Cina, fuori i videogiochi irredenti

Un gioco di calcio osa parlare di Taiwan, Hong Kong e Tibet come di paesi autonomi. Un'offesa indigeribile per il culto dell'impero che domina la nomenklatura pechinese
Un gioco di calcio osa parlare di Taiwan, Hong Kong e Tibet come di paesi autonomi. Un'offesa indigeribile per il culto dell'impero che domina la nomenklatura pechinese


Pechino (Cina) – Un gioco sotto accusa ma, questa volta, non si tratta di violenza a go-go o di scene piccanti. La censura si deve ad una sfida contenuta nel gioco che le autorità cinesi hanno tutte le intenzioni di prendere di petto, vietando tout-court la diffusione del titolo sul proprio territorio.

Si sta parlando di “Soccer Manager 2005” che non è l’ennesima versione dell’innocente gioco del pallone in versione videoludica, è un game che a quanto pare si permette di trattare Hong Kong, Macao, Taiwan e il Tibet come fossero stati indipendenti. Queste località, che Pechino considera province della grande Cina comunista, nel gioco dispongono di squadre a sé che, orrore!, possono persino giocare contro la nazionale cinese. Nel caso del Tibet, poi, parrebbe che nel game venga nominato “Tibet Cinese”, definizione che non è piaciuta a Pechino, a cui forse piacerebbe di più un “Cina Tibetana”, chissà.

Stando all’agenzia di stato Xinhua , la commercializzazione del gioco è ufficialmente fuorilegge in quanto lede la sovranità nazionale della Cina e dunque anche la legge cinese.

L’offesa contenuta nel videogame, che doveva comunque ancora essere distribuito in Cina, è talmente sgradita al regime che i siti web e gli operatori di net café sono stati avvertiti: multe e sanzioni sono pronte per chiunque consenta agli utenti di scaricare il gioco o di giocarlo sul proprio computer.

Come noto, il Tibet è oggi per Pechino il frutto di una sanguinosa conquista condotta dal regime maoista, Hong Kong, come Macao, è da qualche anno tornata sotto il dominio cinese mentre Taiwan, a cui Pechino si riferisce come propria provincia, da molti anni ha dichiarato la propria indipendenza, pagando le pressioni cinesi sui governi del Mondo affinché tale indipendenza non fosse riconosciuta.

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08 12 2004
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