Comunica/ Si fa presto a dire Comunicazione

di Simone Favaro. Ma è da lì che giunge il vento delle nuove tecnologie, che assorbe con nuovi linguaggi e nuovi strumenti forme di comunicazione nate in altri ambienti, che ora possono dare, e dire, di più


Roma – Sentiamo costantemente parlare di comunicazione dalla stampa, dalle aziende, dai nostri amici e spesso noi stessi utilizziamo il termine. Se provassimo a chiedere a chiunque il significato della parola, tutti saprebbero dare, in base alla propria esperienza, una definizione di comunicazione: il pubblicitario, probabilmente, direbbe che la comunicazione è il messaggio che l’azienda utilizza per promuovere il proprio prodotto ; un giornalista la identificherebbe con l’informazione; l’azienda sottolineerebbe le azioni ed i processi rivolti a promuovere la propria immagine sul mercato. Tutte definizioni corrette e tutte, allo stesso tempo, limitate. Infatti, se si pensa all’origine latina del termine ( communicare= far partecipi altri di ciò che è nostro ), è intuibile che “comunicazione” comprende tutte le definizioni e che ciascuna di esse è una delle possibili applicazioni: è ricorrente l’aspetto della relazione tra un soggetto che comunica (azienda, giornalista ma anche la persona comune) e uno che riceve il messaggio (cliente, lettore o l’amico); è meno comune, invece, l’interazione tra le persone.

La televisione, la radio, il giornale, originariamente, non prevedevano che il destinatario potesse rispondere al messaggio inviato. Tale mancanza implica l’impossibilità dello scambio d’opinioni che rende attiva le relazioni tra persone e che è motivo di crescita. I mezzi di comunicazione di massa hanno cercato di sopperire a tale limite introducendo, di volta in volta, le lettere al direttore, l’opinione, le telefonate dal pubblico a casa. Il problema, comunque, rimane data l’impossibilità di raccogliere tutte le opinioni e la possibilità di decidere quali pubblicare.

Internet, da questo punto di vista, rappresenta la rivoluzione copernicana della comunicazione di massa poiché, la sua stessa struttura decentrata, sposta il focus dalla fonte al destinatario, il quale diventa il motore del processo. L’utente non è più soggetto passivo della comunicazione, ma lui stesso decide se visitare o meno il sito, se usufruire dell’informazione di A piuttosto che del servizio di B.
A distanza di 6-7 anni dall’esplosione di massa del fenomeno internet, le potenzialità dello strumento non sono comprese appieno anche se, lentamente, le aziende si strutturano in modo da sfruttare i vantaggi competitivi offerti dal mezzo: accessibilità, interazione, collaborazione, multimedialità, personalizzazione e in poche parole i servizi. Sul lato della personalizzazione ormai sono note le potenzialità offerte dalle tecnologie server-side che consentono di generare, come avviene in moltissimi portali, contenuti ad hoc per l’utente.

L’aspetto maggiormente difficile, su cui ancora esiste forte diffidenza da parte delle aziende, è quello della collaborazione. Con il termine: estensione naturale di interazione, si indica la possibilità di creare valore attraverso la creazione di rapporti tra gli utenti. Per comprendere meglio le possibilità è possibile pensare a Linux, prodotto nato in rete e per la rete e che, grazie al lavoro distribuito permesso da internet, sta sempre più crescendo e ha generato nuove opportunità di business.

Un ulteriore limite dell’attuale percezione relativa al mezzo tecnologico, è costituita dalla distinzione che è operata tra i diversi strumenti che usufruiscono della rete come canale di trasmissione. Il termine internet, infatti, comunemente richiama alla mente il browser e le pagine web. In realtà esso comprende un insieme di servizi e di tecnologie che possono essere indipendenti da tali strumenti; si pensi, ad esempio, alla web-tv, alle web-radio ma anche alle chat, alle video conferenze e agli strumenti di phone on line. Anche se progettati per utilizzare protocolli differenti, tutti i mezzi sfruttano la rete come canale di trasmissione. Questo implica la possibilità di integrarli al fine di costituire un servizio multimediale.

Un esempio, tutt’altro che futuristico, consiste nella possibilità di creare un call center net based in cui il cliente si connette al sito dell’azienda e, attraverso un opportuno plug-in, è in grado di mettersi in contatto con il servizio assistenza mentre sta navigando all’interno del sito.

