Cassandra Consiglia/ Benvenuti nel mondo di domani

di Frank Rieger (frank@ccc.de) - Abbiamo perso la guerra. Benvenuti nel mondo di domani

L’ articolo È stato pubblicato per la prima volta nel 2005 su die datenschleuder. #89, la rivista trimestrale del Chaos Communication Club. Traduzione di Maria Monno e Tommaso Canepa. Testo e traduzione sono pubblicati sotto licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.5 .

Perdere una guerra non è mai una bella situazione. Non ci stupisce quindi che gran parte delle persone non vogliono accettare che abbiamo perso. Avevamo una buona opportunità di domare la bestia feroce della tecnologia di sorveglianza globale approssimativamente fino al 10 settembre 2001. Un giorno più tardi avevamo perso. Tutte le speranze che avevamo per tenere a bada le grandi imprese e le “forze di sicurezza” e sviluppare interessanti concetti alternativi nel mondo virtuale sono evaporati insieme al fumo delle Twin Towers.

Appena prima di allora, tutto sembrava andare non troppo male. Eravamo sopravvissuti al Millennium bug con poco più che qualche graffio. Le prospettive del mondo intero erano moderatamente ottimistiche, dopo tutto. La bolla della “Nuova Economia” aveva dato a molti di noi cose divertenti da fare e la fugace speranza di un mucchio di quattrini appena dietro l’angolo. Avevamo vinto la battaglia dei clipper-chip e le leggi sulla crittografia, così come eravamo abituati a conoscerle, erano una cosa del passato. Le tendenze dello sviluppo tecnologico sembravano andare gran parte delle volte nella direzione della libertà. Il futuro appariva come una strada spianata verso il Nirvana dell’eterna banda larga, verso il dominio delle idee sui fatti e la dissoluzione degli stati nazionali. Le grandi imprese erano alla nostra mercé perché noi eravamo quelli che sapevano come sarebbe stato il futuro e che avevano le tecnologie per crearlo. Questi erano i bei tempi. Teneteli in serbo come favola della buonanotte da raccontare ai vostri nipotini, perché questi tempi non torneranno mai più.

Siamo ormai addentro ad un altro tipo di futuro, quello che fantasticavamo potesse essere lo scenario più pessimistico. Questa è la versione “brutta”, il futuro che non avremmo mai voluto, quello che lottavamo per prevenire. Abbiamo fallito. Probabilmente non è stata neanche colpa nostra. Ma ora siamo obbligati a viverci.

La democrazia è già finita
Per la loro stessa natura le democrazie occidentali sono diventate un terreno fertile per lobbisti, interessi industriali e cospirazioni che non hanno alcun interesse a mantenere una vera democrazia. Tuttavia, “the show must go on”, la finzione della democrazia va portata avanti. È una finzione conveniente, che tiene occupati quei soggetti che potrebbero altrimenti diventare pericolosi per lo status quo. Lo show della democrazia fornisce responsabili da additare quando le cose vanno male e tiene viva l’illusione della partecipazione. Il sistema produce anche conflitti regolamentati e strutturati per deliberare quali gruppi di interesse e cospirazioni debbano avere la meglio sugli altri per un po’. Nella maggior parte dei casi questo sistema previene l’insorgere di lotte di potere manifeste e violente che potrebbero destabilizzare tutto. Dunque è nell’interesse di gran parte degli attori mantenere in vita almeno alcuni elementi dell’attuale “show della democrazia”. Il sistema così come è ora torna utile anche alla più malvagia delle cospirazioni. Di sicuro quelle caratteristiche della democrazia che potrebbero riservare spiacevoli sorprese, come le elezioni dirette su problematiche chiave, sono quelle che meno probabilmente sopravvivranno ragionando lungo termine.

