Chi è il vero padre di quel videogame?

Alcuni studenti tentano di ribellarsi alle politiche interne di alcune scuole per aspiranti game developer, chiedendo di veder riconosciuta la proprietà intellettuale, spesso detenuta dalla scuola stessa

Roma – Sconforto e malcontento: questi in sintesi i sentimenti espressi dagli studenti di alcune delle cosiddette scuole per game designer statunitensi. La motivazione di tale frustrazione risiede in una serie di emergenti controversie legali intraprese contro le scuole stesse e soprattutto contro la politica di gestione della proprietà intellettuale delle opere: in alcune scuole, la normativa interna prevede che il lavoro realizzato da uno studente sia di proprietà della scuola stessa.

il simbolo del copyright Una politica interna adottata anche dal celebre DigiPen Institute of Tecnology , college statunitense focalizzato sulla generazione di nuove leve nel settore del gaming: i diritti relativi a qualsiasi gioco sviluppato dagli studenti sono insindacabilmente di proprietà dell’istituto. Una scelta opinabile, che secondo qualcuno tende a legare le mani ai game developer in erba: è il caso di Zach Aikman, ex studente dell’istituto che durante il periodo di studi ha realizzato con alcuni colleghi uno shooting game per PC premiato in numerosi festival e molto apprezzato nell’underground. Nonostante il gioco fosse stato ideato senza alcuna finalità commerciale, il successo del passaparola ha portato numerosi publisher a prendere contatti con gli autori del gioco per una possibile commercializzazione con prezzi che oscillano tra i 5 e i 10 dollari a copia.

Una volta consci del potenziale della “loro” creatura, Aikman e soci hanno tentato di intavolare un dialogo con la dirigenza dell’istituto, chiedendo di fare un’eccezione e di concedere loro i diritti per la pubblicazione. La risposta dell’istituto è stato un No perentorio: “Hanno preferito non creare un precedente per paura che altri studenti facessero le stesse nostre richieste. Sinceramente non capisco il perché di tali scelte: è come se in una scuola d’arte uno studente realizza un dipinto spendendo tempo e fatica per poi lasciarne i meriti alla scuola” ha dichiarato lo sviluppatore.

Una decisione che ha lasciato l’amaro in bocca ad Aikman e compagni: veder pubblicato uno dei primi lavori sarebbe di certo stato un ottimo biglietto da visita per chiunque all’inizio della propria carriera. Motivo per cui gli ex studenti si sono rivolti ad un avvocato.

Assolutamente diverso il punto di vista dell’istituto: “La nostra politica è la stessa da sempre ed è molto chiara: qualsiasi cosa venga sviluppato all’interno della scuola è completamente di proprietà dell’istituto” dichiara Claude Comair, fondatore di DigiPen. “Del resto siamo solo una scuola: non siamo qui per competere con l’industria del videogame. Le nostre capacità si limitano al solo insegnamento su come realizzare i videogame partendo da budget minimi. Inoltre, non avendo nessun modo per provare in maniera effettiva quanti e quali studenti abbiano realmente partecipato al progetto, preferiamo agire in questo modo, per evitare problemi. Per questo motivo invito sempre gli allievi a non presentare nei progetti scolastici qualsiasi lavoro che stia loro a cuore”.

Va comunque detto che non tutti gli istituti per game developer adottano le stesse politiche: quello di DigiPen è solo un esempio. In molte altre realtà dislocate in varie parti del mondo, tutti i diritti dei videogame sviluppati dagli studenti rimangono ai creatori stessi. Di sicuro in questo caso la politica adottata pare penalizzante per l’arte stessa del videogame, limitandone la possibile commercializzazione e, in alcuni casi, lasciando nel cassetto titoli interessanti che potrebbero diventare importanti.

La musica non cambia nemmeno nel settore privato, area in cui gli interessi sono comunque più alti: tutte le idee di un dipendente, anche quelle partorite fuori dagli orari di lavoro o fuori dall’ufficio, appartengono alla società. Va comunque detto che a differenza del settore privato, gli istituti di formazione generalmente non hanno interesse a monetizzare il lavoro degli studenti: “Non abbiamo mai venduto un solo gioco creato dagli studenti e non abbiamo intenzione di farlo” continua Comair.

Una scelta controproducente secondo qualcuno: tenere imbrigliati da vincoli che non portano a nulla di buono delle idee che possono riscontrare successo tra gli utenti è di sicuro uno svantaggio per tutti, ma in particolar modo per chi quelle idee le ha concepite. È per questo che Aikman sta pensando ad un modo per poter ripristinare le idee del progetto lasciato nell’oblio: “Sapevamo bene che la scuola detiene diritti sul gioco e sul codice, così come sapevamo che non si possono detenere i diritti delle meccaniche di gioco. Così abbiamo deciso di iniziare a ripensare il gioco riscrivendolo con un codice diverso, tenendo l’originale come dimostrazione del nostro talento” spiega Aikman.

