Cellulari, la trasparenza è un optional

Il costo della ricarica non viene conteggiato nella tariffa telefonica dettagliata dall'operatore. Una questione annosa
Il costo della ricarica non viene conteggiato nella tariffa telefonica dettagliata dall'operatore. Una questione annosa


Roma – Caro Punto Informatico, la trasparenza delle tariffe di telefonia mobile è ancora un traguardo difficile da ottenere. Perché le tariffe promosse dagli operatori nella loro guerra infinita all’accaparramento del cliente sono assai di rado quelle reali se si guarda alle “ricaricabili”.

La facilità d’uso e la comodità di poter scegliere tagli di ricarica senza pagare canoni di abbonamento ha consentito agli operatori di convincere milioni di italiani ad acquistare un cellulare e a “ricaricarlo” di quando in quando per effettuare le proprie telefonate e inviare i costosi SMS.

Tirando fuori i suoi 55 euro, per dire un taglio “tipico” delle mie ricariche via Omnitel, il consumatore telefonico in realtà acquista solo 50 euro di traffico e paga quei cinque euro in più giustificati come i costi dell’operazione di ricarica. Si tratta a tutti gli effetti di un canone pagato “a rate” e che grava sui costi telefonici dell’utente ricaricabile. Per questo trovo insopportabile il fatto che il costo della ricarica sia scorporato dal costo delle telefonate, come se le due tariffe non fossero, nei fatti, una sola.

Gli operatori sui loro siti web, presso i Call Center o i vari “point” di distribuzione disseminati nelle città italiane, spingono da diverso tempo sulle tariffe che consentono di pagare, parole loro, solo “gli effettivi secondi di conversazione”. Ma mai, nel calcolo o nella promozione di questa tariffe accennano ai costi in più che comunque vanno a pagare gli utenti ricaricabili.

Come se non bastasse, per accedere a certe tariffe l’utente deve non solo pagare una tariffa più alta (dovuta appunto al costo della ricarica) ma deve anche versare un tot per cambiare il proprio piano telefonico. Un cambio che a me con Omnitel è già costato varie volte 10.000 lire (o 5,16 euro come dicono adesso).

Vi chiedo: è possibile che l’Autorità del mercato non intervenga per imporre agli operatori di dire ai propri clienti quello che davvero vanno a spendere?

Cordiali saluti,
Davide Nogara (Trieste)

Ciao Davide, in passato l’Autorità Antitrust ha più volte bacchettato gli operatori di telefonia mobile per pubblicità che non erano sufficientemente trasparenti. Ma questo non ha impedito che alla campagna promozionale successiva il problema della trasparenza si ripresentasse. Difficile dunque dire se abbia senso porre le proprie speranze sull’Authority da questo punto di vista.
Pubblichiamo però la tua lettera perché è senz’altro importante che tutti gli utenti che usano il cellulare siano consapevoli dei costi che sostengono, costi spesso nascosti o giustificati malamente. Un saluto, la Redazione

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25 03 2002
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