Ovviamente, coloro che sono al potere desiderano ardentemente minimizzare il più possibile il potere d’influsso della caotica e imprevedibile volontà popolare. Le vere decisioni governative non vengono prese dai ministri o dal parlamento. Il vero potere risiede nelle mani dei sottosegretari, o altri inservienti civili di alto grado e non eletti, ovvero coloro che restano sulle loro sedie mentre i politici vanno e vengono. Specialmente nell’apparato burocratico delle agenzie di intelligence, del ministero degli interni, delle forze armate e in altri punti di accentramento del potere, i piani a lungo termine e il potere decisionale non sono nelle mani degli incompetenti e mediocri attori politici, che vengono eletti più o meno a casaccio dal popolo. La stabilità a lungo termine è cosa di enorme valore all’interno dei rapporti di potere. Così succede che anche quando i politici degli stati iniziano all’improvviso a farsi la guerra, le loro agenzie di intelligence continuano invece a cooperare tra loro e a mercanteggiare risultati di intercettazioni come se nulla fosse accaduto.

Cerchiamo per un attimo di guardare il mondo dalla prospettiva di un qualunque burocrate sessantenne che ha accesso a dati preziosi, il privilegio di essere pagato per guardare al futuro e il compito di preparare le politiche per i prossimi decenni. Quello che vedremmo sarebbe più o meno questo:

Primo,
il lavoro manuale pagato sarà spazzato via dalla tecnologia, ancora più rapidamente di oggi. La robotica si evolverà abbastanza da sostituire una fetta consistente dei restanti lavori di fascia bassa svolti dagli umani. Certo, ci saranno nuovi lavori, come assistere i robot, lavorare nel campo della biotecnologia, progettare roba, creare nanotecnologie e così via. Ma saranno pochi rispetto a oggi, e richiederanno un alto livello di istruzione. La globalizzazione continuerà il suo corso senza pietà e causerà anche l’esportazione di molti lavori di tipo intellettuale in India e Cina, non appena i livelli di istruzione lo permetteranno.

Così va a finire che una grossa percentuale di popolazione delle società occidentali, almeno un terzo, ma potrebbe addirittura essere la metà di coloro che sono in età da lavoro, si ritroverà senza una vera occupazione retribuita. Da un lato ci sono coloro i cui talenti e capacità possono essere trovati altrove a minor prezzo, dall’altro quelli più inclini al lavoro manuale: non solo i meno istruiti, ma semplicemente tutti quelli che non riescono più a trovare lavoro decente. Questa fetta di popolazione necessita d’essere placata in qualche modo, con Disney o con la Dittatura, molto probabilmente con entrambe. Il problema della disoccupazione affligge pesantemente la capacità dello stato di pagare per ottenere benefici sociali. Perché si arriva ad un punto in cui diventa più economico investire nelle forze armate di repressione e istituire un governo del terrore, piuttosto che pagare i sussidi ai disoccupati per acquistare la pace sociale. Le attività criminali appaiono improvvisamente più interessanti quando non si può più avere un lavoro decente. La violenza è una conseguenza inevitabile del degrado degli standard sociali. La sorveglianza universale potrebbe addolcirne le conseguenze a vantaggio di coloro che rimangono in possesso di qualche ricchezza da difendere.

Secondo,
i cambiamenti climatici aumentano la frequenza e il grado di pericolosità delle calamità naturali, creando una condizione di emergenza su scala globale. A seconda delle caratteristiche geografiche, ampie zone della Terra potrebbero diventare inabitabili per siccità, inondazioni, incendi o altri disastri. Questo genera una moltitudine di effetti indesiderati: un gran numero di persone ha bisogno di spostarsi, la produzione agricola crolla, i centri industriali e le città potrebbero essere danneggiate al punto che l’evacuazione rimane l’unica scelta sensata da compiere. La perdita in termini di immobili non utilizzabili o non assicurabili sarà sconvolgente. La conseguente ondata migratoria interna verso le “aree sicure” diventerà un problema significativo. Per rispondere alle emergenze naturali è necessario avere perennemente a disposizione risorse, personale qualificato e equipaggiamenti specifici che prosciugherebbero i fondi già scarseggianti del governo. Le parti coscritte delle forze armate nazionali potrebbero essere trasformate in unità di salvataggio anticalamità, visto che dopotutto passano il tempo a bighellonare senza alcun vero lavoro da fare eccetto assicurarsi risorse di energia fossile all’estero e aiutare la polizia di frontiera.