Vincenzo Gentile

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  • alias scrive:
    proprio non riesco a capire
    Prendiamo ad esempio i programmatori; sono persone che per essere formate al loro mestiere devono investire anni della loro vita (programmare non è facile). Possibile che tutta questa competenza acquisita con fatica e dedizione valga così poco ?
  • Capitan Farlocc scrive:
    Iene :ieri sera a Google !!!
    ieri sera alle iene guardavo una intervista ad un italiano che lavora( o lavorava ..boh..magari l han segato pure lui) a Google e vedevi sti megauffici con la gente in bici, caffe gratis per tutti,uee che bello la coca cola gratis nel frigo macchinette senza spiccioli..ue che bello perche qua in america e diverso fanno tutto per tenerti e che bello giochiamo a pallavolo di fuori...bene..possiamo assumerli a Microsoft come CO.CO.CO a 600 euro al mese..popcorn e gazzosa gratis per tutti..
  • ritalove scrive:
    rita43hope@yahoo.com
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  • Marco Marcoaldi scrive:
    Lo scrissi proprio ieri ......
    http://www.j3njy.it/2008/11/25/leconomia-e-in-un-circolo-vizioso-per-viziosi-senza-circolo/Se qualcuno è interessato alla mia "analisi" non solo in ambito IT il link è quello sopra !
    • Birba scrive:
      Re: Lo scrissi proprio ieri ......
      Sito simpatico :DComunque sembra dubbio che saltano via 10'000 posti di lavoro (tra l'altro sembra che erano sempre temporanei questi qua).Mah...
  • Davide Impegnato scrive:
    Macchinette
    Ma anche a casa Google, come da Microsoft, le macchinette distribuiscono la cocacola gratis? sarebbe interessante capirlo, per vedere se effettivamente non vi siano altri tagli... ma forse tagliare sulle macchinette genererebbe più scontenti...
    • Renji Abarai scrive:
      Re: Macchinette
      che commento stupido
      • Davide Impegnato scrive:
        Re: Macchinette
        Non è un commento stupido: quanto ci sono delle persone che devono lasciare il posto di lavoro, vuol dire che è momento di stringere la cinghia. Allora, si è stretta la cinghia subito sui lavoratori o prima si è cercato di tagliare le spese veramente superflue?Non mi pare di aver detto una cretinata, no?
        • Renji Abarai scrive:
          Re: Macchinette
          insomma vuoi sapere se hanno chiuso la piscina, la palestra, hanno venduto le playstation...Guugle è buona!E anche se non fosse così non è un onlus e come società che deve fare profitti se vede un'area superflua può mandare a casa la gente. E si, anche se avessero le fontane che sparano succo di frutta negli uffici.
          • Davide Impegnato scrive:
            Re: Macchinette
            Ma la serietà di un datore di lavoro, a meno per quanto mi riguarda, si calcola anche considerando il rispetto che ha per quei "numeri" che percepiscono il suo stipendio.Certo, poi in USA le cose funzionano molto diversamente rispetto a qui da noi, però.... mi auguro solo che adesso non mi chiudano Orkut a causa della mancanza di personale! :'(
          • Renji Abarai scrive:
            Re: Macchinette
            Se ho un ramo da tagliare perchè è in perdita e il progetto non interessa perchè devo privare gli altri che lavorano e producono di certi vantaggi e preservare questi che non mi servono?Questa è la mentalità che dovrebbe esserci anche in Italia e vedi quanti scansafatiche si ritrovano per strada.
          • Darshan scrive:
            Re: Macchinette
            - Scritto da: Renji Abarai
            Se ho un ramo da tagliare perchè è in perdita e
            il progetto non interessa perchè devo privare gli
            altri che lavorano e producono di certi vantaggi
            e preservare questi che non mi
            servono?

            Questa è la mentalità che dovrebbe esserci anche
            in Italia e vedi quanti scansafatiche si
            ritrovano per
            strada.hai pienamente ragione. dobbiamo smetterla con l'assistenzialismo italiano
          • anonimo scrive:
            Re: Macchinette

            Se ho un ramo da tagliare perchè è in perdita e
            il progetto non interessa perchè devo privare gli
            altri che lavorano e producono di certi vantaggi
            e preservare questi che non mi servono?"Dignità della persona": prima dovresti tagliare tutto il superfluo e se non basta, solo allora, effettuare i licenziamenti.
          • Renji Abarai scrive:
            Re: Macchinette
            - Scritto da: anonimo
            "Dignità della persona": prima dovresti tagliare
            tutto il superfluo e se non basta, solo allora,
            effettuare i licenziamenti.Interesse dell'azienda: per mantenere e spronare "X" dipendenti in maniera dignitosa e che fanno il loro lavoro, tagliare i rami marci che portano solo costi.
          • Ma basta... scrive:
            Re: Macchinette
            Tipico atteggiamento da imprenditore/dirigente itaGliano, appena uscito dal LIUC e infarcito di cazzate.Tronchetti Brovera sarebbe orgoglioso di te... Un po' meno la gente sulle cui spalle e famiglie si è arricchito.
          • Renji Abarai scrive:
            Re: Macchinette
            La gente che lavora e non ha paura di sgobbare trova sempre lavoro.I laureati fighetti stanno in cerca una vita e mezzo.
          • Davide Impegnato scrive:
            Re: Macchinette
            Mi permetto di dissentire: non è vero che basta aver voglia di lavorare per lavorare. Almeno, non a sentire i licenziati....
    • MENAGGER scrive:
      Re: Macchinette
      - Scritto da: Davide Impegnato
      Ma anche a casa Google, come da Microsoft, le
      macchinette distribuiscono la cocacola gratis?
      sarebbe interessante capirlo, per vedere se
      effettivamente non vi siano altri tagli... ma
      forse tagliare sulle macchinette genererebbe più
      scontenti...credo che con due conti si capisca presto: magari salvi DUE lavoratori...
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