Una simile ipotesi sarebbe stata irrealizzabile, sino ad un anno fa, per la limitatezza di banda che caratterizzava la rete italiana. Con la diffusione delle tecnologie ADSL, DSL e le trasmissioni su fibra ottica, questo servizio ormai è potenzialmente alla portata di molti. Il valore aggiunto si concretizza sia per l’azienda, che non è più costretta a pagare un numero verde, sia per l’utente che in un unico strumento è in grado di usufruire di più servizi.

Internet, quindi, si appresta a divenire un sistema integrato in cui la comunicazione concentra tutti i suoi aspetti di contenuto e relazione inglobando, al suo interno, gli strumenti che fino ad oggi richiedevano mezzi (televisione, radio, stampa, telefono, ecc.) e modalità di utilizzo differenti.

Simone Favaro
Vicepresidente AISCOM

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  • Anonimo scrive:
    piccola precisazione
    faccio parte del Working Group di I2Cvorrei solo precisare che l'intento dell'inizia è rispondere in qualche modo all'esclusione di laureati in informatica, diplomati e gente che si è guadagnata il diritto a "fare" informatica dall'albo (riservato solo ai sig. ingegneri)Nessun pagamento, nessuna certificazione inutilesolo un tentativo "dalla base" di fare qualcosa di concreto invece che di mugugnare e basta
    • Anonimo scrive:
      precisazione della precisazione
      --------Precisazione: in questo progetto informatici laureati di Scienze, laureatidi Ingegneria e esperti senza laurea o con laurea in ambito non informaticohanno pari dignità. L'idea è quella di lavorare insieme per laqualificazione dell'informatica a beneficio del consumatore. Obiettivi estrategie sono precisati nel documento di progetto che si può scaricare dalsito www.i2c.it--------E' che mi lascio un po' andare a volte. Non vorrei che si pensasse che ce l'abbiamo con gli ingegneri, non è certo colpa loro questa situazione
  • Anonimo scrive:
    i2c è della Philips!!!
    Egggià, oltretutto i2c già esiste; chiunque compili il Kernel di Linux può leggere questa descrizione (/usr/src/linux/Documentation/i2c/summary):I2C (pronounce: I square C) is a protocol developed by Philips. It is a slow two-wire protocol (10-100 kHz), but it suffices for many types of devices.Iniziativa sfigata...
    • Anonimo scrive:
      Re: i2c è della Philips!!!
      Se non sbaglio I2C è anche un tipo di circuito integrato...
      • Anonimo scrive:
        Re: i2c è della Philips!!!
        In giro per il mondo chissà quanti altri significati sono attribuiti a i2c. Con tre lettere c'è davvero poca speranza di essere unici al mondo. E' già un miracolo che i2c.it fosse libero.Forse conviene andare un po' al di là della sigla e leggere il documento di progetto, dove sono indicati obiettivi e strategia, anche per fugare dubbi circa possibili secondi fini.Ciao!antonio.capani@i2c.it- Scritto da: ldsandon
        Se non sbaglio I2C è anche un tipo di
        circuito integrato...
        • Anonimo scrive:
          Re: i2c è della Philips!!!

          Forse conviene andare un po' al di là della
          sigla e leggere il documento di progetto,
          dove sono indicati obiettivi e strategia,
          anche per fugare dubbi circa possibili
          secondi fini.No, grazie, non mi interessa.Mi basta il titolo per capire che questa iniziativa è destinata a prematura (?) scomparsa nel limbo delle idee inutili.E' già tanto che qualcuno l'abbia notata...- Scritto da: capani
          In giro per il mondo chissà quanti altri
          significati sono attribuiti a i2c. Con tre
          lettere c'è davvero poca speranza di essere
          unici al mondo. E' già un miracolo che
          i2c.it fosse libero.

          Forse conviene andare un po' al di là della
          sigla e leggere il documento di progetto,
          dove sono indicati obiettivi e strategia,
          anche per fugare dubbi circa possibili
          secondi fini.

