Manuale tecnico per censori

di Marco Calamari - C'è un sito che volete censurare? Ecco la prima parte di un manuale per impedire che venga visualizzato dagli italiani. Ci potrebbero volere risorse aggiuntive e un lavoro continuativo, ma ne vale la pena...
di Marco Calamari - C'è un sito che volete censurare? Ecco la prima parte di un manuale per impedire che venga visualizzato dagli italiani. Ci potrebbero volere risorse aggiuntive e un lavoro continuativo, ma ne vale la pena...


Roma – La recente vicenda della censura dei siti per il gioco d’azzardo via Rete da parte dei Monopoli di Stato ha avuto una quantità di commenti; questo è un breve sunto degli aspetti tecnici e legali ad uso dei futuri censori che, se nessuno protesterà a voce alta, presto dovranno essere molti.

Il bignami del Censore della Rete – parte prima
Cosa bisogna fare per censurare un sito quando vi viene ordinato?

Semplice, basta andare dal provider che ospita il sito, cioè che ha il server su cui sono caricate le pagine html, e fargli sostituire le pagine dei sito con una che spieghi il perchè della censura e chi l’ha eseguita.
Ricordarsi di portare le carte che dimostrano l’obbligo di effettuare l’azione censoria, se esistono, o almeno di chiederlo per favore. Ricordarsi anche di togliere le pagine interne, perchè se si sostituisce la sola home il sito è ancora navigabile.

Se il sito non è in Italia, ma è gestito da un ente italiano, andare dalla persona/ente che lo gestisce ed ottenere che esegua le azioni censorie precedentemente descritte.

Se chi gestisce il sito non è identificabile/raggiungibile, ma il nome di dominio è registrato da un ente/persona italiano, andare con le carte dal responsabile e fargli puntare il record DNS del sito su un nuovo server che visualizzi la pagina di avvertimento dell’azione censoria.

Se il sito ed il dominio non sono gestiti da enti o persone italiane, far aprire una rogatoria internazionale per ottenere la possibilità di far eseguire le stesse azioni all’estero.

Se le possibilità di avere risultati dalla rogatoria sono scarse, per i tempi necessari o per la non collaborazione del paese che ha la giurisdizione sul server e sul TLD (Top Level Domain – il.xx alla fine del nome), andare dai provider ed obbligarli ad inserire nei propri DNS (server che risolvono i nomi in indirizzi IP) un dato errato.
Dovete cioè fare in modo che tutti i DNS italiani reindirizzino i nomi dei server da censurare ad un server che contenga la pagina che annuncia il provvedimento di censura. Se qualcuno dei provider per sbadataggine mettesse in linea la pagina che fornisce lo strumento per creare le liste, chiamandola “censura.htm”, ed anche il file del software chiamandolo “censura.tgz”, farglieli rimuovere immediatamente.

Se qualcuno si accorgesse che basta usare un server DNS situato all’estero al posto di quello del proprio provider italiano per rendere il tutto inutile (per farlo bastano 10 secondi), convincere i provider a filtrare direttamente gli indirizzi IP dei server, e mettere qualcuno ad aggiornare continuamente la lista mano mano che i gestori dei siti censurati cambieranno l’indirizzo IP.

Se qualcuno si accorgesse che basta usare Tor per aggirare anche il filtraggio degli IP, provvedere ad inserire gli IP di tutti i server Tor e degli altri proxy simili nella stessa lista. Organizzare una squadra di persone a tempo pieno perché molti sono indirizzi dinamici. Nota: suggerire di modificare il Codice di Procedura Penale in modo da prevedere anche il reato di “Abuso di sistema crittografico”, che puo’ sempre essere utile per scoraggiare l’uso di certi marchingegni.

Se qualcuno comincia a mettere i siti censurati su Freenet, filtrare gli IP di tutti i server Freenet del mondo. Usare anche l’accorgimento suggerito al punto precedente.

Per risolvere il problema alla radice, suggerire a chi di dovere di vietare la vendita e la detenzione di sistemi non Trusted Computing e di software libero (proporre il reato di “spaccio di software libero” ?). Vedere se si puo’ far approvare prima qualcosa del genere dalla Comunità Europea, in modo da avere una buona scusa per farlo pure in Italia. Ricordarsi anche di far chiudere le frontiere per fermare quelli che volessero scappare.

Fine della prima parte.

Marco Calamari

I precedenti interventi di M.C. sono disponibili qui

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02 03 2006
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