Cassandra Crossing/ Costi, prezzi, marchi e moralità

di Marco Calamari - L'elettronica di consumo è l'emblema di come i consumatori vengano indotti a spendere per cose di cui non hanno bisogno, a sostituire prodotti senza un perché e a comprare a prezzi stellari

Roma – Facciamo il bene della società. Salviamo la natura. Evitiamo gli sprechi.
Molti sottoscriverebbero senz’altro almeno una di queste affermazioni (e magari anche tutte). Ma in un mondo globalizzato basato sulla produzione di beni e sul loro consumo, e guidato da un’economia basata sul capitale (o almeno su quello che ne è rimasto), compiere azioni individuali basate sui Telethon, sulla raccolta differenziata e sulla beneficenza al terzo mondo non è abbastanza. Ma sopratutto non è quanto di meglio si possa fare; ci sfuggono cose più utili, più efficaci, più facili da fare e con vantaggi maggiori.

Molti pensano che per cambiare cose grandi come la distribuzione del denaro nel mondo siano necessari stravolgimenti politici o rivoluzioni, ma questo è un problema di prospettiva, del guardare solo verso l’infinito ed il futuro remoto. Lo diceva anche il Maestro Yoda che bisogna invece guardare qui ed ora.

La maggior parte dei soldi che i consumatori riversano sul mercato fa parte del ciclo economico delle multinazionali; queste entità non umane, che sono quindi naturalmente prive di qualsiasi moralità, vivono di flussi di denaro ed agiscono per soddisfare l’unica loro necessità vitale, quella cioè di produrre profitto per i loro azionisti.
Il modo da loro prescelto è dato da considerazioni non morali ma esclusivamente di mercato.
Si dà il caso pero’ che la principale sorgente reale di denaro del mercato siano i consumatori; i soldi escono dalle loro tasche e vanno nelle tasche di chi vende i prodotti che acquistano.
Comprare a poco e vendere caro è sempre stato un ottimo modo per fare profitti, assai più che vendere prodotti di qualità od innovativi.

Ad una tendenza simile non c’è limite; per comprare a poco basta spostare sempre più la produzione in paesi dove i costi sono bassi perchè la gente guadagna poco, le preoccupazioni per l’ecologia sono scarse ed i diritti delle persone inesistenti.

E per vendere molto ed a caro prezzo?

Ci sono due modi di controllare in questo senso il mercato che sono molto “vicini” a noi; il primo consiste nel rendere i prodotti interessanti non per le loro caratteristiche, ma trasformarli in oggetti di desiderio tramite l’invenzione di mode e di marchi.
Si tratta di un metodo ormai ben noto, dalle caratteristiche intrinsecamente distruttive, che si puo’ contrastare solo nella misura in cui si è disposti ad ascoltare i propri bisogni ed essere invece sordi ai condizionamenti con cui ne vengono impiantati di falsi nella mente.
Sono desideri creati ad arte per farci spendere e consumare in maniera pilotata e sempre più accelerata. Se questo non basta si cerca di anche impiantare obsolescenza programmata nei prodotti, o di introdurre nuove tecnologie, inutili per i consumatori ma che provocano la sostituzione dei prodotti. A costi sempre più alti, che causano prezzi ancora più alti, pagati sempre dai consumatori.

I comportamenti a cui i consumatori vengono condizionati sono:
– comprare prodotti di cui non hanno bisogno
– sostituire prodotti senza necessità
– comprare prodotti a prezzi molto più alti dei loro costi di produzione e distribuzione
– comprare prodotti con caratteristiche tali da creare mercati sempre più controllati

L’elettronica di consumo, TV, player, computer, programmi e sistemi operativi rappresenta un esempio particolarmente calzante di questo modus operandi; qualche esempio:

– I televisori ad alta definizione in un mondo in cui tutte le trasmissioni sono ancora a definizione standard e la maggior parte dei DVD pure, sono praticamente inutili; oltre a farci spendere soldi sostituendo anzitempo apparecchi che forniscono quasi le stesse prestazioni, ci riempiono la casa di tecnologie DRM che verranno poi usate per limitare le nostre possibilità di scelta e per tenere alti i prezzi delle prossime opere digitali che acquisteremo.

