È estremamente offensivo, francamente.
Queste non sono le parole di un artista derubato di un premio, né di un attore stroncato dalla critica. Sono uscite dalla bocca di Jensen Huang, CEO di Nvidia, l’azienda che sta facendo soldi a palate grazie al boom dell’intelligenza artificiale. Evidentemente non riesce a capacitarsi del fatto che la gente non sia in ginocchio a ringraziarlo.
Le bolle tecnologiche di solito cavalcano l’entusiasmo collettivo. Quella dell’intelligenza artificiale no. Secondo il New York Times, è una bolla che la gente fatica persino ad amare, un caso senza precedenti. Eppure, mentre i consumatori passano dalla diffidenza all’insofferenza, i CEO del settore non accennano a frenare, anzi raddoppiano la posta in gioco.
Il vittimismo insopportabile dei CEO tech
Secondo Jensen Huang, l’AI non ha un problema di sostanza, ma di immagine. A gennaio ha accusato “persone molto rispettate” di diffondere previsioni catastrofiste, da fine del mondo, causando molti danni alla tecnologia. Sam Altman, al Cisco AI Summit, non è di certo da meno. Dal suo punto di vista, infatti, la società sta assorbendo l’AI “sorprendentemente” in ritardo rispetto al suo potenziale. Insomma, se miliardi di persone non sono ancora in estasi per i chatbot AI, il problema è il loro, il prodotto in sé non c’entra nulla.
È curioso vedere dei miliardari che si sentono “offesi” se la gente non vuole i loro prodotti, senza considerare che quella tecnologia ha messo in difficoltà intere generazioni di studenti, reso più difficile trovare lavoro in alcuni settori e persino creato obiettivi militari.
I numeri sull’AI che i CEO preferiscono non vedere
I numeri non lasciano molto spazio all’interpretazione. Un sondaggio Pew Research del 2025 rileva che il 60% degli intervistati vuole più controllo sull’AI nella propria vita, mentre solo il 17% accetta serenamente che questa tecnologia resti nelle mani di pochi miliardari tech. E fin qui, niente di sorprendente. Ma il dato che dovrebbe far riflettere è un altro. A metà 2025, mentre analisti e media ripetevano in coro la narrativa dell’hype, solo il 3% degli americani pagava regolarmente per un servizio AI. Non un’adozione lenta, proprio un rigetto.
Forse il problema non è l’atteggiamento del pubblico. Forse il problema è che l’intelligenza artificiale, nella sua forma attuale, non sta offrendo alla maggior parte delle persone qualcosa per cui valga la pena pagare o entusiasmarsi. Ma suggerirlo a un CEO tech significherebbe offenderlo, poverino…