Cloudflare deve bloccare l'accesso ai siti pirata

Cloudflare deve bloccare l'accesso ai siti pirata

Il Tribunale di Milano ha ordinato a Cloudflare di bloccare l'accesso a tre siti BitTorrent, impedendo l'uso del suo servizio di resolver DNS 1.1.1.1.
Il Tribunale di Milano ha ordinato a Cloudflare di bloccare l'accesso a tre siti BitTorrent, impedendo l'uso del suo servizio di resolver DNS 1.1.1.1.

Cloudflare deve impedire agli utenti di accedere ai siti pirata attraverso il suo resolver DNS 1.1.1.1. Questa è la decisione del tribunale di Milano, dopo aver esaminato il ricorso presentato dall’azienda californiana contro l’ordinanza emessa nel mese di luglio. Festeggiano quindi le organizzazioni di categoria IFPI e FIMI.

Cloudflare non può agevolare la pirateria

L’Agenzia per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) aveva ordinato agli ISP di bloccare l’accesso a tre siti BitTorrent (kickasstorrents.to, limetorrents.pro e ilcorsaronero.pro), dopo aver ricevuto la denuncia da Sony Music, Universal Music e Warner Music. Ma per aggirare il blocco è possibile utilizzare i DNS pubblici di Cloudflare, Google o OpenDNS. Il Tribunale di Milano ha emesso un’ingiunzione cautelare, ordinando a Cloudflare di impedire l’accesso tramite il noto servizio di resolver DNS 1.1.1.1. L’azienda statunitense aveva impugnato il provvedimento e ora lo stesso tribunale ha rigettato il ricorso.

Cloudflare aveva evidenziato che non è responsabile dei contenuti pubblicati sui siti e che il blocco tramite DNS non è una misura efficace, in quanto può essere aggirato con una VPN. Il Tribunale di Milano ha sottolineato che non esiste nessuna difficoltà tecnica, quindi l’accesso ai tre siti deve essere bloccato.

Questo tipo di blocco è stato adottato in Germania, ma in Italia è il primo caso in assoluto. L’ordine è stato già rispettato da Cloudflare. Quando l’utente prova ad accedere ai tre siti, il browser mostra l’errore HTTP 451 (non disponibile per motivi legali). I tre siti non sono raggiungibili nemmeno con i DNS di Google e OpenDNS.

Frances Moore, CEO di IFPI, ha dichiarato:

I servizi di CloudFlare consentivano agli utenti di accedere a siti web in violazione del copyright che sottraggono ricavi a coloro che investono e creano musica. Confermando l’ordinanza originaria contro CloudFlare, il Tribunale di Milano ha stabilito un precedente importante secondo cui gli intermediari online possono essere obbligati a prendere provvedimenti efficaci se i loro servizi sono utilizzati per la pirateria musicale.

Questo è invece il commento di Enzo Mazza, CEO di FIMI:

Questa è una decisione importante per l’Italia, e non solo: Cloudflare, così come altri intermediari che forniscono servizi simili, dovrebbero intensificare i propri sforzi per impedire agli utenti di accedere a siti web illegali di cui è stato ordinato il blocco.

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Fonte: TorrentFreak
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Pubblicato il 10 nov 2022
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