– I sistemi operativi ed i programmi commerciali che subiscono continui aggiornamenti di cui non esiste necessità, e le cui vecchie versioni non vengono più vendute od assistite. In quale situazione onesta e ragionevole un’azienda che produce un prodotto a costo marginale zero si rifiuta di venderlo ai propri acquirenti che glielo chiedono insistentemente, e gli offre invece un prodotto che non vogliono, tanto da rinunciare all’acquisto?
Oltretutto gli incauti acquirenti sono poi costretti anche ad aggiornare PC che con le vecchie versioni erano perfettamente in grado di svolgere il proprio lavoro.

Si potrebbe inoltre aggiungere che, come molti sanno perfettamente, sono disponibili applicazioni e sistemi operativi liberi e gratuiti, con cui è possibile fare esattamente le stesse cose che si fanno con sistemi operativi e suite di ufficio che costano più dei computer sui cui girano. Le stesse multinazionali quando necessitano di software per grandi server web, per supercomputer o per controllare sonde spaziali usano quasi esclusivamente questo tipo di prodotti.

Sono profondamente convinto che il pianeta non possa sopportare ancora per molto questo approccio, senza condurci verso una catastrofe sociale ed economica come quella descritta da Pohl e Kornbluth ne I mercanti dello spazio .

Il divario tra costi e prezzi dei prodotti continua a crescere ed i ricavi finiscono nelle tasche di chi non innova, o per coprire costi di infrastrutture inutili o dannose di cui i consumatori non hanno necessità o che lavorano a loro danno. Questo è così errato e contro natura da poter essere definito “immorale”.

Il mercato deve cambiare, ed uno dei fattori che possono guidare il cambiamento deve essere una ritrovata forma di moralità; per quanto detto questa non puo’ certo venire dalle aziende, che al massimo faranno finta di adeguarsi se per loro divenisse la strada più profittevole. Una iniezione di morale puo’ venire solo dai consumatori, che ne hanno oltretutto anche l’interesse economico. Ma ne hanno l’intelligenza?

