Chi lavora passa troppo tempo online

Lo sostiene Websense, che vende software alle aziende per consentire loro di monitorare l'uso che gli impiegati fanno di Internet. In Italia le sanzioni per uso personale della Rete sono rare
Lo sostiene Websense, che vende software alle aziende per consentire loro di monitorare l'uso che gli impiegati fanno di Internet. In Italia le sanzioni per uso personale della Rete sono rare


Roma – I datori di lavoro italiani non sono molto severi con i propri dipendenti che utilizzano Internet per scopi personali durante l’orario di lavoro. Questo uno dei dati di interesse di uno studio appena presentato da Websense e realizzato dalla britannica Taylor Nelson Sofres.

Il rapporto, Web@Work Survey 2001, cerca di comprendere quale sia l’atteggiamento delle imprese nei diversi paesi europei rispetto all’uso che viene fatto di Internet da parte dei propri dipendenti. Stando al rapporto, i lavoratori europei non sono solo attirati online dalla pornografia ma anche da siti che consentono di prenotare vacanze (52 per cento), di perseguire interessi personali (42 per cento) o hobby particolari (41 per cento) e persino di acquistare online (28 per cento).

In totale, affermano i ricercatori, tre ore di lavoro alla settimana vengono “perdute” per gli interessi personali dei lavoratori. Ore che in Italia vengono sanzionate cinque volte meno frequentemente che in Gran Bretagna. In Germania e in Francia, secondo la ricerca, la frequenza di provvedimenti disciplinari dovuti a questo è poco più alto di quello italiano.

Secondo lo studio, più di metà delle aziende europee non si occupa affatto di quello che i propri impiegati fanno con Internet mentre ben due terzi dei lavoratori si dice disponibile ad accettare un “contingentamento” dell’uso della Rete sul luogo di lavoro.

Va detto che Websense ha realizzato lo studio in quanto azienda specializzata nella fornitura di software per filtrare i contenuti del Web e, soprattutto, per monitorare le attività online. I pacchetti di controllo di Websense, infatti, vengono venduti alle aziende che intendono tenere sott’occhio le attività Web dei propri impiegati. Aziende che, secondo Websense, hanno naturalmente un gran bisogno di questi software.

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19 04 2001
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