Chiudere Napster è stato inutile

Questo il succo di uno studio che dimostra la rapidissima crescita dei sistemi di file-sharing: + 500% dopo la crociata anti-Napster. La RIAA potrebbe non riuscire a tappare le falle prima di veder affondare la nave
Questo il succo di uno studio che dimostra la rapidissima crescita dei sistemi di file-sharing: + 500% dopo la crociata anti-Napster. La RIAA potrebbe non riuscire a tappare le falle prima di veder affondare la nave


Roma – Chiudere Napster è stato inutile. Questo sembra essere il succo di uno studio appena presentato da Jupiter Media Metrix, uno studio secondo cui l’uso dei diversi sistemi di file-sharing disponibili online è aumentato esponenzialmente negli ultimi sei mesi.

Un incremento così imponente da aver portato la quantità di file scambiati e utenti interessati a questi sistemi molto vicino all’incredibile livello che raggiunse Napster nel suo momento di massima espansione. E ad essere scambiati non sono solo file musicali, brani protetti da diritto d’autore, ma anche altri generi di file, video e software in particolare.

Nello specifico, il rapporto della società di rilevazione sostiene che tra marzo e agosto il numero di utenti unici dell’applicazione Napster è sceso del 49 per cento mentre è salito di ben il 492 per cento l’uso di sistemi di file-sharing alternativi. Riferendosi al mercato americano, Jupiter ha rilevato a marzo 1,2 milioni di utenti per questi sistemi, un numero ora cresciuto quasi a quota 7 milioni, mentre Napster è sceso dai 10,8 ai 5,5 milioni.

Non solo. Webnoize, osservatorio sul file-sharing, sostiene che il numero di brani e file scambiati tramite le alternative a Napster in agosto è salito a quota 3,05 miliardi, un numero superiore rispetto al “record” di Napster, che lo scorso febbraio consentì la condivisione di 2,79 miliardi di brani musicali.

I software e ambienti di condivisione e scambio dei file preferiti dagli utenti sono gli stessi che nei giorni scorsi sono stati accusati dai discografici della RIAA, quelli che scatenarono una vera e propria crociata contro Napster, di veicolare file pirata. La RIAA chiede l’immediata chiusura di Kazaa Media Desktop e WinMX , due sistemi che secondo Jupiter insieme “totalizzano” 2,5 milioni di utenti. E accusa di favorire la pirateria anche Aimster , che totalizza quasi un milione di utenti. Ancora non è nel mirino della RIAA, invece, Morpheus , sistemone che si propone come nuovo “leader degli alternativi” con 2,3 milioni di utenti unici ad agosto.

Il fenomeno del file-sharing, che dopo la vittoria della crociata anti-Napster ha subito un vero momento di sbandamento, sembra ora riprendere un vigore travolgente. Lo confermano gli esperti di Jupiter. Secondo Mark Mooradian la questione della condivisione dei file è tutt’altro che conclusa e i sistemi che la consentono non sono fenomeni effimeri.

“Dopo un periodo post-Napster di latenza – ha spiegato Mooradian – quando la gente ancora non aveva sentito della presenza di alternative, in cui non abbiamo visto molta crescita di questi ambienti, siamo ora in una fase nella quale si vede la stessa crescita esponenziale che ha caratterizzato l’inizio del fenomeno Napster”.


L’osservatorio di ricerca considera molto elevate le probabilità che sistemi come Kazaa e Morpheus non siano che all’inizio del proprio cammino di crescita, che potrebbe ulteriormente accelerare.

“Il motivo sta nel come evolvono queste cose – ha dichiarato Mooradian – il loro valore cresce mano a mano che crescono le loro dimensioni. Più persone si iscrivono più aumentano i contenuti disponibili e maggiore è la banda disponibile”.

Proprio in riferimento all’ultima iniziativa della RIAA contro alcuni di questi sistemi, Mooradian ha avvertito che questa volta sarà molto più difficile reprimere questi sistemi di quanto accadde con Napster, e questo perché le architetture di questi sistemi non sono centralizzate, sono anzi distribuite: “Non ci sono indici centrali e si lavora su un network distribuito composto da moltissimi client e server”.

Bisogna poi sottolineare che i dati riferiti da Jupiter sono indicativi della sola situazione americana, e se si uniscono a quelli forniti da Webnoize, si ha l’idea dell’enorme difficoltà che avranno i discografici e i detentori dei diritti d’autore a farli rispettare in tutto il mondo.

Sarà in effetti proprio questo il fronte più caldo nei prossimi mesi e forse anni per il diritto d’autore applicato alle tecnologie di rete.

Dalla parte della RIAA e dell’industria in generale ci sono alcune importanti vittorie, quella su Napster, certo, ma anche quella su mp3.com, due servizi nati all’interno della rete e divenuti l’incubo dei produttori e di molti artisti. Non solo, la RIAA può contare oggi su leggi più specifiche e “ampie” contro coloro che utilizzano questi sistemi e persino contro i provider che ospitano server utilizzati per questi scambi.

A giocare contro la RIAA e l’industria, invece, sono le architetture dinamiche dei sistemi di file-sharing, che da Gnutella in poi hanno saputo dimostrare di poter essere adattati facilmente ad esigenze diverse e a diverse finalità di utilizzo. Non solo, oggi i sistemi in campo sono più di uno, com’era invece all’epoca di Napster. E questo anche perché gli utenti hanno imparato che possono utilizzare più sistemi contemporaneamente, hanno anche appreso che bisogna guardarsi in giro per trovarli. E i dati di queste ore dimostrano che non hanno alcuna intenzione, almeno per il momento, di smettere di condividere file. Si sta aprendo una nuova battaglia e, questa volta, l’incertezza su quale parte la spunterà è massima.