Cellulari, caos sul malato di Cremona

Riesplodono violentemente le polemiche sull'elettrosmog: i medici hanno diagnosticato una patologia direttamente collegata alle emissioni di un ripetitore. Intanto emergono nuovi casi a Roma. Cittadini o cavie antigas?
Riesplodono violentemente le polemiche sull'elettrosmog: i medici hanno diagnosticato una patologia direttamente collegata alle emissioni di un ripetitore. Intanto emergono nuovi casi a Roma. Cittadini o cavie antigas?


Roma – Ha suscitato enorme sensazione la notizia del primo caso certificato di un uomo di Cremona al quale è stata diagnosticata una cefalea cronica a causa delle onde elettromagnetiche alle quali, suo malgrado, è stato sottoposto. Quanto è accaduto all’uomo, dicono molti, potrebbe accadere a tanti e con conseguenze ancora peggiori. E questo indipendentemente dal fatto che secondo alcuni non le onde ma il rumore generato dall’impianto sarebbe causa della cefalea.

La vicenda, emersa nel fine settimana, riguarda il 57enne Giuseppe Carletti, residente nei pressi di una stazione radio base di telefonia mobile ormai da alcuni anni. In questi anni, dopo aver subìto una serie di disturbi, Carletti si ritrova con una malattia cronica, la cefalea, associata a crisi d’ansia. Disturbi che i medici di Carletti collegano direttamente alla stazione situata nei pressi dell’abitazione dell’uomo.

Nelle scorse settimane un decreto del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri nonché alcune decisioni di TAR hanno reso ancora più facile per gli operatori di telefonia mobile installare le proprie stazioni. Naturale, quindi, che quanto accaduto a Cremona sia destinato a suscitare enormi polemiche sulla mai del tutto chiarita questione dell’inquinamento elettromagnetico.

Nelle scorse ore, infatti, i Verdi hanno presentato una interrogazione parlamentare rivolta tanto al ministro Gasparri quanto al suo collega Girolamo Sirchia (Sanità), riprendendo il caso di Cremona e accusando le autorità di non aver posto sufficiente attenzione al problema dell’elettrosmog.

Secondo Angelo Bonelli, responsabile verde, “Cade il muro di silenzio che avvolge le denunce dei Verdi e ambientalisti per i pericoli dell’elettrosmog. I rischi a cui è sottoposta la salute dei cittadini sono elevatissimi mentre gli ultimi decreti del ministro Gasparri hanno innalzato i livelli consentiti dell’esposizione alle onde”.

Va detto in ogni caso che il problema di Cremona sarebbe dovuto all’installazione fallace della stazione, una installazione che ha decuplicato le emissioni che in teoria una struttura del genere dovrebbe emettere. Va da sé, però, che non è accettabile per nessuno il fatto che per accorgersi del problema ci voglia l’insorgenza di qualche patologia in chi si trova nei pressi delle stazioni. Non è lecito attendere che l’uccellino nella gabbia muoia per sapere se nell’aria c’è gas nocivo.

Ad aggravare queste preoccupazioni si aggiunge quanto sta accadendo a Roma. Di seguito i dettagli.


Nelle ore delle polemiche sulla questione di Cremona, un nuovo capitolo sull’elettrosmog si andava aprendo a Roma.

Dopo il clamoroso scandalo emerso nei giorni scorsi sui permessi per l’installazione delle antenne di telefonia mobile, la Procura ha deciso di estendere a tutta la capitale i controlli finora condotti solo in alcuni quartieri. L’idea del magistrato Adelchi d’Ippolito, che si occupa del caso, è capire se misurando le emissioni delle installazioni fuorilegge sia possibile determinare il loro impatto sulla salute dei cittadini.

Ma nelle scorse ore è emerso che altri due impianti di telefonia mobile situati nel quartiere Montemario emettono una quantità di onde ben superiore al limite concesso dalla legge, tanto da costituire un potenziale pericolo per la salute dei cittadini. Uno degli apparecchi è già stato disattivato.

Questa inchiesta, coordinata dal pm Amato, mette in campo anche l’ipotesi di “getto pericoloso di cose”, una contravvenzione di cui all’articolo 674 del codice penale che era già stata formulata in merito alla questione scottante dei ripetitori di Radio Vaticana nell’area di Santa Maria di Galeria.

In questo caso sono finiti sotto inchiesta tecnici delle aziende installatrici nonché degli operatori telefonici che hanno gestito le antenne e persino di ingegneri coinvolti nei progetti.

Ma se il caso di cui si occupa il magistrato d’Ippolito era nato sulla scorta di una segnalazione di un consigliere comunale, nel caso di Montemario sono stati i cittadini, attivandosi e denunciando l’eccessiva vicinanza delle antenne a scuole ed altri edifici, ad ottenere l’intervento del magistrato.

Su tutto questo e sui rapporti tra enti locali e società di telefonia e rilevazione delle onde elettromagnetiche i Verdi hanno presentato una interrogazione anche alla Regione Lazio. I cittadini che vivono in prossimità di antenne, intanto, incrociano le dita.

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02 03 2003
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