Che sorpresa il Piccolo Fratello italiota

di P. De Andreis. Nei giorni del vertice NATO è stato risvegliato il Golem iper-tecnologico. Dicono che tornerà argilla subito dopo, smettendo di ascoltare le telefonate, in particolare quelle dei romani. Chissà che pettegolezzi
di P. De Andreis. Nei giorni del vertice NATO è stato risvegliato il Golem iper-tecnologico. Dicono che tornerà argilla subito dopo, smettendo di ascoltare le telefonate, in particolare quelle dei romani. Chissà che pettegolezzi


Roma – Attenzione romani, in questi giorni le vostre conversazioni private sono ascoltate da un orecchio indiscreto e malizioso, quello di un novello Golem informatico svelato in occasione del vertice NATO. Un apparato echelonante al quale si attribuisce la capacità di intercettare, registrare e scandagliare le telefonate che avvengono nella zona di Roma e non solo, da qualche settimana a questa parte e per tutta la durata del vertice.

Se in passato qualcuno pensava di poter sproloquiare al telefono nella convinzione che tanto nessuno mai l’avrebbe preso sul serio, ora – stando a quanto battuto ieri dalle agenzie – c’è ufficialmente un orecchio che ascolta e sarà bene, come si dice a Roma, imparare a tenersi qualche cecio in bocca. Una battuta sagace, un sarcasmo fuori misura o un’esplicita minaccia alla suocera possono tradire bellicose intenzioni che saranno accuratamente vagliate con equipaggiamenti ultramoderni da sconosciuti in camice bianco all’interno di preziosi laboratori di servizi segreti e militari.

Il supergiochino che pare sia stato messo a punto dalle tecnomilizie nordatlantiche per tenere a bada il terrorismo parrebbe infatti sia specializzato nel registrare quelle telefonate che avvengono tra utenti di telefonia mobile o tra fisso e mobile. La storiella vuole che i terroristi ormai non utilizzino più le obsolete cabine pubbliche per i propri contatti e che sfruttino invece i più comodi e ubiqui cellulari: da qui la necessità dell’ombrello intercettante che si è voluto mettere a punto.

La situazione è quella di un sistemone capace di filtrare le conversazioni scegliendo quelle in cui appaiano parole o frasi “chiave”, indipendentemente dalla lingua utilizzata, e di passare le intercettazioni ritenute degne di nota al secondo stadio dell’analisi. Poiché questa seconda fase è gestita da umani a rischio d’errore, che devono decidere quali conversazioni eventualmente trasmettere ai tutori dell’antiterrorismo, è evidente come il primo stadio, quello informatico, risulti decisivo. Chissà qual è la potenza di calcolo dei computer utilizzati.

È curioso, in tempi di Echelon, di Enfopol, di data retention, di vite regalate alla telecamera, di farneticanti proposizioni normative sulla sorveglianza totale, che sollevi addirittura scalpore un Piccolo Fratello italiano, al punto da finire con rilievo sui giornali, raccontato come l’ultimo ritrovato della sicurezza strategica. Una notizia condita dalla (r)assicurazione che dopo il vertice NATO il sistema tornerà a dormire, come faceva fino a qualche settimana fa . Ancora più singolare, però, sarebbe illudersi davvero che il Golem, una volta attivato, torni ad essere inanimata argilla dopoché qualcuno avrà premuto un pulsante rosso.
Per fermare il Golem c’è un solo mezzo: occorre che sulla sua fronte appaia una parola antica, quella che i cultori della total security non conoscono o non vogliono comporre. E a noi ce la raccontano così.

Paolo De Andreis

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27 05 2002
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