Cina, la censura online è divertente

L'idea del regime: una mascotte colorata e carina che indichi con un sorriso agli utenti web la presenza di sistemi di monitoraggio e filtri internet. Presto sorrideranno molti siti nazionali
L'idea del regime: una mascotte colorata e carina che indichi con un sorriso agli utenti web la presenza di sistemi di monitoraggio e filtri internet. Presto sorrideranno molti siti nazionali

Shenzhen (Cina) – La repressione sistematica delle libertà digitali sta per acquistare una tinta accattivante. L’amministrazione di Shenzhen ha infatti creato due coloratissime mascotte destinate ai maggiori siti web ad accesso pubblico: Jingjing e Chacha, due simpatici poliziotti la cui presenza su certe pagine e servizi, forum, bacheche e chat indicherà la presenza delle cosiddette guardie rosse telematiche addette alla censura.

La notizia arriva direttamente da Shanghaiist , pubblicazione gestita da statunitensi trapiantati in estremo oriente. “Le nuove forze speciali di polizia telematica entrate in azione all’inizio del 2006”, sostiene l’autore Dan Washburn, “vogliono rendere la loro presenza meno ingombrante e sembrare come innocui cartoni animati”. Il problema è che “i due poliziotti a fumetti sembrano innocui fintanto le loro controparti reali non si riversano a casa tua per confiscare tutti i tuoi computer”, aggiunge Washburn, “specie dopo che hai parlato del Tibet, della corruzione e dell’assenza di diritti umani”.

Con questa mossa, forte di una certa influenza orwelliana, i burocrati del partito comunista cinese intendono intimidire gli utenti Internet prima ancora che osino esprimere informazioni e concetti proibiti . Jingjing e Chacha, gioco di parole sulle due parti del termine jingcha (polizia), sono già iniziati ad apparire su alcuni grandi portali della provincia di Shenzhen. La loro immagine è sempre accompagnata da una sorta d’avvertimento: “Questo è un luogo pubblico, quindi state attenti a cosa dite”.

La mascotte pechinese L’immagine delle due mascotte, in certi casi, può essere addirittura utilizzata per seguire un apposito collegamento ipertestuale e mettersi in contatto diretto con un operatore di polizia telematica. Gli uffici addetti al mantenimento dell’ordine online, secondo fonti locali, sono presenti in almeno 700 città della Repubblica Popolare Cinese e puntano a fornire un servizio di sorveglianza ed assistenza agli utenti Internet.

Le autorità di Pechino hanno più volte fatto sapere che la massiccia presenza di poliziotti su Internet è dovuta a motivi di “sicurezza interna”, in modo da “combattere la minaccia delle truffe” e “salvaguardare l’integrità morale degli utenti”. La cruda realtà, ormai sempre più evidente, è che il governo cinese ha paura delle potenzialità democratizzanti della Rete.

Nonostante la violazione dei diritti umani sia uno degli aspetti più vergognosi della Cina moderna, destinata ad un ruolo sempre più centrale nel futuro dell’alta tecnologia, il tentativo di nascondere questa anomalia dietro una maschera fumettistica non può che far riflettere ulteriormente sulle intenzioni della più grande dittatura planetaria.

Tommaso Lombardi

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19 01 2006
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