Cina, sotto torchio un altro untore telematico

Du Daobin viene equiparato ad un virus, capace di diffondere in patria pericolose idee democratiche e persino di accettare fondi dall'estero per pubblicare articoli destabilizzanti per il regime
Du Daobin viene equiparato ad un virus, capace di diffondere in patria pericolose idee democratiche e persino di accettare fondi dall'estero per pubblicare articoli destabilizzanti per il regime


Pechino – Du Daobin è in galera dal novembre dell’anno scorso perché ha scritto troppo e ha avuto l’ardire di pubblicare in rete quello che ha scritto.

Come riportato anche dall’agenzia di stampa cinese di regime, Xinhua , lo scorso novembre Du è stato prelevato da agenti di polizia nella provincia dello Hubei dopo che il suo nome era stato collegato ad un totale di 28 articoli sovversivi apparsi su internet.

Le autorità dell’Ufficio per la sicurezza pubblica provinciale di Hubei hanno dichiarato all’agenzia cinese che il 39enne Du non solo avrebbe “incitato al sovvertimento dello stato” con le sue parole ma sarebbe persino stato capace di ottenere fondi dall’estero per dare corpo alle sue mire controrivoluzionarie. Non contento, quel mostro filodemocratico avrebbe persino aiutato certi “individui” e certe “organizzazioni” internazionali a pubblicare su siti cinesi articoli “dannosi alla sicurezza dello stato”.

Per questo, ha fatto sapere la thought police cinese, sulla testa di Du pendono accuse come “l’incitamento colpevole alla sovversione del potere dello stato attraverso la pubblicazione di falsità”.

Ma l’aria che il signor Du deve respirare in questi giorni è testimoniata anche dalla trionfante dichiarazione delle autorità secondo cui l’incallito dissidente avrebbe “confessato i fatti che costituiscono il suo crimine”.

Ai più smaliziati non sembra un caso che la vicenda di Du sia stata occultata in un periodo in cui sono aumentate le pressioni internazionali sulla Cina sul fronte dei diritti civili e soprattutto nei giorni in cui è giunto in Europa il presidente cinese Hu Jintao, peraltro ampiamente contestato a Parigi proprio sulla questione dei cyberdissidenti .

Sullo stesso argomento vedi anche:
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17 02 2004
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