Cina, un anno di grande muraglia digitale

Il dipartimento per la propaganda ha snocciolato i numeri, parlando di un miglioramento evidente nell'ambiente culturale cinese. Chiusi 60mila siti porno, eliminate informazioni sgradite al governo
Il dipartimento per la propaganda ha snocciolato i numeri, parlando di un miglioramento evidente nell'ambiente culturale cinese. Chiusi 60mila siti porno, eliminate informazioni sgradite al governo

Tempo di grandi numeri per la propaganda cinese, all’alba di un nuovo anno di lotta a quei contenuti web particolarmente sgraditi, inopportuni, poco consoni al robusto sviluppo psicofisico dei ragazzi. La cosiddetta grande muraglia digitale ha resistito senza essere scalfita in questi ultimi dodici mesi.

Tutti i numeri di Wang Chen
A prendere la parola è stato Wang Chen, attualmente a capo del dipartimento per la propaganda in terra cinese. Chen ha innanzitutto sottolineato come sia stato riscontrato un “notevole miglioramento nell’ambiente culturale online” del paese asiatico.

Un miglioramento che ha abbracciato il controllo governativo del web, con 1,79 milioni di siti Internet monitorati dalle autorità di Pechino. Si tratta di una strategia che ha portato nell’anno 2010 all’eliminazione di 350 milioni di informazioni , tra cui immagini, articoli o filmati.

I numeri snocciolati con entusiasmo da Chen non sono finiti qui. L’agguerrita crociata del governo cinese si è in particolare abbattuta contro i siti pornografici, chiusi in una quantità che avrebbe superato le 60mila unità . Circa 5mila persone sono state accusate di aver diffuso online materiale osceno, mentre per 58 gestori è finita con almeno 5 anni di carcere .

Cina non vuol dire pirateria
La lista stilata dal ministero della Cultura pare aver già raggiunto quota 237 siti , tutti responsabili di violazione del copyright. Secondo i dati ufficiali , un terzo di questi spazi online sarebbe già stato chiuso.

L’intenzione del governo del paese asiatico è di inasprire la lotta alla pirateria musicale, offrendo però ai vari siti la possibilità di cessare ogni attività illecita e chiedere una sorta di autorizzazione per poter continuare la propria vita in Rete .

Polizia molto cinguettante
Che piattaforme social come Facebook e Twitter non siano particolarmente gradite alle autorità cinesi è cosa ormai nota. Il corpo di polizia del paese pare invece interessato a sfruttare le possibilità offerte dal microblogging.
Sarebbero già 500 gli account aperti online .

Uno dei più seguiti è Pechino Sicura , con circa 300mila follower . Un sorridente poliziotto cartoon offre ai suoi seguaci una serie di consigli pratici per evitare problemi con la legge. Ad esempio, non provare a nascondere la targa e tutti attenti a non lasciare in giro oggetti di valore.

Mauro Vecchio

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07 01 2011
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