Contrappunti/ I nibelunghi

di Massimo Mantellini - Ecco come accade che l'uso di 4,5 secondi di una puntata dei Simpson possa consentire alla Fox di Murdoch di fatturare 10mila dollari. A raccontarlo è Lawrence Lessig
di Massimo Mantellini - Ecco come accade che l'uso di 4,5 secondi di una puntata dei Simpson possa consentire alla Fox di Murdoch di fatturare 10mila dollari. A raccontarlo è Lawrence Lessig


Roma – Ci sono due episodi fra i tanti che Lawrence Lessig cita nel suo ultimo libro “Cultura Libera” (Apogeo, 2005, 15 euro) che mi hanno colpito e che vi vorrei citare. Prendetela come una piccola recensione ad un testo interessante.

Il primo, quasi divertente, richiama alla mente la famosa frase che moltissimi politici e giuristi ripetono anche da noi ogni qualvolta si discuta della essenza giuridica della rete. “Internet non puo’ essere un territorio senza legge”, ci sentiamo ripetere da molti anni, oppure, “la rete non è anarchia!” Eccetera eccetera. Parole sante che però talvolta, come nel caso di cui vi sto per dire, vengono prese un po’ troppo alla lettera.

In California – scrive Lessig – l’ammenda massima prevista dalla legge se decidiamo di entrare in un negozio di dischi ed arraffare l’ultimo lavoro discografico di Pupo o di qualsiasi altra grande star internazionale della musica leggera, ammonta alla bella cifra di 1000 dollari. Come si vede un discreta sommetta. Tu entri nel megastore, insacchi Pupo, ti dai alla fuga, vieni (giustamente) beccato e alla fine dell’opera il giudice ti multa per una somma a sua discrezione “fino a 1000 dollari”. Se invece nello stesso stato della Calfiornia decidi di scaricare dai circuiti P2P le medesime canzoni del medesimo CD di Pupo e vieni colto sul fatto a quanto potrà mai ammontare l’ammenda che tu, pirata informatico, potresti essere costretto a pagare? La risposta è semplice poiché esiste una legge che ce lo dice: la somma esatta è “fino a 1.500.000 dollari”. Dal che è possibile dedurre che, come dice il Ministro Stanca, “Internet non è il farwest”, perché in realtà, per certi versi e in alcune occasioni, è molto ma molto peggio del farwest. Una specie di inferno delle intenzioni. Tu muovi un sopracciglio e il diavolo ti punge il culo col forcone.

Il secondo esempio riguarda la storia di un autore cinematografico, John Else, che negli anni 90 decide di produrre un documentario sul lavoro dei macchinisti dell’Opera di San Francisco durante l’esecuzione della tetralogia dell’anello del nibelungo: per quelli come me poco avvezzi, diro’ che si tratta di una opera di Wagner. L’idea è quella di seguire l’esecuzione dell’opera riprendendo i lavori di quanti lavorano dietro le quinte. Quando molti anni dopo le riprese sono terminate e Else sta montando il video qualcuno si accorge che in una scena girata sotto il palco, una scena della durata esatta di 4,5 secondi nella quale vengono ripresi alcuni macchinisti che stanno giocando a carte nell’attesa fra un cambio di scena e l’altro, nell’angolo in alto dell’inquadratura del documentario, compare un minuscolo televisore che in quel momento sta trasmettendo un cartone animato dei Simpson. Un francobollo di Simpson della durata di un battito di ciglia dentro un documentario su Wagner.

Poiché gli americani sono gente ligia Else decide di chiedere la liberatoria per poter utilizzare quella ripresa. Cosi il regista contatta nientemeno che Matt Groening che dei Simpson è il creatore: il babbo dei Simpson risponde che ovviamente per lui non c’è alcun problema. Ma poiché in queste faccende gli americani spesso sono ligi fino alla pedanteria (ricordate che stiamo parlando di un documentario amatoriale a basso costo e non di una produzione hollywoodiana) si decide di contattare anche la casa produttrice del programma, la Gracie Films. Anche in quel caso la risposta è “nessun problema, usate pure la scena”. Resta a questo punto un solo soggetto interessato ai diritti sui Simpson, la casa madre che li distribuisce, la Fox.

All’ufficio legale della Fox al telefono risponde la signora Rebecca Herrera (la citazione del nome è inutile ma mi va lo stesso di farla): l’avvocatessa della Fox risponde placida che 4,5 secondi di Simpson dentro un televisorino nell’angolo in alto della scena di un documentario su Wagner costano 10.000 dollari tondi tondi. Immaginiamoci la scena. “Come scusi?” chiede Else. “10.000 dollari signore, che a lei, al creatore dei Simpson, ai produttori del programma o a chiunque altro, piaccia o no”.

Tutto perfettamente legale (la normativa americana prevede che il detentore del diritti possa “fare il prezzo”), tutto perfettamente idiota.

Leggetevi Cultura libera se vi interessano simili questioni: lo pubblica Apogeo nella traduzione di Bernardo Parrella. Diversamente, se decidete di risparmiare 15 euro molto ben spesi, il libro di Lessig è anche liberamente accessibile in rete a questo indirizzo .

Massimo Mantellini
Manteblog

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