Marco Calamari

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  • Andy scrive:
    VS FACEBOOK
    Non sono contro ogni social network, ma FACEBOOK è uno di quelli che se sparisse da Internet non se ne sentirebbe la mancanza.Quello che mi fa sorridere che molti giovani considerano questi sistemi di schedatura di massa come un qualcosa di irrinunciabile per la loro vita....ovviamente ognuno è libero di scegliersi la prigione che più gli si addice, a patto però di non cercare di farla passare per esempio di libertà e conquista sociale.
  • U-Black scrive:
    certo certo...
    ...guarda caso la sede INPS della mia città blocca l'accesso internet ai suoi "lavoratori"...perchè da "esseri" maturi e consapevoli del lavoro, chattavano, surfavano, cercavano maschietti e/o femminucce, scaricavano porno...questo perchè internet apre i confini delle aziende.Nella scuola dove insegno, il preside mi ha gentilmente chiesto di staccare le connessioni a TUTTI, a parte gli studenti nelle aule, era utilizzata allegramente da una segretaria che tradiva il marito con un tale di un'altra città (Bologna) il quale si è fatto licenziare dall'azienda nella quale lavorava perchè è stato pescato in più occasioni a chattare invece di lavorare.Certo, il social network aiuta e migliora sensibilmente il volume di affari, e aiuta anche le relazioni sociali.Amministrare i simpatici e coriacei Mimimmi forse è molto molto meglio.Non capisco questa corsa al social network, alla moda della socializzazione via web...
    • z f k scrive:
      Re: certo certo...
      - Scritto da: U-Black
      ...guarda caso la sede INPS della mia città
      blocca l'accesso internet ai suoi
      "lavoratori"...perchè da "esseri" maturi e
      Non capisco questa corsa al social network, alla
      moda della socializzazione via
      web...Ehm...Forse ti e' sfuggito che si parlava di applicare strumenti sociali all' interno dell'azienda: La definizione di Enterprise 2.0 che preferisco recita "l'uso del social software all'interno delle aziende" La cosa non esclude in alcun modo la regolamentazione dell'accesso ad internet (policy in primis, con proxy + white o black list).Quella che manca davvero e' una consapevolezza o quantomeno un minimo di percezione di cosa comporti l'esposizione dell'azienda su internet, da parte della direzione, cosa che comporta andamenti estremi, dal negare tutto al tutto consentire.Certo, aiuta anche l'ignoranza da parte degli utenti, cosa che non gli consente di capire che internet in ufficio e' uno strumento di lavoro e solo (o quasi, siamo uomini o caporali?) per lavoro.I principi che regolamentano l'uso del telefono dal posto di lavoro sono equivalenti, ma la percezione dei due strumenti e' cosi' diversa... E qui il mio intuito mi lascia: sara' perche' internet non lo usi ad alta voce? Servirebbe la pubblicazione in bacheca (o equivalente telematico, al limite un forum) del report del proxy (vedi Calamaris per squid)? Servirebbe (cosa assai antipatica) l'imposizione tramite policy di strumenti di telecontrollo, da utilizzare dietro segnalazione o sospetto oppure a campione?CYA
      • U-Black scrive:
        Re: certo certo...
        No no...non mi è sfuggito, la mia provoczione nasce da piccoli "fatti" di vita quotidiana.Strumenti 2.0 per lavoro?Equivarrebbe ad una "chat" aziendale, della quale poi gli stessi impiegati/lavoratori farebbero abuso.Ci abbiamo già provato più e più volte, ma il risultato è sempre stato lo stesso. Inoltre, il controllo sui log, credo che in termini di legge non sia molto corretto/legale, verrebbe considerato, credo, alla stessa stregua di una violazione della privacy.Che gli strumenti possano servire ad una crescita, questo è fuor di dubbio, dipende sempre dalle persone alle quali li affidi.Il problema degli strumenti 2.0 è che spesso, se utilizzati come strumenti da lavoro, vengono poi "portati" nella vita reale, la migrazione è quasi naturale, e qui scatta la mia polemica come a fine messaggio precedente.
        • z f k scrive:
          Re: certo certo...
          - Scritto da: U-Black
          Inoltre, il controllo sui log, credo che in
          termini di legge non sia molto corretto/legale,
          verrebbe considerato, credo, alla stessa stregua
          di una violazione della
          privacy.I log sono anonimi e la policy dichiara che il datore di lavoro puo' eccetera. Scopo principale e' la tenuta in sicurezza della rete, anche se la policy non e' cosi' restrittiva (insomma, il datore di lavoro puo' decidere di verificare quanta parte degli accessi sia effettivamente per lavoro, anche se in tutti questi anni non e' mai avvenuto).
          Il problema degli strumenti 2.0 è che spesso, se
          utilizzati come strumenti da lavoro, vengono poi
          "portati" nella vita reale, la migrazione è quasi
          naturale, e qui scatta la mia polemica come a
          fine messaggio
          precedente.se per "migrazione nella vita reale" intedi che mentre sei al lavoro li usi anche per i cavoli tuoi, beh, bisogna stabilire a priori l'esposizione su internet.Se il social network e' chiuso nell'azienda, il rischio e' nullo.Se se ne usa uno esterno, li' entra la policy. Poi cmq lo restringi ai soli che devono effettivamente usarlo (URP in primis).Se invece intendevi che prima lo usi in ufficio e poi ti vien voglia di usarlo anche a casa e l'esperienza che fai a casa la riporti in ufficio e cosi' via con altri strumenti in un circolo virtuoso, credo fosse l'idea dell'articolo.CYA
  • massimo moruzzi scrive:
    due domande...
    1. Mafe, cosa intendi per...
    (magari per trovare compagnia da non pagare durante i viaggi di lavoro) ???2. che standard e che logiche devono rispettare, sti social software? (devono essere compatibili con IE, firefox, safari, Opera? O c'è dell'altro? Cosa, mi chiedo e ti chiedo?)thanks.Massimo
    • z f k scrive:
      Re: due domande...
      - Scritto da: massimo moruzzi
      1. Mafe, cosa intendi per...

