Contrappunti/ Calvino e la Internet minuta

di Massimo Mantellini - La semplicità nella tecnologia è una lezione così dura da imparare da venir travolta dalla sedimentazione, che aggiunge numerosi strati di complessità a ciò che nasce facile e leggero
di Massimo Mantellini - La semplicità nella tecnologia è una lezione così dura da imparare da venir travolta dalla sedimentazione, che aggiunge numerosi strati di complessità a ciò che nasce facile e leggero


Roma – Mi sono fatto una idea. Da un po’ di tempo a questa parte. E sarebbe che una cosa per funzionare in rete deve essere una cosa semplice. Mia figlia – che da queste parti cito spesso – ha dodici anni e usa la posta elettronica perchè è uno strumento potente ma soprattutto perchè è semplice. Mio padre ne ha più di settanta e anche per lui è la stessa cosa. I siti web di riferimento, quelli che sono rimasti in piedi nella turbolenza di questi anni a fare da paradigma alla comunicazione in rete, sono spesso siti di una semplicità disarmante. Apri Google e scrivi nello spazio bianco ciò che vai cercando. Google ti risponde. Google è tutto lì. Cerchi un libro su Amazon e le procedure che lo portano sulla tua scrivania sono di una semplicità assoluta, la complessità del database e la sua gestione sono nascoste del tutto. Tu scrivi poche righe e il libro è a casa tua. Semplicità.

I blog sono un successo mondiale, se ne parla da tutte le parti, perfino sui periodici per signora. Sono – dicono – la nuova frontiera della comunicazione sul web. E come mai? Perchè sono semplici, sono intuitivi. Merito di una interfaccia elementare raggiungibile da qualsiasi browser internet. Scrivi i tuoi pensieri, pigi un bottone e quelli sono online. In molti, anche in Italia, si stanno chiedendo come mai i blog siano diventati tanto di moda. Le risposte non mancano: alcune autorevoli, altre meno. La ragione più profonda, per conto mio, è che si tratta di strumenti di interazione senza fronzoli. I blog sono semplice comunicazione, come il telefono, la posta elettronica, come gli SMS.

Esistono molti esempi che ci consentono di ragionare su questi argomenti rovesciando il punto di visuale. Eccovene uno. Qualche giorno fa il mio provider mi ha comunicato l’attivazione di nuovi servizi ai quali il mio contratto di accesso a Internet darà diritto.
Fra le altre cose potrò – se mi andrà e se ne sarò capace – ascoltare la mia posta elettronica sul telefono cellulare: una voce sintetica la leggerà per me. Non ho provato, non so nemmeno se proverò. Ho letto le istruzioni, si tratta di una cosa troppo complicata. Devo telefonare ad un numero, seguire le istruzioni per digitare user e password, seguire altre istruzioni. Posso perfino prendere i messaggi email e rimandarli ad un numero di fax, posso farmi leggere perfino email in inglese e spagnolo, la voce sintetica che sbircia nella mia corrispondenza è poliglotta. Posso dettare al telefono messaggi che verranno convertiti in testo e poi inviati come posta elettronica. Posso scegliere di mandare email in forma di SMS. Posso, posso, posso. Un’orgia di opzioni. Inutili: almeno con me. E’ tutto troppo complicato. Non ho ne la voglia ne il tempo di occuparmi di simili meraviglie. E alla fine non usero’ questi nuovi servizi. Continuero’ a leggere la posta elettronica come ho sempre fatto.

Chi ha pensato e strutturato questi nuovi servizi che consentono di intersecare messaggi in formati differenti non ha mai capito Napster. Non ha capito o non dà il giusto peso alla semplicità in rete. Napster è stato un esempio di violentissima riduzione ai minimi termini dei problemi di interfaccia. Molto del suo rapidissimo successo è dipeso da questo. Una form nella quale digitare il nome di una band, il titolo di un disco o di un brano musicale. Una finestra accanto con i risultati della ricerca. Da cliccare. Finito. Una lezione che in molti continuano a non comprendere.

Chi pensa che io possa ascoltare al telefono una mail letta in spagnolo da una voce sintetica che poi posso far convertire in fax (in attesa che qualcuno inventi un fax che converte le pagine che riceve in SMS o email, così da chiudere il cerchio e vivere per sempre felici e contenti) segue alla lettera i dettami che hanno portato alla chiusura decine di portali su tutto il web. Al grido di differenziazione i servizi offerti da simili siti web si sono andati rapidamente allargando nell’impossibile tentativo di offrire tutto a tutti. Oggi è facile affermarlo, ma si trattava di una sciocchezza ideologica in offesa al principio di semplicità che governa le cose della rete.

Ed invece la tecnologia sempre più spesso tende a svilupparsi per sedimentazione. Trasformando ciò che era semplice in complicato. Le ragioni di simili indirizzi sono intuitive. Da un lato esiste da parte delle aziende una necessità dinamica e contingente di offrire nuovi contenuti e nuovi servizi per fronteggiare la concorrenza del mercato e per giustificare accelerazioni nel consumo. Dall’altro è infinitamente più semplice complicare una cosa semplice piuttosto che inventarne una nuova altrettanto semplice ed efficace. Le ragioni di grande incertezza che accompagnano la faticosa nascita di servizi complessi come gli MMS (al posto degli SMS) nella telefonia mobile, dei videoblog al posto dei weblog nella comunicazione mediata dal computer, dei software P2P di seconda generazione come Direct Connect al posto dei cloni di Napster nel file sharing, sono tutte qui. Il computer invisibile teorizzato da Norman è ancora di là da venire, ed anche la necessità di una Internet invisibile è – tranne in poche rimarchevoli eccezioni – ancora lontana dall’essere compresa. Poter dar sfoggio di grandi convergenze come quelle di chi trasforma un SMS in un email che viene mandato via FAX ad un sito web può anche impressionare ma ha la spiacevole controindicazione di non servire granchè. Grandi energie sprecate o mal indirizzate.

Nella prima delle sue famose Lezioni Americane, Italo Calvino parla delle ragioni della leggerezza. Lo scrittore si riferisce evidentemente alla letteratura ma i medesimi riferimenti credo potrebbero essere utili anche per l’evoluzione tecnologica di cui siamo testimoni. Il sottrarre peso, il togliere complessità dovrebbe essere anche in questo campo una indicazione assoluta. Ad osservare ciò che ci sta accadendo intorno, i mille vicoli ciechi che quotidianamente la tecnologia imbocca con sicurezza, viene il fondato sospetto che i tecnologi che pensano le macchine e i servizi che utilizzeremo domani non abbiano mai letto Calvino.

Massimo Mantellini
Manteblog

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