Terzo,
la pressione migratoria dalle aree confinanti aumenterà in tutti i paesi occidentali. Pare che i disastri climatici si abbatteranno più ferocemente, almeno all’inizio, sulle regioni dell’Africa e dell’America Latina, ed è alquanto improbabile che le economie locali reagiscano meglio di quelle dei paesi occidentali, con la globalizzazione e gli altri problemi che si prospettano. Così il numero di persone che vorrà a tutti i costi migrare verso un altrove altrettanto inabitabile aumenterà consistentemente. I paesi occidentali hanno di sicuro bisogno di una certa quantità di immigrazione per riempire i loro vuoti demografici, ma il numero di persone che vorrà entrare sarà molto più alto del desiderato. Gestire un processo di immigrazione calibrato in base alle esigenze demografiche è un lavoro ingrato col quale le cose possono solo peggiorare. La quasi inevitabile reazione sarà una vera e propria Fortress Europe: severi controlli alla frontiera e fortificazioni, frequenti e onnipresenti controlli di identità, deportazioni veloci e spietate dei clandestini, controlli biometrici ad ogni angolo. L’utilizzo delle tecnologie per il controllo delle frontiere può diventare piuttosto efficace una volta caduti gli ultimi baluardi dell’etica.

Quarto,
ci sarà un punto nei prossimi decenni in cui la crisi energetica assesterà il colpo più forte. Il petrolio costerà una fortuna, dal momento che la capacità produttiva non potrà più soddisfare la domanda crescente. Il gas naturale e il carbone dureranno poco più a lungo. Un Rinascimento Nucleare potrebbe alleviare la peggiore delle sofferenze. Ma la questione chiave è che sarà indispensabile una rivoluzione totale delle infrastrutture energetiche. Se il passaggio sarà violento, doloroso e distruttivo per la società, o solo fastidioso e costoso, dipenderà soprattutto da quanto tempo prima dell’oil-peak si deciderà di investire in nuovi sistemi energetici su scala globale. La procrastinazione è la ricetta più sicura per il disastro. La corsa militare e geostrategica per le grosse riserve di petrolio rimanenti è già iniziata e costerà molto in termini di risorse.

Quinto,
siamo sull’orlo di una fase dello sviluppo tecnologico che potrebbe richiedere delle restrizioni draconiane e controlli per prevenire il disordine sociale. L’ingegneria genetica e altre biotecnologie come la nanotecnologia (e potenzialmente tecnologie energetiche gratuite se esistono) metteranno immenso potere nelle mani di persone capaci e ben informate. Dato l’aumento di fenomeni isteria collettiva, gran parte delle persone (e di sicuro quelli che sono al potere) non continueranno certo a credere che il buonsenso potrà evitare il peggio. Ci sarà una tendenza a controllare, con lo scopo di mantenere questo tipo di tecnologie nelle mani di imprese o enti “fidati”. Tali controlli, ovviamente, necessiteranno d’essere rinforzati; la sorveglianza di soggetti sospetti deve essere messa in atto per ottenere una conoscenza approfondita dei potenziali pericoli. La scienza potrebbe non essere più “innocua” e autoregolamentata, ma qualcosa che necessita d’essere controllata attentamente e regolata, quantomeno nelle zone critiche. Le misure che occorrono per contenere una potenziale pandemia globale dello Strano Virus dell’Anno sono di fatto solo un sottoinsieme di quelle che occorrono per contenere un disastro bio- o nanotecnologico. Ora, cosa ne viene da questa visione del mondo? Quali cambiamenti sociali sono necessari per far fronte a queste tendenze dal punto di vista di un power broker sessantenne?

La strategia è di puntare tutto su un ingente investimento nella sicurezza interna.

Presentare il problema alla popolazione come una scelta tra due alternative che si escludono a vicenda, ovvero tra una libertà che genera incertezza e pericolo oppure una sopravvivenza assicurata sotto l’ombrello protettivo del fidato Stato, diventa sempre più facile man mano che la crisi si sviluppa. Le fasce più abbienti della popolazione avranno sicuramente bisogno di essere protette dagli immigrati clandestini, dai criminali, dai terroristi, e implicitamente anche dalla rabbia dei cittadini meno benestanti. E dal momento che il nostro sistema attuale dà più valore ai ricchi che ai poveri, è sicuro che i ricchi avranno la protezione che vogliono. Il settore della sorveglianza sarà certamente felice di dare una mano, specialmente laddove lo Stato non sarà più in grado di fornire una protezione che si addica al palato di questi fortunati.

