I quattro principali operatori di telecomunicazioni europei, ovvero Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno sottoscritto una lettera di intenti relativa alla possibile offerta congiunta per la futura assegnazione dello spettro di frequenze riservate ai servizi mobile via satellite (MSS). Le telco lanciano quindi la sfida a Starlink di SpaceX.
Chi fornirà la connettività satellitare?
La Commissione europea ha proposto una nuova modalità di assegnazione delle licenze per la banda di frequenza di 2 GHz usata dai servizi mobile via satellite (MSS). Le attuali licenze, assegnate a EchoStar e ViaSat (due società statunitensi), scadono nel 2027. Servono per i cosiddetti servizi D2D (Direct-to-Direct), ovvero la connettività satellitare tramite i tradizionali smartphone.
La Commissione europea vuole assegnare due terzi della banda alle aziende europee in nome della sovranità tecnologia. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dai servizi offerte da aziende statunitensi. SpaceX aveva fortemente criticato la decisione, evidenziando le conseguenze negative per gli utenti. L’ambasciatore statunitense ha minacciato ritorsioni da Washington, se verrà limitato l’accesso a SpaceX.
In base alla lettera di intenti, Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone potrebbero presentare un’offerta congiunta per lo spettro di frequenze e quindi realizzare l’infrastruttura della rete di terra. I quattro operatori non investiranno direttamente in una costellazione satellitare. Quest’ultima verrà fornita da un partner che verrà scelto in futuro.
Il problema è che quasi tutte le costellazioni satellitari sono gestite da aziende statunitensi o cinesi. Ci sarebbe la francese Eutelsat, ma è lontana anni luce da Starlink (per rimanere in tema spaziale). La costellazione IRIS² non sarà operativa prima del 2030 (nella migliore delle ipotesi) e, in ogni caso, avrà solo 330 satelliti in orbita terrestre bassa. Quelli di Starlink sono oltre 11.000 (circa 650 offrono il servizio D2D).