Contrappunti/ La risorsa cambia scrivania

di Massimo Mantellini - Nel lessico in uso oggi si riverbera l'impatto della tecnologia, lasciata nelle mani dei tecnologi. Anche quando ciò può costare molto a diritti che i lavoratori si sono guadagnati in decenni di lotte
di Massimo Mantellini - Nel lessico in uso oggi si riverbera l'impatto della tecnologia, lasciata nelle mani dei tecnologi. Anche quando ciò può costare molto a diritti che i lavoratori si sono guadagnati in decenni di lotte


Roma – Mi colpisce un passaggio di una intervista che Giuseppe Turani ha fatto pochi giorni fa a Marco Zamperini, pubblicata sull’inserto del lunedi di Repubblica “Affari e Finanza”. Afferma Zamperini – guru ed evangelista internet di Etnoteam (non arrabbiatevi per i termini usati, le definizioni non sono mie) alludendo alle possibilità di accesso e interazione aziendale legate alla banda larga wireless:

“In effetti con l’invenzione della seconda scrivania l’azienda riesce a sfruttare il tempo in cui ‘la risorsà è assente perchè in trasferimento o perchè è impegnata in una attività esterna”.

La risorsa – cioè ognuno di noi – a questo punto sobbalza sulla sua sedia (la sua prima sedia, di fronte alla sua prima scrivania entrambe per nulla virtuali) non tanto perchè la frase esprima chissà quale novità, quanto perchè descrive invece benissimo una sensazione che ci capita di provare ogni giorno più forte. Il guaio della tecnologia lasciata nelle mani dei tecnologi.

Zamperini vice presidente di EtnoTeam con un bel gruzzolo di pronomi del tipo ” Chief Technology Officer per la Direzione Generale Telecomunicazioni e Media ” o anche ” Direttore delle Attività di Ricerca e Sviluppo e Responsabile delle Attività di Evangelizzazione Tecnologica ” non ne ha ovviamente nessuna colpa. Non è colpa sua se vive in un mondo bacato nel quale fra innovazione tecnologica e suoi utilizzi pratici si sta scavando ogni giorno di più un baratro.

Da una parte c’è la tecnologia, con il suo sviluppo forsennato, le aspettative che induce, le rivoluzione e i condizionamenti sulla società che crea, dall’altra, a mille miglia di distanza, la comprensione e l’elaborazione intellettuale di tutto ciò da parte di ciascuno di noi. Che tecnologi non siamo, che guru non vorremmo essere ed evangelisti neppure.

Si tratta di due macchine che vanno a velocità diversissime e che spesso per tale ragione rischiano lo scontro catastrofico. La frase che cito oggi è indicativa di questa schizofrenia. Abbiamo alle spalle qualche centinaio di anni di lotte per i diritti dei lavoratori ed in molte parti del mondo tali conquiste di dignità minima sono ancora di là da venire. Eppure oggi la tecnologia ci consente – se lo desideriamo – non solo le mille meraviglie che sappiamo ma anche giganteschi passi indietro, per esempio nella elaborazione del nostro universo lavorativo, scorporato dal tempo e dalla presenza. Possiamo permetterci di tornare – come dice con felice e involontaria espressione Zamperini – semplice risorsa esattamente come un bambino lavoratore nelle miniere sullo Zambesi? Evidentemente sì e con entusiasmo perfino, lavorando sul taxi, nella sala di attesa di un aeroporto o in qualsiasi altro posto in cui mamma azienda deciderà di ottimizzare le risorse di cui è legittima proprietaria.

La tecnologia certo lo consente e ciò di per se basta. E il tecnologo è il suo acritico profeta. E il giornalista il suo sciocco propalatore. E cosi proseguendo, fino a rendere il mondo – il nostro mondo tecnologico – un posto peggiore di quello che era solo pochi anni fa. Sempre continuando a ripeterci che la tecnologia è in sè neutra e che sono i suoi utilizzi ad esserlo spesso assai meno. E del resto quello del lavoro è solo uno dei possibili esempi in questo senso.

Qui non si tratta di dare libero sfogo a rigurgiti tecnofobici nè ad aneliti luddisti fino ad oggi trattenuti a stento. Si tratta invece di comprendere che l’innovazione tecnologica va declinata, indirizzata e capita . Lasciata libera di correre – può avere effetti più devastanti di una bomba atomica. Abbiamo davanti a noi un grande esempio di questo infantilismo culturale secondo il quale tutto ciò che è nuovo è bello e fa bene. Il doloroso tonfo della new economy.

Qualche anno fa qualcuno si risentì quando nel pieno boom della nuova economia mi permisi di canzonare un poco E-Tree (casualmente una società del gruppo EtnoTeam) travolta da una estetica giovanilista tutta webdesign, rapporti informali e ping pong aziendali. E-Tree assumeva allora le proprie risorse ad un happening in un wine bar. Ci andò talmente tanta gente a questa allegra selezione nel centro di Roma che dovettero chiamare i vigili urbani.

È notizia di questi giorni la quasi chiusura della sede romana della società trevigiana. Le risorse – tranquillizza l’ufficio stampa di E-tree – verranno semplicemente spostate ad altra sede . Oppure le si potrebbe dotare anch’esse – e perchè no? – di una seconda o terza scrivania per poter finalmente lavorare sempre e ovunque anche in taxi o in autobus o su una panchina al parco. Visto che l’ufficio non c’è più. Sempre, naturalmente, al bisogno .

I tecnologi come Zamperini hanno a portata di mano una soluzione pronto uso per chiunque, anche per quelli – sono parole sue – “che avevano solo una valigetta piena di carte, qualche volta magari un po’ vecchia” . Ecco un’altra fortunata espressione: la ristrutturazione della vecchia valigia da rappresentante triste è oggi una bella metafora del mondo che ci aspetta. Prima di partire per questo viaggio meraviglioso sarà però il caso che qualcuno – in questa benedetta valigia – ci cominci a guardare dentro con un po’ di attenzione.

Massimo Mantellini
Manteblog

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