I valori democratici tradizionali sono stati erosi al punto che la maggior parte della gente non ci bada neanche più. Così la perdita dei diritti per cui i nostri predecessori hanno lottato fino a non troppo tempo fà è d’un tratto accettata con piacere da quella maggioranza che può essere facilmente sottomessa con l’intimidazione. Il “terrorismo” è il tema del presente, ma ne seguiranno altri. Tutti questi “temi” possono essere e saranno usati per trasformare le società europee in qualcosa che non è mai stato visto prima: uno stato di polizia legittimato democraticamente, governato da una inaccusabile élite con i mezzi della sorveglianza totale, resi efficienti dalla incredibile discrezione della tecnologia moderna. Con il nemico (immigrati, terroristi, sfollati delle catastrofi climatiche, criminali, poveri, scienziati pazzi, malattie strane) alle porte, il prezzo da pagare per avere “protezione” ci sembrerà accettabile.

Inventare “minacce terroristiche” di sana pianta attraverso stupide politiche estere e operazioni di intelligence prive di senso è un metodo conveniente per giungere all’istituzione di uno stato di polizia legittimato democraticamente. A nessuno importa che i soli incidenti stradali causano molti più morti dei terroristi. La paura del terrorismo accelera i cambiamenti sociali e fornisce la scusa per rendere necessari gli strumenti di soppressione contro i futuri pericoli.
Ciò che oggi chiamiamo “misure anti-terrorismo” per chi è al potere non sono che una preparazione conscia e a lungo termine al mondo del futuro descritto sopra.

Le Tecnologie dell’Oppressione
Possiamo immaginare gran parte delle tecnologie di sorveglianza e di oppressione piuttosto facilmente. Una copertura a tappeto di telecamere a circuito chiuso è già una realtà in alcune città. L’analisi dei modelli di comunicazione (chi parla con chi e quando) è spaventosamente efficiente. La registrazione dei modelli di movimento derivati dai cellulari, dai sistemi di monitoraggio del traffico e dai GPS è solo la prossima onda che ora sta solo montando.
La registrazione degli acquisti (online, con carte di credito o debito) è un’altra gustosa fonte di dati. L’integrazione di tutte queste fonti di dati in un’analisi automatica dei modelli di comportamento avviene già ora, perlopiù in forma oscura.

Il problema fondamentale per istituire un efficace stato di polizia basato sul sistema di sorveglianza è di mantenere il profilo moderatamente basso per fare in modo che il “cittadino qualunque” si senta solo protetto e non minacciato, almeno fin quando tutti i tasselli non saranno al posto giusto per renderlo permanente. Il principio primo dello stato di polizia del ventunesimo secolo è che tutti coloro che “non hanno niente da nascondere” non devono essere importunati oltre il necessario. Ma questo obiettivo diventa più complicato, visto che l’aumento della disponibilità di informazioni anche sulle più piccole contravvenzioni quotidiane incrementerà la pressione “morale” a perseguire. Le agenzie di intelligence sanno da sempre che un lavoro efficace sui risultati delle intercettazioni è possibile solo se si effettua una selezione accurata tra i casi in cui è necessario intervenire e quelli (la maggior parte) in cui è meglio stare zitti e godersi lo spettacolo.

D’altro canto le forze di polizia in generale (con poche eccezioni) hanno il compito di agire contro ogni crimine o reato minore di cui si viene a conoscenza. Certo, hanno già un buon margine di discrezionalità. Con l’accesso a tutte le informazioni delineate prima, finiremo per arrivare ad un sistema di applicazione selettiva della legge. È impossibile vivere in un sistema complesso senza violare qui o lì qualche regola ogni tanto, spesso anche senza accorgersene. Se tutte queste violazioni fossero documentate e disponibili per la un’accusa, l’intera trama della società cambierebbe drammaticamente. Il vecchio marchio delle società totalitarie – la persecuzione arbitraria di nemici politici – diverrà realtà all’interno della cornice dello stato di diritto. Almeno finché le persone colpite potranno essere fatte apparire come il nemico del giorno, il sistema potrà essere usato per silenziare efficacemente le opposizioni. Ad un certo punto il passaggio ad una aperta e automatica applicazione della legge e mantenimento dell’ordine potrà avvenire in vista del fatto che ogni resistenza al sistema sarà per definizione “terrorismo”. Lo sviluppo della società arriverà ad un punto morto e l’imposizione della legge e il paradiso dell’ordine non potranno più essere messi in discussione.

