Chi ha il broad band si sente al sicuro?

Lo sostiene un rapporto della NCSA americana, secondo cui chi dispone di connettività a banda larga corre più rischi ma li percepisce meno. E in tanti sui computer hanno dati sensibili
Lo sostiene un rapporto della NCSA americana, secondo cui chi dispone di connettività a banda larga corre più rischi ma li percepisce meno. E in tanti sui computer hanno dati sensibili


Washington (USA) – Uno studio basato su un piccolo campione di utenti svolto dalla National Cyber Security Alliance americana (NCSA) sembra indicare che gli utenti del broad band non sono consapevoli del fatto di essere bersaglio di attacchi informatici, spam pornografico, virus e via dicendo più facilmente dell’utente dial-up tradizionale.

Stando alle rilevazioni della NCSA, una organizzazione che cerca di diffondere una maggiore consapevolezza delle opportunità e dei rischi connessi all’uso sempre più diffuso di internet, gli utenti del broad band ritengono spesso di essere persino più al sicuro degli altri utenti. Secondo la NCSA, invece, la connessione permanente o semi-permanente alla rete associata ad un indirizzo IP spesso statico può rendere gli utenti a banda larga obiettivi più “interessanti” per cracker e affini.

Ma non ci sono solo gli attacchi informatici veri e propri a preoccupare la NCSA. La maggioranza degli utenti infatti, pur disponendo di software antivirus, non lo aggiorna con regolarità e molti, fino al 40 per cento, non disporrebbero neppure di un firewall di sicurezza.

Tutto questo secondo NCSA si scontra con il fatto che il 77 per cento degli utenti broad band “si sente al sicuro” e che l’86 per cento ritiene di essere al sicuro anche da attacchi diretti al proprio computer.

Keith Nahigian, consulente per la Homeland Security dell’amministrazione Bush, ha commentato i risultati affermando che devono spingere ad informare meglio e di più gli utenti sulle problematiche di sicurezza.

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09 06 2003
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