Cassandra Crossing/ Facebook, Cassandra ed il Colonnello

di Marco Calamari - Dietro l'apparente sintonia di vedute tra un esponente della Guardia di Finanza e un hacker di lungo corso tutti i rischi di certe novità, vissute forse con pericolosa spensieratezza

Alzandomi piuttosto presto la mattina ho l’abitudine di sintonizzare la radio o la TV su una rassegna stampa; impedisce di riaddormentarsi e talvolta si ascolta una notizia interessante. Lunedì il palinsesto di RaiTre ha incluso uno spazio dedicato ai pericoli di Facebook; la giornalista ha posto la domanda se Facebook fosse davvero pericoloso al colonnello Umberto Rapetto della G.d.F., esperto di Internet e comandante del Nucleo Speciale Frodi Telematiche.

Ho avuto spesso occasione di constatare come le nostre rispettive posizioni su questioni di base legate alla Rete, alle sue caratteristiche ed ai suoi fenomeni ci vedessero, evento facilmente prevedibile, su posizioni antitetiche. La risposta ed il relativo piccolo approfondimento che ha dato alla giornalista hanno risuonato nella mia testa; con una certa sorpresa ho constatato che avrei potuto sottoscrivere l’intera risposta, parola per parola, concetto per concetto.

Riassunto: Facebook si appropria completamente dei dati personali di chi si iscrive, anche da un punto di vista commerciale, e chi rinuncia ad essi ed alla propria riservatezza senza curarsene agisce certamente a proprio danno.

Mi è venuto da pensare perché era accaduta questa totale sintonia. Sono naturalmente refrattario a ragionare per schieramenti, essendo un individualista arrabbiato, ed ho elaborato diverse ipotesi.

Che la veloce evoluzione dei fenomeni della Rete possa aver riavvicinato posizioni tra loro molto lontane? Quelle di chi vede la Rete come strumento di libertà e di espressione di diritti civili e quelle di chi la vede come teatro di imprese criminali e strumento di indagine. Difficile, visto che le differenze di fondo permangono.

Che un nuovo pericolo all’orizzonte come Facebook causi una risposta omogenea anche da chi vive ed opera in contesti totalmente diversi della società civile? Probabilmente no, lo sfaccettato fenomeno delle reti sociali si presta esattamente alle stesse valutazioni contrapposte che dalle due parti sono spesso fatte su altri fenomeni della Rete.

Che la dimensione dei possibili danni per un settore crescente della società che vive la rete con ingiustificata, anzi pericolosa, anzi autolesionista spensieratezza preoccupi chi della società in Rete si occupa, pur da punti di vista così diversi? Ecco, forse questa ipotesi è più realistica, ed in grado di giustificare l’identità di parole e di espressioni che mi ha colpito.

Certamente potrebbe essere errata; alla fin fine solo un confronto dialettico tra le parti potrebbe dirimere la questione.
Ma il pericolo crescente delle comunità sociali strumentalmente create ed incoscientemente vissute esiste ed è tremendamente reale.

Non dovrebbe esserci bisogno di ammonimenti provenienti dall’una o dall’altra parte; la maggior parte dei partecipanti alle reti sociali, per come si comporta, dovrebbe semplicemente scapparne a gambe levate, o almeno rivedere radicalmente le proprie abitudini e i propri comportamenti.

Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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  • pabloski scrive:
    una cosa bisogna dirla
    ...questa gente a due OO quanto una casa :D
    • Alfonso Maruccia scrive:
      Re: una cosa bisogna dirla
      Si, un pò come i camorristi di casal di principe. E infatti sono criminali che meritano di fare la stessa fine: dietro le sbarre a vita.
      • pabloski scrive:
        Re: una cosa bisogna dirla
        però devi ammettere che come tecnici sono eccezionalila prima volta che studia un paper sul fastflux mi si rizzarono i capelli :D
        • ginopilotin o scrive:
          Re: una cosa bisogna dirla
          Mah, non mi sembra che dietro fastflux e le altre tecnologie utilizzate da questi delinquenti ci sia gran che di rivoluzionario.Certo, quando dietro ci sono montagne di soldi (grazie alle truffe) e' logico che queste tecniche possano essere affinare sempre di piu'. Grazie a programmatori probabilmente giovani e inconsapevoli dei danni che cio' che stanno sviluppando possono arrecare.Se invece si dedicassero a qualcosa di piu' utile per loro e per gli altri (come anche chi programma inutili virus), sarebbe una gran cosa.In altre parole sono solo braccia strappate all'agricoltura :)
          • THe_ZiPMaN scrive:
            Re: una cosa bisogna dirla
            - Scritto da: ginopilotin o
            Se invece si dedicassero a qualcosa di piu' utile
            per loro e per gli altri (come anche chi
            programma inutili virus), sarebbe una gran
            cosa.Il crimine paga di più.
    • MrAhUa scrive:
      Re: una cosa bisogna dirla
      e bisogna anche dire che l'itagliano non è un'opinione
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