Ora, discostandoci dalla realtà di questo suddetto burocrate sessantenne, dove sono le speranze di libertà, creatività e divertimento in tutto ciò? Ad essere sinceri, bisogna partire dal presupposto che ci vorranno un paio di decenni prima che la bilancia penderà a favore della privazione della libertà, sancendo il collasso della società come noi la conosciamo. Solo se l’oppressione diventerà troppo pesante e aperta allora ci potranno essere delle speranze di ripristinare presto uno stato di generale progresso dell’umanità. Se le potenze di domani saranno invece abbastanza astute da mantenere il sistema in modo discreto, non possiamo fare alcuna previsione su quando questo nuovo medioevo potrà finire. E adesso che si fa?
Forse trasferirsi in montagna, diventare giardinieri o carpentieri, cercare la felicità in comunità di persone affini a voi, in isolamento dall’intero mondo, può essere la soluzione? L’idea tende di solito a perdere gran parte del suo fascino agli occhi di coloro che ci hanno provato davvero. Può funzionare se siete i tipi che riescono a trovare la felicità eterna mungendo mucche alle cinque del mattino. Ma per il resto di noi, l’unica opzione realistica è di vivere nel e con il mondo, per quanto brutto possa diventare. Tuttavia, abbiamo bisogno di costruire le nostre comunità, vere o virtuali.

Il gioco della politica e delle lobby
In cosa investire le proprie energie allora? Cercare di giocare al gioco della politica, combattere contro i brevetti software, le leggi di sorveglianza e le violazioni della privacy in parlamento e nei tribunali può essere il lavoro di una vita, e ha il vantaggio che ogni tanto si vince qualche battaglia che può rallentare le cose. Potreste addirittura essere capaci di evitare assurde atrocità qua e là, ma alla fine lo sviluppo della tecnologia e il livello di panico della popolazione si papperà a colazione gran parte delle vostre conquiste.
Non è per sminuire il lavoro e la dedizione di quelli che combattono su questo fronte, ma bisogna avere una forma mentis da avvocato e un alto livello di sopportazione delle frustrazioni per trarne gratificazione, e questo non è da tutti. Ciononostante, gli avvocati ci servono.

Talento ed Etica
Alcuni di noi hanno venduto la loro anima, forse per pagare l’affitto quando è scoppiata la bolla e i lavori belli e moralmente semplici scarseggiavano. Hanno venduto il cervello alle grandi imprese o al governo per costruire il tipo di cose che sapevamo perfettamente come costruire, quelle su cui fantasticavamo in una sorta di gioco intellettuale fra di noi, senza veramente pensare di metterle in pratica: come ad esempio le infrastrutture di sorveglianza, i software per analizzare le immagini video in realtime, per l’osservazione degli spostamenti, dei volti, delle targhe automobilistiche; come il data mining per rappresentare grosse quantità di informazioni in grafi di relazioni e comportamentali; come sistemi di intercettazione per registrare e analizzare ogni singola telefonata, email, click sul web. Strumenti per tracciare ogni singolo movimento di persone e cose.

Pensare a cosa può essere fatto con il risultato del lavoro di qualcuno è una cosa, rifiutarsi di farlo “solo” perché potrebbe essere il peggiore mai concepito dal mondo è qualcosa di completamente differente, specialmente quando non c’è nessuna altra valida opzione per guadagnarsi da vivere in modo intellettualmente stimolante in giro. Molti dei progetti su cui fantasticavamo erano anche giustificabili, infondo non erano poi “così male” oppure non costituivano alcun “reale pericolo”. Spesso la scusa rimaneva quella che comunque non sarebbe stato tecnicamente fattibile a quei tempi, c’erano troppi dati in ballo per cavarci un ragno dal buco. Dieci anni dopo di colpo è fattibile. Eccome se lo è.

