Che Internet sia davvero di tutti

A chiederlo è il commissario europeo Viviane Reding, che esorta Obama a fare quanto chi l'ha preceduto non ha fatto. Liberare ICANN dal controllo del governo USA, consegnando la Rete all'umanità intera

Roma – Internet è una realtà globale che interessa tutto il pianeta: dunque, non si c’è il motivo per cui a decidere dei nomi a dominio e delle regole fondamentali per la gestione delle risorse del web siano soltanto gli Stati Uniti. Questo il messaggio che filtra dalle parole di Viviane Reding, commissario europeo per la Società dell’Informazione, che nel suo discorso settimanale chiama direttamente in causa la nuova presidenza USA: esortandola a proseguire nella politica avviata da Bill Clinton, tagliando definitivamente il cordone ombelicale che ancora lega ICANN e Dipartimento del Commercio statunitense.

Il Memorandum of Understanding siglato tra DOC e ICANN nel 2006 scade il prossimo 30 settembre e, secondo Reding, quello sarà il momento della verità per far cambiare rotta alla governance del sistema DNS: inizialmente pensato come organizzazione privata non-profit, ma poi finito sotto l’influenza governativa su svariate questioni.

Nonostante il governo USA abbia sin qui gestito la faccenda in maniera ragionevole, Reding sostiene che la decisione dell’amministrazione Clinton di privatizzare progressivamente ICANN sia”quella giusta”. “Sul lungo periodo – prosegue – non è giustificabile che un dipartimento del governo di un singolo paese gestisca la supervisione di una funzione di Internet utilizzata da centinaia di milioni di persone in tutti i paesi del mondo”.

Nelle parole di Reding c’è la speranza che “dopo alcune esitazioni sulla questione da parte degli Stati Uniti nel corso degli 8 anni passati, il presidente Obama continuerà ora il lavoro iniziato dall’amministrazione Clinton”: garantendo la nascita di una governance di rete realmente globale e collegiale tra i vari paesi del mondo , “più responsabile, più trasparente e più democratica” di quella attuale.

ICANN dovrebbe essere gestita da un forum mondiale, così come globale dovrebbe essere il diritto di singoli e organizzazioni di rivolgersi a un tribunale internazionale per rispondere alle decisioni dell’organizzazione piuttosto che dover chiamare in causa sempre e comunque le corti californiane. Magari per problemi che riguardano territori lontani migliaia di chilometri.

Oltre a un forum mondiale (una vera e propria “ONU telematica”) e un tribunale internazionale, Viviane Reding evoca anche la nascita di un “G12 per la Internet governance”, vale a dire un luogo di discussione attivo sulle problematiche della rete che coinvolga i paesi più importanti nella stessa misura in cui i vari G8, G14 e G20 si riuniscono per discutere i problemi del mondo reale, lo stato dell’economia e tutto il resto.

Alfonso Maruccia

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