Scrivere un curriculum vitae è un esercizio di equilibrismo. Da una parte bisogna sembrare competenti senza risultare arroganti, dall’altra bisogna essere sintetici, ma non troppo per evitare di tagliare fuori le cose che contano. Il tutto compresso in una o due pagine che qualcuno scorrerà in trenta secondi prima di decidere se vale la pena continuare a leggere. Non stupisce che la maggior parte delle persone detesti farlo e lo rimandi fino all’ultimo momento possibile.
L’intelligenza artificiale può dare una mano concreta in questo processo, ma a una condizione: che non le si lasci fare tutto. Un curriculum interamente generato da un chatbot si riconosce a distanza, ha quel tono perfetto e impersonale che i selezionatori ormai identificano al volo. Lo strumento funziona quando si usa come un assistente che aiuta a strutturare, riformulare e vedere la propria esperienza da punti di vista diversi. Non come un sostituto.
Cinque passaggi per trasformare l’AI nel miglior alleato per il CV
Ecco come farlo in cinque passaggi, con i prompt precisi da usare.
Primo step: raccogliere tutto prima di iniziare
La tentazione è aprire il chatbot e partire subito. Un errore classico. Prima di scrivere una sola riga serve avere sotto mano tutto il materiale grezzo: il curriculum attuale (se esiste), la lista completa di ogni lavoro, tirocinio, collaborazione volontaria o progetto significativo. Per ogni esperienza, annotare cosa si è fatto, quando lo si è fatto e, dettaglio cruciale, cosa si è ottenuto concretamente.
Anche i risultati che sembrano modesti vanno scritti. L’intelligenza artificiale è brava a prendere un fatto apparentemente banale e presentarlo in modo che ne emerga il valore reale. Ma ha bisogno della materia prima, senza fatti concreti, produce solo frasi generiche.
Una volta raccolto tutto, caricare il curriculum esistente nella conversazione oppure, se si parte da zero, incollare le informazioni grezze direttamente nelle istruzioni. Il punto chiave è ricordare cosa lo strumento può e non può fare. È in grado di strutturare le informazioni con chiarezza, suggerire formulazioni migliori, identificare le competenze trascurate. Quello che non può fare è inventare esperienze o trasformare un percorso professionale in qualcosa che non è.
Secondo step: il profilo professionale che apre le porte
Il profilo professionale sta in cima al curriculum ed è la prima cosa che un selezionatore legge. Due o tre frasi che devono comunicare chi si è, cosa si sa fare e cosa si cerca. Sembra semplice, ed è per questo che quasi tutti lo sbagliano: o troppo vago, o troppo pomposo, o talmente generico da poter appartenere a chiunque.
Se si ha già un profilo che suona debole o datato, ecco il prompt da utilizzare: Come posso migliorare questo profilo professionale per un ruolo di [ruolo desiderato]? Ecco quello attuale: [incollare il testo].
Se si parte da zero, invece: Aiutami a scrivere un profilo professionale di 2-3 frasi per un ruolo di [ruolo o posizione desiderata]. Ho [X anni] di esperienza nel settore [settore] e mi occupo principalmente di [competenze o aree principali].
Il chatbot genererà una proposta. Leggerla con spirito critico è fondamentale. Suona come qualcosa che si direbbe davvero? Rappresenta fedelmente l’esperienza? Se usa espressioni che non appartengono al proprio vocabolario o ha quel tono da profilo aziendale scritto dal reparto comunicazione, chiedere di riscriverlo in modo più naturale. Il profilo deve sembrare una persona che parla di sé con sicurezza, non un comunicato stampa.
Terzo step: descrivere le esperienze senza annoiare
Qui l’intelligenza artificiale dà il meglio di sé. Per ogni posizione lavorativa, bisogna fornire al chatbot le informazioni di base, quindi ruolo, azienda, periodo, attività svolte, e poi chiedere: Aiutami a scrivere 3-5 punti per questa esperienza lavorativa che evidenzino responsabilità e risultati ottenuti: [descrivere il ruolo e cosa si faceva].