          Ciao!
          antonio.capani@i2c.it

          - Scritto da: ldsandon

          Se non sbaglio I2C è anche un tipo di

          circuito integrato...
  • Anonimo scrive:
    NOOOOOOOOO!!! ANCORA?!?!?!!
    Eccone un'altro...Magari a pagamento, no?Scusate lo scetticismo...
    • Anonimo scrive:
      Re: NOOOOOOOOO!!! ANCORA?!?!?!!
      A pagamento? No, all'inizio no, poi quando piano piano questo gruppo si sara' trasformato in un ente a sovvenzione regionale, poi pararegionale e poi parastatale, vedrai come non si trasforma nell'Ordine degli Informatici! E allora si che sara' a pagamento, per tutta la vita perche' saranno loro a gestire i soldi che forse avrai per la pensione.
  • Anonimo scrive:
    criterio generale di qualità?
    la qualità di un servizio informatico dipende dalle esigenze stesse del servizio, dal singolo caso.diffido di documenti, su documenti, su documenti: a cosa vogliono sopperire?cerchiamo - noi tutti informatici - di dare risultati: se i risultati sono buoni, non servono documenti che lo constatino o che difendino qualcuno.continuo a constatare che in Italia si preferiscono chiacchiere e distintivi alla qualità del prodotto: "bravo, hai fatto un ottimo prodotto, la qualità del tuo software eccelle; ti promuovo! da oggi guadagnerai di più e ti occuperai di management! contento?"io sono contento, ma il software buono chi lo produce?iniziative come questa, non fanno che procurarmi tristezza ulteriore: sembra un comitato per la malasanità. spero che il mondo informatico abbia ancora carte da giocare, prima di veder nascere gruppi di tutela dei consumatori.:-(
    • Anonimo scrive:
      Re: criterio generale di qualità?
      Chiacchere e distintivo!AHAHAH!!!GENIALE!Definizione sintetica e tagliente che centra perfettamente il bersaglio...- Scritto da: matro
      la qualità di un servizio informatico
      dipende dalle esigenze stesse del servizio,
      dal singolo caso.

      diffido di documenti, su documenti, su
      documenti: a cosa vogliono sopperire?

      cerchiamo - noi tutti informatici - di dare
      risultati: se i risultati sono buoni, non
      servono documenti che lo constatino o che
      difendino qualcuno.

      continuo a constatare che in Italia si
      preferiscono chiacchiere e distintivi alla
      qualità del prodotto: "bravo, hai fatto un
      ottimo prodotto, la qualità del tuo software
      eccelle; ti promuovo! da oggi guadagnerai di
      più e ti occuperai di management! contento?"

      io sono contento, ma il software buono chi
      lo produce?

      iniziative come questa, non fanno che
      procurarmi tristezza ulteriore: sembra un
      comitato per la malasanità. spero che il
      mondo informatico abbia ancora carte da
      giocare, prima di veder nascere gruppi di
      tutela dei consumatori.

      :-(
    • Anonimo scrive:
      Re: criterio generale di qualità?
      - Scritto da: matro
      la qualità di un servizio informatico
      dipende dalle esigenze stesse del servizio,
      dal singolo caso.

      diffido di documenti, su documenti, su
      documenti: a cosa vogliono sopperire?

      cerchiamo - noi tutti informatici - di dare
      risultati: se i risultati sono buoni, non
      servono documenti che lo constatino o che
      difendino qualcuno.

      continuo a constatare che in Italia si
      preferiscono chiacchiere e distintivi alla
      qualità del prodotto: "bravo, hai fatto un
      ottimo prodotto, la qualità del tuo software
      eccelle; ti promuovo! da oggi guadagnerai di
      più e ti occuperai di management! contento?"

      io sono contento, ma il software buono chi
      lo produce?

      iniziative come questa, non fanno che
      procurarmi tristezza ulteriore: sembra unmi piacerebbe sapere perche' procurano ulteriore tristezza
      comitato per la malasanità. spero che il
      mondo informatico abbia ancora carte da
      giocare, prima di veder nascere gruppi di
      tutela dei consumatori.Non vedo nulla di male nel tutelare i consumatori , anche se l'iniziativa e' piu' dalla parte dei produttori che dei consumatori.L'informatica italiana soffre della presenza di troppi improvvisati, di troppi personaggi che tutelano ilproprio personale tornaconto ancor prima di realizzare un servizio verso un "cliente".Non ho nulla contro i titoli accedemici o contro la loro mancanza, ho molto da dire contro improvvisati lettori di riviste che dall'oggi al domani si improvvisano esperti informatici di internet o programmatori approfittando che oggi gli strumenti di produzione sono facilmente reperibili.Costoro , indipendentemente dalla tipologia del lciente a cui si rivolgono, aumentano l'ignoranza del utente verso lo strumento informatico.Non esiste il prodotto milgiore o peggiore, sicuramente esiste il servizio migliore o peggiore.L'utente, il consumatore, oggi non e' in grado di riconoscere i prodotti ,non e' in grado di esercitare il potere di scelta che gli spetta di diritto ; iniziative del genere dovrebbero favorire la crescita degli utenti per permettergli di poter scegliere.