Nonostante sarebbe di certo meglio se il settore della sorveglianza sparisse a causa di mancanza di talento, l’ipotesi più realistica per risolvere il problema è che dobbiamo continuare a tenerci in contatto con quelli che hanno venduto l’anima al diavolo. Abbiamo bisogno di dare vita a una cultura che possa essere paragonata alla vendita delle indulgenze nel precedente Medioevo: puoi anche star lavorando per il “cattivi”, ma noi siamo ben disposti a venderti l’assoluzione morale in cambio di un po’ di conoscenza. Dicci cosa sta succedendo lì, quali sono le capacità, i piani, quali scandali terribili sono stati nascosti. Sinceramente, sappiamo davvero poco delle capacità dei sistemi di intercettazione moderni usati “dall’altro lato della forza” dopo che Echelon, diventato nel frattempo un po’ obsoleto, è stato scoperto. Tutte le nuove strumentazioni che monitorano internet, l’uso attuale e futuro dei database di profilazione, dei sistemi di videosorveglianza assistita, degli analizzatori del comportamento eccetera ci sono pressoché sconosciuti o molto raramente conosciuti solo per sommi capi.

Ci serve sapere come lavorano le agenzie di intelligence. È di importanza assoluta scoprire come lavorano in pratica i metodi che si servono di backdoor invece di crackare le chiavi su larga scala, e quali backdoor vengono costruite o inserite nei nostri sistemi con questo preciso scopo. Costruire sistemi “puliti” sarà piuttosto difficile, data la moltitudine di opzioni per produrre backdoor, dal sistema operativo e applicazioni fino ad hardware e CPU che sono troppo complessi da verificare. L’Open Source aiuta solo in teoria, perché chi ha davvero il tempo per controllare tutti i sorgente…

Certo, il rischio che si corre a rendere pubblico questo tipo di conoscenza è alto, specie per quelli che lavorano per il “lato oscuro”. Per questo abbiamo bisogno di costruire strutture che possano ridurre il rischio. Ci servono sistemi per sottomettere documenti in forma anonima, metodi per ripulire sia i documenti cartacei che quelli elettronici delle “impronte digitali”. E di certo dobbiamo sviluppare mezzi per identificare gli inevitabili casi di disinformazione che saranno sicuramente diffusi nei canali di comunicazione per confonderci.

Costruire una tecnologia per preservare l’opzione del cambiamento
Siamo di fronte a una fase di assalto furibondo e senza precedenti nella storia da parte delle tecnologie di sorveglianza. Il dibattito sulla possibilità di ridurre il crimine o il terrorismo non è più rilevante. L’impatto effettivo sulla società può già essere avvertito, ad esempio con la mafia dei contenuti (alias RIAA) che chiede accesso a tutti i dati per preservare il suo modello di affari. Avremo bisogno di costruire tecnologie che preservino la libertà di parola, di pensiero e di comunicazione. Al momento non c’è nessuna altra soluzione a lungo termine. Le barriere politiche contro sorveglianza totale avranno un periodo di dimezzamento molto breve prima del loro abbattimento completo.

L’accettazione universale dei sistemi di comunicazione elettronica è stata di enorme aiuto ai movimenti politici. È vero che per quelli al potere mantenere nascosti i loro segreti è diventato più difficile e più costoso. Sfortunatamente però, anche tutti gli altri stanno vivendo lo stesso problema. Quindi una cosa che possiamo fare per aiutare il progresso della società è di mettere a disposizione strumenti, conoscenza e esperienza per garantire comunicazioni sicure a qualsiasi organizzazione politica e sociale che condivide i nostri ideali. Non dobbiamo essere eccessivamente parsimoniosi nella scelta dei nostri amici, chiunque si opponga alla struttura centralizzata del potere ed è contro i totalitarismi in generale dovrà essere il benvenuto. Avere un po’ di aria da respirare diventa più importante del voler sapere perché essa venga usata.

