Cina: smettetela di parlare di censure

Per la prima volta il regime pechinese risponde ufficialmente all'ondata di indignazione che ha circondato le più severe misure contro la libertà di espressione online
Per la prima volta il regime pechinese risponde ufficialmente all'ondata di indignazione che ha circondato le più severe misure contro la libertà di espressione online


Pechino – La questione è semplice: tutti i paesi regolano l’accesso e la funzionalità dei nuovi media e così intende fare il governo cinese. A dichiararlo è stato il portavoce del ministero degli Affari esteri di Pechino, Qin Gang, che con poche battute ha cercato di minimizzare e svalutare il nuovo imponente giro di vite varato dal governo.

“Qualsiasi media in qualsiasi paese – ha dichiarato Qin – deve seguire leggi e regolamenti. Ogni paese nel Mondo regolamenta Internet e i media in base alle leggi. E’ solo naturale, non c’è motivo di farne un caso”.

Qin, che si è ben guardato dal parlare di giornalisti condannati a 10 anni di carcere o degli infiniti casi di censura abbattutisi su blogger e utenti internet, non ha però voluto entrare nel dettaglio delle ultimissime novità varate dal regime, come la “piattaforma di riferimento” che dovrà standardizzare le notizie pubblicate online dai siti cinesi.

Ciò che però è più significativo nella dichiarazione di Qin, è il fatto che il regime abbia voluto in questo modo prendere atto pubblicamente dell’esistenza di critiche dentro e fuori dalla Cina per le politiche adottate da Pechino.

Come noto, secondo le nuove norme, chi pubblicherà informazioni online dovrà non solo ottenere una autorizzazione delle autorità ma anche assicurarsi che non mettano a repentaglio la sicurezza nazionale o che non disturbino “l’ordine sociale”. Regolamenti, insomma, come dice Qin.

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27 09 2005
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