Chiude Skype Italia?

Skype pensa alla riorganizzazione e riporta tutto il marketing in un'unica sede, a Londra. Fra le business unit coinvolte nel riassetto organizzativo c'è anche quella italiana
Skype pensa alla riorganizzazione e riporta tutto il marketing in un'unica sede, a Londra. Fra le business unit coinvolte nel riassetto organizzativo c'è anche quella italiana

Roma – Londra caput mundi. Almeno per Skype che, dopo tre anni di vita e una crescita senza soste, ha preso la decisione di rivedere il proprio assetto organizzativo e accentrare il marketing nella capitale londinese. Ciò comporta la “cessata attività” di alcune business unit locali, tra cui figura anche quella italiana.

Skype aveva cominciato ad aprire country unit in alcuni Paesi del vecchio continente con lo scopo dichiarato di consentire, in ogni realtà locale, una migliore penetrazione del suo soft-VoIP, sia a livello consumer che a livello business. E in quegli stessi Paesi, gli utenti registrati confidavano nel fatto che una business unit locale potesse operare a loro favore, ottenendo ad esempio migliori tariffe SkypeOut (il servizio che consente di telefonare agli utenti delle reti tradizionali) e la possibilità di essere chiamati telefonicamente con un numero SkypeIn. Così è avvenuto anche in Italia, dove Skype ha aperto una filiale guidata da Enrico Noseda (già amministratore delegato di Parla.it ), che poco più di un mese fa aveva illustrato la strada percorsa fino ad allora.

Alla luce di questo, la recente – e sorprendente – decisione di Skype appare quindi un autentico dietro-front. Per approfondire la questione, Punto Informatico ha interpellato Imogen Bailey, responsabile a livello internazionale delle pubbliche relazioni di Skype, che ha dichiarato: “Skype è cresciuta molto, ma molte cose sono cambiate in tre anni, e anche da nove mesi a questa parte. Skype è entrata a far parte del gruppo eBay e oggi vi lavorano 516 persone. La crescita è stata rapida e importante, ma poco armonica”.

Da qui nascerebbe l’esigenza di fare ordine. “La nostra necessità – aggiunge Bailey – è di agevolare il rapporto tra il marketing e il settore dello sviluppo. Lo scopo della nostra riorganizzazione è solo questo: gli utenti non si devono spaventare, le evoluzioni possono sempre portare novità positive. L’attitudine a cambiare ed evolvere fa parte di Skype”.

La riorganizzazione si concretizzerà a breve termine, e Bailey precisa che riguarderà 40 persone: 14 di queste usciranno dall’azienda, mentre le altre assumeranno un incarico diverso all’interno del mondo Skype. Sul destino di Skype Italia e dello stesso Noseda, Bailey ha spiegato che “è tra le persone coinvolte nella riorganizzazione, insieme ad alcuni colleghi francesi, polacchi e britannici. Al momento non so dire di più, ma nei prossimi giorni potremmo essere in grado di fornire più dettagli”.

Riguardo a problematiche che l’utenza italiana considera ancora aperte (come la possibilità di ottenere un numero SkypeIn e miglioramenti tariffari), aggiunge: “Non ci dimentichiamo che gli utenti italiani rappresentano una fetta importante del nostro mercato. Le questioni rimangono aperte e le azioni che avevamo intrapreso in questa direzione per andare incontro alle loro esigenze non si interromperanno. Anche su questo vi terremo aggiornati”.

Dario Bonacina

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03 12 2006
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