L’anonimato diventerà una cosa preziosissima. Criptare le comunicazioni è necessario e desiderabile ma aiuta poco fin quando i destinatari dei messaggi sono noti. La traffic analysis è uno degli sistemi di intelligence più efficienti in circolazione. Anche solo osservando con procedure computerizzate i movimenti e le comunicazioni si possono scovare individui “interessanti”, individui per cui valga la pena investire qualche somma in forme di sorveglianza più dettagliata. L’ implementazione di tecnologie per l’anonimato è urgentissima, visto che in Europa sono passate leggi sulla conservazione dei dati personali. Abbiamo la necessità di opportunistic anonymity tanto quanta ne abbiamo di opportunistic encryption. Al momento, tutte le tecnologie per l’anonimato che sono state dispiegate sono state invase all’istante da contenuti per il file-sharing. Abbiamo bisogno di soluzioni a questa cosa, preferibilmente sistemi che possano reggere il carico, dal momento che l’anonimato ama la compagnia e più traffico vuol dire meno probabilità di essere identificati da qualsiasi tipo di attacco.

Gruppi chiusi di utenti hanno già preso piede in quelle comunità che hanno uno spiccato senso ed una forte esigenza di privacy. Le frange più oscure delle comunità di hacker e un sacco di circoli di warez si sono già “oscurati”. Ne seguiranno altri. La tecnologia per costruire un gruppo chiuso di utenti che operi nel mondo reale non è ancora arrivata. Abbiamo solo improvvisato delle opzioni che funzionano in casi molto specifici. In generale, serve disperatamente la tecnologia per creare gruppi chiusi di utenti completamente criptati per trasmettere qualunque tipo di contenuto con discreto grado di anonimato.

Infrastrutture decentralizzate sono ciò che ci serve. I network di peer-to-peer sono un buon esempio di cosa funziona e cosa no. Fin quando ci saranno elementi centralizzati possono essere presi e chiusi con ogni pretesto. Solo sistemi di peer-to-peer che necessitano di elementi centralizzati il meno possibile sono in grado di sopravvivere. È interessante notare che i network militari hanno le stesse esigenze. Dobbiamo prendere in prestito da loro, nello stesso modo in cui loro prendono in prestito dalle tecnologie commerciali e open source.

Progettare con in mente l’abuso che si fa delle tecnologie di sorveglianza è il prossimo passo logico. Molti di noi infatti sono coinvolti nella progettazione e implementazione di sistemi che possono essere facilmente vittime di abusi da parte della sorveglianza. Che siano negozi online, database, sistemi di RFID, sistemi di comunicazione, o comuni server per blog, abbiamo bisogno di progettare cose in modo sicuro per proteggere da un possibile abuso futuro di conservazione di dati o intercettazione. Spesso c’è una libertà considerevole nella progettazione. Dobbiamo sfruttare questa libertà per sviluppare sistemi che conservino meno dati possibile, che usino la crittazione e che preservino l’anonimato il più possibile. Abbiamo bisogno che si crei una cultura intorno a questa idea. Un sistema sarà revisionato da nostri “peer-reviewer” come “buono” solo se aderirà a questi criteri. Certo, potrebbe essere dura sacrificare il potere personale che deriva dall’accesso a dati vantaggiosi. Ma tenete a mente che non avrete questo lavoro per sempre e chiunque dovesse venire dopo di voi potrebbe con tutta probabilità non essere così interessato alla privacy come voi. Limitare la quantità di dati collezionati sulle persone nelle transazioni e comunicazioni quotidiane è un dovere assoluto se siete hacker seri. Ci sono molte cose buone che possono essere fatte con la tecnologia RFID. Per esempio facilitare il riciclo dei beni e renderlo più efficace conservando informazioni sulla composizione dei materiali e indizi sul processo di lavorazione in tag affibbiate ai gadget elettronici. Ma per essere capaci di sfruttare il potenziale positivo di tecnologie come questa, il sistema ha bisogno di limitare o prevenire il più possibile gli “effetti collaterali” già nella progettazione, non successivamente come ripensamento.

