Cisco accusata per la censura cinese

Un giornalista statunitense accusa Cisco di aver violato le leggi USA: le tecnologie utilizzate dalla Internet blindata di Pechino sono contrarie ai regolamenti sulle esportazioni verso la Repubblica Popolare
Un giornalista statunitense accusa Cisco di aver violato le leggi USA: le tecnologie utilizzate dalla Internet blindata di Pechino sono contrarie ai regolamenti sulle esportazioni verso la Repubblica Popolare


Taipei (Taiwan) – Cisco è al centro delle polemiche nell’ultimo libro di Ethan Gutmann, giornalista di fama e collaboratore dell’edizione asiatica del Wall Street Journal . Rivolgendosi al mondo dell’industria IT, Gutmann avverte: “Fate molta attenzione alla Cina, è un partner commerciale particolarmente pericoloso”. Intervistato dal Taipei Times per la presentazione del suo ultimo libro, Losing the New China: A Story of American Commerce, Desire, and Betrayal , Gutmann attacca Cisco , accusata di aver venduto tecnologia proibita alla Repubblica Popolare Cinese.

Secondo l’autore, residente in Cina dal 2001, l’ Internet supercontrollata in mano al Partito Comunista è frutto del collaborazionismo di Cisco , che gode di un indice di penetrazione pari all’80% nel promettente mercato cinese dei router. Il sistema attualmente in uso, che tiene sotto stretta osservazione gli oltre 100 milioni di utenti cinesi, sarebbe stato venduto da Cisco come parte integrante di un “pacchetto servizi” destinato alle autorità di Pechino.

Cisco avrebbe costruito un database di stato , aggiornato in tempo reale ed esteso fino ai cellulari d’ultima generazione, che permette alle autorità di censurare arbitrariamente tutte le forme di comunicazione digitale. Gutmann rincara la dose, non risparmiando parole aspre per l’azienda leader nella produzione di infrastrutture di rete: Cisco “ha violato le norme statunitensi in materia di esportazioni verso la Cina”.

Infatti le norme americane vietano la vendita alle autorità cinesi di molte delle tecnologie più avanzate: vista l’attuale situazione cinese, caratterizzata da un controllo centralizzato iperinvasivo che si abbatte persino sui motori di ricerca , in molto ritengono che Cisco abbia effettivamente violato queste leggi. Persino il Washington Post , sebbene in sordina, si è scagliato contro Cisco.

“Il mercato cinese è promettente ed offre grandi possibilità”, sottolinea Gutmann, “ma non dobbiamo mai perdere di vista la necessità di avere una visione a lungo termine”: l’auspicio dell’esperto è che le aziende occidentali usino prudenza prima di accettare i bavagli imposti dalla particolarissima dittatura cinese, definita da Gutmann come “fascismo dalle caratteristiche cinesi”.

L’ulteriore preoccupazione espressa dall’autore è che “la tecnologia di controllo sviluppata per il mercato cinese possa presto arrivare all’interno dei nostri confini”, seppur adattandosi alle differenti esigenze dell’attuale situazione in Occidente, dove urge l’uso di tecnologie avanzate per la lotta al terrorismo internazionale, alla criminalità organizzata ed alla pirateria.

Tommaso Lombardi

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04 09 2005
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