Chromecast, sviluppatori a porno zero

Google distribuisce la versione definitiva dell'SDK per il suo dongle USB, un gadget che resterà a ogni modo blindato e da cui è esclusa la possibilità visionare contenuti pruriginosi per soli adulti

Roma – Il dongle Chromecast ha finalmente il suo kit di sviluppo (SDK) ufficiale, un kit che i programmatori potranno usare per realizzare nuove app per un gadget che al momento non ne offre poi molte. Restano i tanti vincoli imposti da Google, compreso quello che vieta i contenuti pornografici.

Il nuovo SDK è stato completamente rinnovato rispetto alla “developer preview” precedente, annuncia Google , e contiene tutto il necessario (API, librerie ed esempi di codice) per realizzare app progettate per fruire di contenuti sul grande schermo domestico a partire da smartphone, tablet o computer portatili.

Chromecast costa poco ma non è Android, e Google ci tiene a riaffermare questo fatto imponendo restrizioni piuttosto significative su quello che le nuove “app” possono o non possono fare: i termini di utilizzo dell’SDK non includono più limitazioni ai canali di distribuzione delle app, tuttavia ogni sviluppatore dovrà ora registrarsi (previo pagamento di 5 dollari) sulla Cast Developer Console e sottoporre ogni singola app al giudizio del Googleplex.

Insomma anche Chromecast rispetta in pieno il modello Disneyland dei computer imposto dai gadget mobile, con in più la prospettiva di trasformare il dongle in uno strumento di advertising con condivisione dei (teorici) profitti fra Google e gli sviluppatori.

Nella Disneyland dei gadget mobile il porno non è molto ben visto, si sa, e per l’economico Chromecast le cose non sono certo diverse: la policy imposta dal nuovo SDK agli sviluppatori prevede chiaramente che scene di nudo, atti sessuali palesi o materiale “sessualmente esplicito” siano escluse dall’uso del dongle e relative “app”. E gli adulti che usano il gadget? Per loro c’è sempre il computer.

Alfonso Maruccia

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  • ruppolo scrive:
    Per esporre i propri prodotti...
    ...a Google è sufficiente raccogliere dagli smartphone Android la foto assegnata dai proprietari dello smartphone al loro stesso contatto, e farne dei poster.
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