Censis, un meta-distretto dell'open source

Questa la proposta discussa ieri al Censis, secondo cui il codice aperto potrebbe rivelarsi un motore dinamico per il mercato, soprattutto per quello delle imprese locali. Lo scenario
Questa la proposta discussa ieri al Censis, secondo cui il codice aperto potrebbe rivelarsi un motore dinamico per il mercato, soprattutto per quello delle imprese locali. Lo scenario


Roma – Il Censis ha elaborato una proposta sull’open source di cui si è discusso ieri in un convegno che ha affrontato la diffusione del codice aperto nella pubblica amministrazione e il ruolo che questo può giocare nello sviluppo delle economie locali.

Secondo il Censis l’open source può costituire una leva tutt’altro che secondaria per riavviare le dinamiche di mercato e quanto sta facendo la pubblica amministrazione, pur essendo già molto, secondo il Centro Studi Investimenti Sociali non è ancora abbastanza, perché lo scenario italiano “resta ancora caratterizzato da deficit di innovazione in condizioni di rallentamento economico”.

Tre i punti focali del quadro disegnato dal Censis:

Le famiglie
Gli utenti internet crescono di giorno in giorno, essendo passati dal 21,3% della popolazione nel 2000 al 32,1% nel 2003, ma permangono forti resistenze nell’introdurre strumenti, del resto già consolidati, per la gestione della routine familiare: il 59,2% delle famiglie per pagare le bollette si reca ancora ogni due mesi alla posta, il 40,5% utilizza la più comoda domiciliazione bancaria e solo lo 0,3% delle famiglie italiane usa modalità innovative tramite telefono o internet. Ancora: tra gli italiani maggiorenni solo il 35,6% ha una carta di credito e il 54,2% un bancomat, strumenti essenziali per poter eseguire transazioni on line o telefoniche.

La pubblica amministrazione
Ormai tutte le più grandi amministrazioni locali dispongono di un sito internet istituzionale per comunicare con le famiglie e le imprese. E’ un dato importante che testimonia la crescita di una cultura dell’innovazione di un settore (quello pubblico), il quale, superando stereotipi e luoghi comuni, è diventato un pivot delle sviluppo e della diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Anche in questo caso, però, l’introduzione di nuove tecnologie non ha ancora portato a una revisione nell’organizzazione e nella gestione dei servizi alle imprese e alle famiglie. On line è possibile pagare l’ICI nel 17,5% dei comuni maggiori, ma è difficile portare a compimento altri tipi di pratiche. Prendendo in considerazione i servizi essenziali individuati dal piano e-government, in media solo nell’1,3% dei casi è possibile pagare on line o, almeno, consegnare un modulo tramite l’Internet.

Le imprese
E’ probabilmente il settore più arretrato, che registra non solo un ritardo complessivo in quanto a soluzioni adottate ma anche un atteggiamento di chiusura e di diffidenza nei confronti delle soluzioni più avanzate. All’interno dei nostri distretti, e cioè delle aree imprenditorialmente più dinamiche, le imprese usano le tecnologie solo in una logica di office automation, mentre disdegnano le soluzioni di networking.
Le ragioni di questo atteggiamento non sono prevalentemente economiche o legate alla mancanza di competenze, ma dettate dall’impulso a conservare l’autonomia (per il 73,7%) e dalla difficoltà a condividere informazioni con le altre imprese esistenti sul territorio (75,1%). Il risultato è che le imprese usano internet per spedire e ricevere posta elettronica (56,6%), ma poi non realizzano iniziative in comune come la creazione di siti territoriali (solo il 26,3% lo fa).

In questo quadro, dunque, il Censis ritiene importante la messa a punto di nuovi modelli che da un lato facciano crescere la propensione all’innovazione e dall’altro integrino in modo nuovo le tecnologie più evolute. “Le soluzioni open source, i progetti finalizzati a sviluppare soluzioni specifiche per le piccole e medie imprese italiane e per la pubblica amministrazione – si legge in una nota del Censis – possono essere l’occasione non solo per ridurre i costi spesi in licenze software, ma anche per sviluppare competenze e capacità in grado di ridare vitalità alle imprese italiane”.

I dati che emergono dall’Osservatorio Città Digitali (OCID) della Rur e del Censis, secondo gli esperti evidenziano che la pubblica amministrazione può fare da volano di questo processo, sperimentando e adottando soluzioni innovative. Prendendo come esempio i comuni capoluogo , in merito ai web server, la quota Microsoft è pari al 45,6% contro una quota dell’open source del 42,7%.

“La proposta di creare un meta distretto dell’open source – si legge nella nota – ha l’obiettivo di fare sistema delle diverse esperienze sparse per l’Italia così da creare un tessuto di competenze e di soluzioni a supporto della pubblica amministrazione e delle piccole e medie imprese”.

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25 02 2004
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