Che c*o?
, Maledizione!
, Ma che cavolo fa?
. Imprecare contro un assistente AI che non fa quello che dovrebbe è oramai un rito universale. Ma Claude Code non si limita a ricevere le imprecazioni, va a caccia.
Tra le rivelazioni più bizzarre emerse dal leak di oltre 500.000 righe di codice di Claude Code, c’è un file chiamato “userPromptKeywords.ts” che contiene un pattern regex che scansiona ogni messaggio inviato dall’utente alla ricerca di parolacce e segnali di frustrazione.
Il leak di Claude Code svela che l’AI monitora parolacce e segnali di frustrazione
Il regex, uno strumento di ricerca testuale usato nella programmazione da decenni, niente di sofisticato, controlla ogni messaggio per parole e frasi specifiche: “wtf,” “wth,” “omfg,” “dumbass,” “horrible,” “awful,” “piece of ****,” “f*** you,” “screw this,” “this sucks” e diverse altre “metafore colorite,” come le definisce chi ha analizzato il codice.
Non è un sistema AI che interpreta il sentimento, è un semplice Ctrl+F automatico che cerca corrispondenze testuali esatte. Ma il fatto che esista e che sia integrato in Claude Code è la parte interessante.
Perché lo fa (probabilmente)
Il leak rivela l’esistenza della funzione, ma non spiega a cosa serva. Anthropic non ha ancora commentato. Le ipotesi più plausibili sono due.
La prima: telemetria. Monitorare la frequenza delle parolacce è un modo semplice per capire se un modello o una funzionalità sta funzionando bene. Se dopo un aggiornamento le imprecazioni aumentano del 40%, qualcosa è andato storto, e si scopre senza dover leggere migliaia di feedback.
La seconda: adattamento comportamentale. Un picco di frustrazione rilevata potrebbe far scattare un cambiamento nel comportamento di Claude, renderlo più empatico, più apologetico, più cauto. Una specie di sensore emotivo rudimentale che permette all’AI di capire che l’utente sta perdendo la pazienza e di aggiustare il tiro.
Solo Claude Code? O anche il resto?
La funzione è stata trovata nel codice di Claude Code, lo strumento per gli sviluppatori. Il codice delle app desktop e web di Claude non era incluso nel leak, quindi non sappiamo se la stessa scansione esiste anche lì. E non sappiamo se ChatGPT, Gemini o altri concorrenti hanno funzioni simili nascoste nel proprio codice.
Ma la domanda è legittima: se un’azienda scansiona i messaggi alla ricerca di parolacce in uno strumento per sviluppatori, è ragionevole chiedersi cosa succede negli strumenti usati da centinaia di milioni di utenti consumer… La prossima volta che s’impreca contro Claude, da qualche parte nel codice, l’AI sta prendendo nota. Meglio saperlo.