cittadini britannici ma anche per tutte le altre attività di servizio. Su questo fronte le imprese dell’alta tecnologia sembrano pronte a sfidarsi con la proposta di numerose possibili soluzioni.

Il Registro nazionale delle Identità nello schema presentato nelle scorse ore al Governo britannico e che deve ancora essere studiato dal Gabinetto, d’altra parte, viene descritto come “il database chiave delle informazioni personali alle quali le Card biometriche verranno collegate” allo scopo di dar vita a Card capaci di corrispondere ad un “insieme di documenti” relativi al cittadino “che può essere aggiornato con nuovi documenti”.

Se il Governo volesse attivare le nuove Card bypassando il Parlamento, non dovrebbe far altro che ritirare un aspetto del progettone che è quello sul quale maggiormente si dibatte a Londra in queste settimane: il fatto cioè che sarà un documento obbligatorio per i cittadini. Entro il 2013, queste le stime dell’amministrazione Blair, l’80 per cento dei cittadini “economicamente attivi” dovrebbe possedere i nuovi documenti.

L’introduzione delle nuove Card, comunque, richiederà tempo. Nella bozza di progetto confluiranno i suggerimenti che nei prossimi mesi arriveranno da operatori e associazioni e solo in autunno ci si aspetta che la normativa possa partire alla volta dell’esame parlamentare.

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27 04 2004
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