Il risultato sarà quasi sempre ben strutturato, con verbi d’azione incisivi, focus sui risultati piuttosto che sulle mansioni, formato professionale pulito. Ma è proprio qui che serve l’occhio critico. Ogni punto va verificato con una domanda semplice: è accurato? I selezionatori esperti riconoscono le esagerazioni, e sopravvalutare il proprio ruolo è peggio che essere modesti. Se un punto descrive delle responsabilità che in realtà non si avevano, va corretto senza esitazioni.
Per chi ha periodi di interruzione nel percorso lavorativo, ignorarli è la strategia peggiore. Meglio affrontarli direttamente: Come posso presentare un’interruzione di [durata] nel mio curriculum in modo onesto e professionale? Durante quel periodo ho [descrivere cosa si è fatto, se applicabile].
Il chatbot suggerirà modi per inquadrare il periodo in modo trasparente, che si tratti di lavoro autonomo, formazione, responsabilità familiari o altro. L’importante è che corrisponda alla verità.
Quarto step: adattare il curriculum all’offerta specifica
Un curriculum generico ottiene risultati generici. Questa è una di quelle verità che tutti conoscono e di cui quasi nessuno tiene conto, perché personalizzare ogni candidatura richiede tempo. Ma con l’intelligenza artificiale diventa un gioco da ragazzi.
Basta trovare l’annuncio della posizione desiderata, copiare l’intero testo e incollarlo nella conversazione insieme al proprio curriculum. E poi chiedere:
Prompt: Ecco la descrizione di un’offerta per il ruolo di [ruolo]. Come posso adattare il mio curriculum per allinearlo meglio a questi requisiti? [Incollare la descrizione dell’offerta e il proprio curriculum].
Il chatbot identificherà le parole chiave e le competenze richieste dall’annuncio che andrebbero messe in evidenza. Potrebbe suggerire di fare ordine nelle esperienze per portare in primo piano ciò che è più pertinente, oppure far emergere competenze che si possiedono ma non sono state menzionate con sufficiente risalto. L’obiettivo non è inventare nulla, ma presentare in modo strategico ciò che c’è già.
Vale la pena chiedere anche: In base alla mia esperienza, quali competenze dovrei valorizzare di più per questo ruolo?
Per chi sta cambiando settore invece, può essere utile chiedere: Sto passando dal settore [settore attuale] al settore [settore desiderato]. Come posso presentare la mia esperienza in modo che risulti attraente per i datori di lavoro in [settore di destinazione]?”
L’intelligenza artificiale è particolarmente brava nel riconoscere le competenze trasversali, cioè quelle abilità che restano valide anche cambiando settore o ruolo. Inoltre, sa tradurre il lavoro svolto in un linguaggio coerente con il nuovo settore per cui ci sta candidando. Per esempio, “Gestione del team di vendita” può diventare “Coordinamento e leadership operativa di un team orientato agli obiettivi”. La sostanza non cambia: guidare le persone verso i risultati. In questo modo l’esperienza lavorativa diventa trasferibile e rilevante.
Quinto step: rileggere, correggere e dare un tocco più umano
A questo punto si ha una bozza completa. La tentazione di copiarla così com’è e di considerarla finita è forte. Ma è essenziale resistere. È importante chiedere al chatbot una revisione finale: Puoi rivedere questo curriculum vitae e fornire suggerimenti per migliorare la chiarezza, la coerenza e l’impatto complessivo? [Incollare il curriculum completo].
Lo strumento scoverà ripetizioni, incoerenze nel formato, verbi generici e altri problemi che spesso sfuggono durante la stesura. Ma il passaggio più importante viene dopo: leggere il curriculum ad alta voce. Non è un consiglio tanto per, è la prova del nove. Se leggendolo ci si sente come un generatore di frasi perfette, ma artificiali, significa che l’AI ha fatto troppo e la mano umana troppo poco. Il CV deve suonare professionale, ma anche come qualcosa che una persona vera scriverebbe.
Ultimo step, la formattazione. È bene usare un modello pulito, leggibile e coerente. Una pagina è l’ideale per chi è all’inizio della carriera, due pagine sono accettabili per chi ha più esperienza. La sostanza conta più dell’estetica, ma un curriculum disordinato dà una pessima impressione, meglio evitare.
Naturalmente, l’AI può aiutare anche a prepararsi a un colloquio di lavoro. Saper raccontare in modo efficace le proprie competenze ed esperienze fa la differenza.