      (magari per trovare compagnia da non pagare
      durante i viaggi di lavoro)
      ???BohA me e' venuta in mente una battuta che ho sentito l'altro giorno, sui voli "last mignott" ^_^;;;Presumo che sia una frecciatina per qualcuno che conosce mafe.
      2. che standard e che logiche devono rispettare,
      sti social software? (devono essere compatibili
      con IE, firefox, safari, Opera? O c'è dell'altro?
      Cosa, mi chiedo e ti
      chiedo?)Qui e' facile: deve aderire a quanto e' previsto dalle policy aziendali. Le quali policy - si spera - avranno un occhio di riguardo per la sicurezza.Perche' credi che la ms spinga tanto per entrare alla base dei SI di grosse aziende (vedi le poste)?CYA
      • massimo moruzzi scrive:
        Re: due domande...
        1. ma cosa c'entra con internet?2. i social software devono... aderire a quanto e' previsto dalle policy aziendali? cos'è, una battuta?
        • z f k scrive:
          Re: due domande...
          - Scritto da: massimo moruzzi
          1. ma cosa c'entra con internet?Cosa NON c'entra con internet?
          2. i social software devono... aderire a quanto
          e' previsto dalle policy aziendali? cos'è, una
          battuta?Certo che no. Uno strumento messo a disposizione dell'azienda per il funzionamento dell'azienda e' sottoposto alle policy aziendali.Inoltre, ci sono i "codici": il codice di comportamento (non tenere comportamenti che rechino danno all'immagine dell'azienda, ecc), il codice di abbigliamento (presentarsi vestiti sobriamente, ecc) e cosi' via.Mi viene il dubbio di essere su un altro pianeta, a leggere domande come questa... :(CYA
    • massimo moruzzi scrive:
      Re: due domande...
      qui è sparita la risposta che non so bene chi mi aveva dato, e le mie ulteriori domande. mah.
  • Campanellin O scrive:
    Succedeva gia' 22 anni fa ....
    "È per questo che quando qualcuno mi chiede un solo consiglio semplice e chiaro per le aziende che vogliono iniziare a usare Internet in modo intelligente la mia risposta è di solito sibillina: "Usate Internet". Non è una presa in giro: è che a differenza di moltissime altre forme di comunicazione Internet offre un'esperienza immersiva che difficilmente può essere capita senza provarlo sulla propria pelle, e non in modo strumentale o finalizzato, ma proprio come tutti gli altri, per comodità, per piacere, perché dopo un po' diventa parte della tua vita e neanche te ne accorgi"La storia non insegna mai a chi non vuole ricordare; dicevoesattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di Usenet nelle aziende.Chi nelle aziende voleva capire, capiva perfettamente senza bisogno di consulenti.Buffo che ora per Facebook et similia lo si consideri una grande scoperta ed una sofisticata attivita'.
    • mafe scrive:
      Re: Succedeva gia' 22 anni fa ....
      - Scritto da: Campanellin O
      La storia non insegna mai a chi non vuole
      ricordare;
      dicevo
      esattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di
      Usenet nelle
      aziende.Campanellin, io sono più giovane, lo dico *solo* dal 1996.
    • dodo dado scrive:
      Re: Succedeva gia' 22 anni fa ....