      :-(
      • Anonimo scrive:
        Re: criterio generale di qualità?

        L'utente, il consumatore, oggi non e' in
        grado di riconoscere i prodotti ,non e' in
        grado di esercitare il potere di scelta che
        gli spetta di diritto ; iniziative del
        genere dovrebbero favorire la crescita degli
        utenti per permettergli di poter scegliere.Si, vabbè, tutto sacrosanto, ma...perchè si dovrebbero rivolgere proprio a I2C ???- Scritto da: rino


        - Scritto da: matro

        la qualità di un servizio informatico

        dipende dalle esigenze stesse del
        servizio,

        dal singolo caso.



        diffido di documenti, su documenti, su

        documenti: a cosa vogliono sopperire?



        cerchiamo - noi tutti informatici - di
        dare

        risultati: se i risultati sono buoni, non

        servono documenti che lo constatino o che

        difendino qualcuno.



        continuo a constatare che in Italia si

        preferiscono chiacchiere e distintivi alla

        qualità del prodotto: "bravo, hai fatto un

        ottimo prodotto, la qualità del tuo
        software

        eccelle; ti promuovo! da oggi guadagnerai
        di

        più e ti occuperai di management!
        contento?"



        io sono contento, ma il software buono chi

        lo produce?




        iniziative come questa, non fanno che

        procurarmi tristezza ulteriore: sembra un

        mi piacerebbe sapere perche' procurano
        ulteriore tristezza


        comitato per la malasanità. spero che il

        mondo informatico abbia ancora carte da

        giocare, prima di veder nascere gruppi di

        tutela dei consumatori.

        Non vedo nulla di male nel tutelare i
        consumatori , anche se l'iniziativa e' piu'
        dalla parte dei produttori che dei
        consumatori.
        L'informatica italiana soffre della presenza
        di troppi improvvisati, di troppi personaggi
        che tutelano ilproprio personale tornaconto
        ancor prima di realizzare un servizio verso
        un "cliente".
        Non ho nulla contro i titoli accedemici o
        contro la loro mancanza, ho molto da dire
        contro improvvisati lettori di riviste che
        dall'oggi al domani si improvvisano esperti
        informatici di internet o programmatori
        approfittando che oggi gli strumenti di
        produzione sono facilmente reperibili.
        Costoro , indipendentemente dalla tipologia
        del lciente a cui si rivolgono, aumentano
        l'ignoranza del utente verso lo strumento
        informatico.
        Non esiste il prodotto milgiore o peggiore,
        sicuramente esiste il servizio migliore o
        peggiore.
        L'utente, il consumatore, oggi non e' in
        grado di riconoscere i prodotti ,non e' in
        grado di esercitare il potere di scelta che
        gli spetta di diritto ; iniziative del
        genere dovrebbero favorire la crescita degli
        utenti per permettergli di poter scegliere.





        :-(
        • Anonimo scrive:
          Re: criterio generale di qualità?
          - Scritto da: Ottav(i)o Nano

          L'utente, il consumatore, oggi non e' in

          grado di riconoscere i prodotti ,non e' in

          grado di esercitare il potere di scelta
          che

          gli spetta di diritto ; iniziative del

          genere dovrebbero favorire la crescita
          degli

          utenti per permettergli di poter
          scegliere.
          Si, vabbè, tutto sacrosanto, ma...
          perchè si dovrebbero rivolgere proprio a I2C
          ???
          Esistono altre forme simili? io spero perche' i2c ha dimostrato di essere onesto nelle risposte, pero' se fosse adicosulm farebbe lo stesso, l'importante e' cominciare a qualificare la domanda ma sopratutto l'offerta, intesa come onesta' di risposta .In fondo e' ora che inizino da pate degli utenti richieste di risarcimento per le inefficenze di alcuni fornitori.Se l'automibile si rompe vado dal venditore e pretendo risercimenti, se compro un capo difdettato idem, se ho a che fare con un idraulico che fa danni lo denuncio , perche' questo no deve esistere anche per i consumatori di prodotti informatici?e perche' gli informatici devono essere trattati nei contratti collettivi di lavoro come dei metalmeccanici quando svologono incarichi profondamente diversi?e' perche' i professionisti non possono tutelarsi con forme assicurative verso i rischi del loro operato? i medici sono pur assicurati.etc etc
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