Non mettere nei guai i propri amici per stupidità o ignoranza sarà anche essenziale. Siamo tutti abituati alla stronzata di inoltrare in chiaro email originariamente criptate, con assoluta noncuranza verso i dati degli altri o giocando con le informazioni ricevute in confidenza. Questo non è più possibile. Siamo di fronte ad un nemico che nei lavori di ricerca viene eufemisticamente definito “Osservatore Globale”. Questa definizione ha assunto un significato letterale. Non potete più contare su informazioni o comunicazioni che possano sfuggire o che vengano nascoste dal rumore di fondo. È tutto su un file. Per sempre. E potrà venire e verrà usato contro di voi. E il vostro innocente “scivolone” di cinque anni prima potrebbe mettere nei guai qualcuno a cui tieni.

“Fai silenzio e goditi lo spettacolo oppure rendi immediatamente pubblico” potrebbe diventare il nuovo motto dei ricercatori nel settore della sicurezza. Sottoporre problemi di sicurezza ai produttori fornisce alle agenzie di sicurezza un lungo periodo in cui possono usare il problema per attaccare sistemi e immettere backdoor. È ben noto che le backdoor sono un sistema di aggiramento della crittografia e che tutti i grossi produttori hanno un accordo con le rispettive agenzie di intelligence dei loro paesi per trasmettere “0 day” exploit non appena ne vengono in possesso. Nei mesi o anche anni che gli ci vogliono a creare una patch, le agenzie possono usare lo 0 day exploit e non rischiare di essere smascherate. Se accidentalmente una intrusione viene scoperta, nessuno potrà sospettare il gioco sporco visto che il problema verrà successivamente risolto dallo stesso produttore. Perciò se scoprite problemi, prima di inviarli al produttore, pubblicate almeno informazioni sufficienti per permettere alle persone di scoprire un’intrusione.

Ancora più importante: divertitevi! Gli spioni sono persone da deridere, perché il loro lavoro è stupido, noioso e eticamente parlando il peggiore della terra per guadagnarci dei soldi, un po’ come minacciare e scippare le nonnine per strada. Dobbiamo sviluppare una cultura del “divertiamoci a confonderli”, che gioca con le imperfezioni, le falle, i problemi e gli errori di interpretazione intrinsechi al sistema e pressoché inevitabili quando si effettua una sorveglianza su vasta scala. Gli artisti sono la compagnia ideale per questo tipo di approccio. Abbiamo bisogno di una cultura generale all’insegna del motto “alla faccia tua, guardone!”. Mettere in ridicolo, umiliare e degradare il sistema di sorveglianza, dando alle persone qualcosa su cui ridere, deve essere l’obiettivo. E questo ci evita anche di diventare stanchi e frustrati. Se non c’è alcun divertimento a sconfiggere il sistema, ci stancheremo subito e l’avrà vinta lui. Allora dobbiamo essere flessibili, creativi e divertenti, non arrabbiati, idealisti e testardi.

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  • Ozymandias scrive:
    Roba vecchia...
    http://www.youtube.com/watch?v=FA4Wy0ts7Pg
  • MegaJock scrive:
    Ca*ata
    CDO.
    • krane scrive:
      Re: Ca*ata
      - Scritto da: MegaJock
      CDO.Ma vuoi mettere per uno stitico ???Dopo 5 minuti di sforzi inusitati parte la di musica trionfale !!!(rotfl)
  • Elisa scrive:
    Forse
    Forse è la volta buona che i maschietti impareranno a fare centro
    • krane scrive:
      Re: Forse
      - Scritto da: Elisa
      Forse è la volta buona che i maschietti
      impareranno a fare centroMa figurati, piuttosto ci mettiamo li' con una bottiglietta d'acqua da far cadere pian piano per sentire la musichetta, nel frattempo viene lo stimolo e lo si tira fuori, ma per non turbare l'acqua che fa uscire la musica ci distraiamo e la facciamo meta' sul pavimento.
  • Carletto scrive:
    ...
    Mentre nel terzo mondo migliaia di bambini crepano di fame e di sete, noi oriniamo a suon di musica. Questa ci mancava proprio!
  • calunnioso scrive:
    Un vespasiano informatico
    Punto Informatico...
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