Censura? Peer-to-peer chiave del porno

Per reprimere i sistemi di file-sharing si ricorre alla minaccia pornografica? Lo teme la ACLU, che accusa un rapporto congressuale


Washington (USA) – Minori che utilizzano i sistemi di file-sharing, di condivisione dei file, per ottenere materiali pornografici: è questo il quadro che un rapporto congressuale americano appena pubblicato disegna a beneficio del Legislatore statunitense.

Eh già, perché dopo aver vittoriosamente concluso le crociate contro Napster, dopo aver inviato centinaia di lettere ai provider americani affinché chiudessero i propri server di condivisione file, ora la grande lobby dell’industria della musica, del cinema e del software sta cercando nuovi strumenti per combattere la diffusione di contenuti sui quali non siano state pagate percentuali e tasse.

Difficile, d’altra parte, leggere in modo diverso un rapporto che attacca Aimster, BearShare e MusicCity perché consentono di scambiare file, ovvero ottimizzano la principale funzione di una rete di computer, quella di condividere materiali digitali.

La ACLU, potente organizzazione americana per i diritti civili, ha duramente contestato il rapporto e ha spiegato che, invece, lo stesso “rende ancora più evidente quanto sia importante che i genitori seguano i figli quando vanno su internet” e quanto sia “inutile che si cerchi di fare leggi che censurino internet”.

Lo studio è stato presentato alla commissione affari interni della Camera dei Rappresentanti da un deputato repubblicano e da uno democratico, e ha dunque una natura bipartisan che preoccupa non poco i difensori della libertà di espressione. Secondo gli estensori dello studio, grave problema sarebbe il fatto che le tecnologie utilizzate per filtrare i contenuti internet non sarebbero perlopiù capaci di impedire l’accesso a certi materiali, grazie proprio all’esistenza di sistemi di condivisione file in grado di aggirare i filtri software.

La posta in gioco è notevolissima. Sul piano formale lo studio potrebbe giustificare agli occhi dei parlamentari americani un allargamento delle misure censorie contenute nel contestato CIPA, la legge per la protezione dei minori online. Sul piano non ufficiale, invece, potrebbe portare ad una nuova crociata contro il file-sharing, questa volta spinta non solo da problemi di diritto d’autore ma anche dall’antipornografia.

Va detto che, in ogni caso, la battaglia che si potrebbe decidere di condurre contro l’utilizzo “indiscriminato” dei sistemi di file-swapping basati su Gnutella, come BearShare, o su sistemi di cifratura protetti dalla legge, come Aimster, è tutt’altro che semplice. Al contrario di Napster, infatti, Gnutella si basa su una architettura distribuita senza nodi centrali che possano essere messi sotto controllo o chiusi di autorità. Nel caso di Aimster, ma non solo, lo scambio avviene tra “conoscenti” e i contenuti dei file scambiati sono protetti perché cifrati e, con le leggi attuali, in teoria non possono essere decifrati; da qui una sostanziale “immunità” per gli “Aimsterofili”. Di certo però inquieta, e non poco, vista la forza d’urto acquisita dalla censura digitale in tutto il mondo, che si ricorra anche a questo mezzo per attaccare la legittimità della condivisione di file tra utenti privati.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti