Cina, guerra del Popolo contro il porno

La delazione funziona: raccolte più di 22mila segnalazioni sul sito governativo dedicato. Gli utenti cinesi denunciano alle autorità chi si esprime troppo liberamente o pubblica foto osé, dannose per i giovani
La delazione funziona: raccolte più di 22mila segnalazioni sul sito governativo dedicato. Gli utenti cinesi denunciano alle autorità chi si esprime troppo liberamente o pubblica foto osé, dannose per i giovani

Pechino – “Una Guerra del Popolo”. Così il presidente cinese Hu Jintao, dal marzo 2003 l’uomo più potente dell’oligarchia comunista pechinese, ha definito lo svilupparsi della grande battaglia contro la pornografia via Internet, ritenuta l’emblema della decadenza del mondo occidentale oltreché un danno insostenibile per le menti dei giovani cinesi.

L’accelerazione contro quelli che sono da sempre contenuti Internet invisi all’apparatchick è rappresentata da un ultimatum contro i webmaster lanciato dalle autorità. Secondo tale ultimatum chiunque abbia sulle proprie pagine web dei contenuti di tipo pornografico, come le immagini provocanti ampiamente utilizzate anche in Cina per attirare visitatori sul proprio sito, deve rimuoverle entro settembre . Non si tratta quindi soltanto di siti “specializzati” e interamente dedicati al porno ma anche di spazi web che indugiano nel pubblicare, tra le altre cose, anche immagini trasgressive . Chi non eseguirà l’ordine non solo vedrà sospesa la licenza di pubblicare il proprio sito ma diverrà anche obiettivo del pugno di ferro antiporno del regime, che potrà concretizzarsi anche con pene detentive. In questo senso vengono lette le dichiarazioni del ministro della Pubblica sicurezza Zhou Yongkang secondo cui chi viola la legge deve essere punito con estrema severità.

Per i webmaster l’ultimatum non è da sottovalutare. Non solo le autorità cinesi hanno già individuato almeno 500 siti a rischio , secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Xinhua, ma soprattutto sono inondati dalle delazioni dei cittadini : sarebbero infatti decine di migliaia coloro che rispondendo ad un appello governativo si sarebbero trasformati in crociati dell’antiporno, segnalando la presenza di “scollatezze” e altri contenuti sgraditi al regime su molti siti cinesi.

Il presidente cinese Secondo Xinhua , infatti, il vicedirettore dell’Ufficio dell’Informazione del Consiglio di Stato, Cai Mingzhao, ha dichiarato che sono più di 22mila le segnalazioni inviate dai cittadini dall’inizio del mese, quando il servizio di raccolta delle delazioni fu allestito. Notizie che, oltretutto, consentono alle autorità di muoversi spacciando la propria azione come frutto dell’indignazione popolare .

Inutile dire che il timore degli osservatori internazionali, quelli che in questi anni hanno assistito al giro di vite del regime contro siti e newsgroup o alla condanna ai lavori forzati per i cyberdissidenti , è che la lotta alla pornografia web costituisca un nuovo e più efficace strumento di controllo politico su quanto avviene sulla rete cinese. In questo senso, peraltro, vengono letti episodi come la chiusura di migliaia di internet café o l’ intercettazione di massa degli SMS .

Secondo Cai, però, la guerra al porno web è un’esigenza imprescindibile, perché si tratta di materiali che “aggrediscono gravemente la società, inquinano l’ambiente sociale e danneggiano la salute fisica e psicologica dei giovani”.

Da segnalare che, contestualmente alla battaglia contro il porno, si moltiplicano le iniziative delle autorità per diffondere l’educazione sessuale anche nelle province rurali e anche nelle scuole elementari. Un’esigenza che si sposa con l’ormai storica necessità di assicurare un ferreo controllo sulle nascite.

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19 07 2004
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