      dicevo
      esattamente le stesse cose 22 anni fa parlando di
      Usenet nelle
      aziende.
      Chi nelle aziende voleva capire, capiva
      perfettamente senza bisogno di
      consulenti.
      Buffo che ora per Facebook et similia lo si
      consideri una grande scoperta ed una sofisticata
      attivita'.22 anni fa era l' 87, c'erano piu o meno gli 8086, e una popolazione attiva "scrivente" molto inferiore di ora, per quanto necessariamente piu' qualificata. Usenet era una pietra miliare, ma facebook per motivi di contesto storico-tecnologico ha piu' presa. E per dirla tutta, sti cavoli, adesso si parla di adesso, il passato non esiste al di fuori della ns mente.
  • Aqualia scrive:
    Qui Terra, lì Saturno?
    O forse Marte, dove da amministrare ci sono i locali, pacifici Mimimmi? Internet nelle aziende terrestri significherebbe (significa) lassismo e inefficienza, produttività prossima allo zero. Non mi trovo alle prese con i coiracei ma simpatici Mimimmi, purtroppo, qui sul terzo pianeta. Sul pianeta Maffe, che dev'essere davvero un bel pianeta, si vive, ci scommetto, con la manna che viene giù dal cielo, senza scadenze, sindacati, amministrazione, prodotti da piazzare, reparti eccetera eccetera eccetera. E con tanta, tantissima Internet che insieme alla abbondante manna dona la felicità e il progresso sociale. Oh che bel pianeta, pare il paese dei balocchi!Houston (iùston), abbiamo un problema...
    • frillu scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      Mafe dice bene (e si fa un po' di pubblicita'). Il mondo va avanti anche se l'Italia decide di restare al palo e chi vuole combinare qualcosa deve cercare di tenersi a galla. In america le societa' in piena crisi economica stanno investendo moltissimo in ricerca e sviluppo per essere pronte quando la crisi passera'... cosa facciamo noi qui?(o voi qui? io sto all'estero ormai... ;) )
    • giacomo.mason scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      Non so da che parte della Terra parli, ma queste cose, anche nelle aziennde italiane, anche nelle publiche amministrazioni, stiamo cominciando a farle (io personalmente le faccio da 8 anni). Informati: digita "intranet" o "enterprise 2.0" su Google. Mafe non parla di sue visioni notturne ma di una cosa che esiste, e da tempo. Le difficoltà che si incontrano sono incredibili, come puoi immaginare, ma alla fine del tunnel qualcosa si ottiene. E non è certo lassismo e inefficienza (questa è un'idea da TG2 delle 14.00, perdonami. Quello swì che descrive un Paese dei balocchi)E guarda che io non vengo da Marte, mi sono fatto un mazzo così per tutta la vita dentro le aziende (e in fabbrica).
    • LucaT scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      in parte hai ragione, ma al di là delle provocazioni è facile rendersi conto che utilizzare GTalk o Skype o altri sistemi di comunicazione permetterebbe alle aziende di ottenere notevoli risparmi di costi vivi di telefonate e spostamenti per riunioni, di riduzione dei costi del "a me non ha detto niente nessuno" o del "ho chiamato già tre persone per sapere di questa cosa ma non si capisce chi se ne occupi" e tante altre disfunzioni che affliggono le aziende e che contribuiscono in modo notevole ad uno sperpero di efficienza ed efficacia organizzativa.. perché restare al medioevo telefonico/visivo quando, con investimenti che si ripagano in larga parte, possiamo evolvere verso modelli aziendali più rapidi, efficaci e in grado di competere meglio?
    • Ulla X scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      Eh, già, perché siamo tutti bambini che si distraggono al primo stimolo, vero?! Chiudete la finestra, si potrebbe sentire una canzone dalla radio dei vicini! Togliete il poster, distrae con i suoi colori vivaci. E lasciamo lo sfondo del computer grigio, già che ci siamo. Inefficienza e improduttività? Se avviene questo è colpa di te, lavoratore, che evidentemente sei immaturo, irresponsabile e incapace di disciplina e hai bisogno del controllo di un'autorità, che sia il firewall, la signorina Rottermeyer o il maestro Brunetta con la bacchetta da darci sulle mani. Forse la maggioranza degli italiani è così. O forse no (azzeccata la frase sul Tg2.)Io ho sempre lavorato senza alcuna restrizione di accesso a siti e messenger e per quello che faccio non potrei fare senza. E se mi fermo a controllare la mia posta, non ci perdo un'ora e soprattutto non rubo tempo a compiti urgenti quando li ho.
