Condannato il trafficante di codici Microsoft

IllWill aveva cercato di vendere online parti dei codici sorgente di Windows 2000 e Windows NT, sottratti da sconosciuti nel 2004; adesso sconterà due anni in carcere
IllWill aveva cercato di vendere online parti dei codici sorgente di Windows 2000 e Windows NT, sottratti da sconosciuti nel 2004; adesso sconterà due anni in carcere


New York (USA) – Si è chiuso l’ultimo capitolo della spy-story sui codici sorgente di Microsoft rubati nel 2004. L’epilogo non ha fatto luce sui mandanti, ma l’unico imputato – colpevole di averli diffusi online, lucrandoci sopra – è stato condannato a due anni di reclusione e tre anni di libertà vigilata, con controllo informatico del suo PC .

William “IllWill” Genovese era stato arrestato lo scorso autunno per aver pubblicato e tentato di commercializzare – sul suo sito IllMob.org – alcune porzioni del codice sorgente di Windows 2000 e Windows NT. Un investigatore privato, al soldo di Microsoft , era riuscito a stanarlo e in seguito aveva fornito le prove della sua colpevolezza agli inquirenti. La Corte Federale di New York, pur non riconoscendo IllWill colpevole di furto, ha deciso di condannarlo per aver violato lo U.S. Economic Espionage Act , la legge che vieta la commercializzazione di documenti industriali rubati.

Secondo Mark Rasch, procuratore del Dipartimento di Giustizia per il cybercrimine, la difesa ha potuto approfittare del fatto che il “codice” era diventato di dominio pubblico. La pubblicazione online su IllMob.org, infatti, era avvenuta in contemporanea con la diffusione sui siti underground di hacking e le piattaforme di file-sharing. “Questo ragazzo non ha partecipato al furto, e probabilmente non ha cospirato con nessuno per questa azione. Una volta che ha postato il tutto online, non si trattava più di un segreto. A un certo punto sono diventate informazioni di dominio pubblico”, ha dichiarato Rasch, che oltre a lavorare per il Dipartimento di Giustizia è il vice-presidente della società di sicurezza Solutionary .

Genovese, però, è convinto che la condanna sia stata influenzata dalla sua fedina penale. Dal 1996 ha subito una serie di piccole condanne per crimini minori, come furti d’auto, graffitismo illegale e hacking. “In verità ogni cosa che faccio, la faccio al contrario. Mi piace disegnare, quindi graffitare. Mi piace la musica, quindi ho sottratto le radio di alcuni ragazzi che odiavo durante le superiori. Mi piacciono i computer, e quindi l’hacking”, ha confermato Genovese.

Ma il giudice non sembra aver voluto calcare la mano e ha rigettato la richiesta di risarcimento – circa 70 mila dollari – depositata da Microsoft. La colpa è stata quella di voler lucrare su dati che ormai iniziavano a circolare online. Il tutto condito da altre attività malviste, come la pubblicazione online di “foto e video rubati” di alcune star, come il file amatoriale hard-core del cantante dei Limp Bizkit, Fred Durst.

Microsoft non ha ancora commentato la sentenza, ma nel tempo ha più volte espresso timori al riguardo della diffusione dei suoi codici sorgenti, sottolineando che potrebbero agevolare l’operato della criminalità informatica.

Dario d’Elia

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29 01 2006
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