      • z f k scrive:
        Re: Qui Terra, lì Saturno?
        - Scritto da: Ulla X
        Io ho sempre lavorato senza alcuna restrizione di
        accesso a siti e messenger e per quello che
        faccio non potrei fare senza. E se mi fermo a
        controllare la mia posta, non ci perdo un'ora e
        soprattutto non rubo tempo a compiti urgenti
        quando li
        ho.Buon per te, anche se avrei qualcosa da puntualizzare sui compiti"urgenti" (cosa li ha fatti diventare tali?).Per il resto, i log del nostro proxy aziendale la raccontano diversamente...- c'e' quello che tiene aperta tutto il giorno la pagina dell'andamento dei suoi titoli in borsa (credo), ma per il resto il suo dovere lo fa bene e puntualmente... quasi tutto (vedi sotto)- c'e' quello che dedica mezza giornata ai siti di informazione, parte dall'ansa, gira i quotidiani nazionali per poi passarsi quelli locali e poi qualche altro, giusto per non lasciarsi sfuggire qualcosina. Quindi passa alle previsioni meteo, queste pero' ripetutamente nel corso della giornata, assieme alle notizie ansa.- c'e' l'appassionato di sport e tifoso di squadre locali: calcio, rugby, basket. Il suo lavoro e' in arretrato di MESI. Per fortuna non ricopre un ruolo critico, ciononostante, in qualche occasione il processo produttivo ha subito incasinamenti vari.- taglio, era giusto per dare l'idea.(nota: non siamo in duecento, quindi e' facile capire chi fa cosa, anche senza spingere il proxy a violare la privacy)Orbene, una volta al mese dobbiamo (devo) stilare un rapporto sulle attivita' svolte (trimestralmente un altro rapporto piu' specifico sulla produttivita'. Indovina?Ogni volta mi tocca rammentare, rincorrere, spronare, pungolare, minacciare perfino, perche' compilino il fott*to form e ciononostante ogni tanto devo completare il rapporto con la frasetta "i dati non sono completi" (gia' prevedo che i primi del prossimo mese sara' cosi').Togliere 5 minuti al giorno a quelle loro importanti attivita' piu' sopra descritte, per compilare il form del rapportino, invece di ritrovarsi all'ultimo momento a doverlo fare "urgentemente" per tutti i giorni saltati, e' una cosa tanto difficile? "Prima il dovere e poi il piacere"; se solo seguissero questa semplice regola, magari non m'incattserei tanto, quando devo spulciare i log del proxy per ritrovarci dentro comefarelecorna.it o tettone.com.(no, la direzione ha declinato la mia proposta di mettere il proxy su white list, dicendomi di tenere solo la black list; e credo che la cosa sia ragionevole, anche se il mio fegato non e' tanto d'accordo).CYA
        • dodo dado scrive:
          Re: Qui Terra, lì Saturno?
          viviamo nel capitalismo. contano i risultati.se uno ha necessita' di cazzeggiare 7 ore per trovare la chiarezza mentale che gli necessita per fare un superlavoro in 1 ora, a me non cambia niente. L'importante e' che sia produttivo (=produca i risultati attesi), trovando l'equilibrio personale che meglio crede, compatibilmente con esigenze di sincronizzazione eccetera.Se poi non produce, che cazzeggi o che lavori come un mulo, poco cambia. lo licenzi cosi' si da' una regolata.
          • FdC scrive:
            Re: Qui Terra, lì Saturno?
            Come se fosse facile licenziare un dipendente...
          • Canebuono scrive:
            Re: Qui Terra, lì Saturno?
            Dipende dal tipo di rapporto di lavoro che c'è.Se è assunto a tempo indeterminato mi sa che è praticamente impossibile licenziarlo per una cosa del genere..
    • Anonymous scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      vabbhe anche te sei uscito da un altro pianeta. dove si leggono gli articoli per flammare senza averne compreso una cippa...come se mafe avesse detto "per far capire facebook a un azienda, mandate tutti gli operai a cazzeggiarci sopra al posto di lavorare" asdasdasdasdasdasdasdasdasd
    • Paolini scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      Non hai capito granchè... chiedi a mafe di rispiegarti l'articolo.
    • dodo dado scrive:
      Re: Qui Terra, lì Saturno?
      si, e tra dieci anni quando si produrra' dalla luna e col teletrasporto, negheremo internet. e l'uso dei coltelli a tavola.
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