Contrappunti/ Liber(o)ate Alice

di Massimo Mantellini - C'è chi si ostina a credere di poter tirare le fila di un mondo, Internet, che è un mondo di estremità nel quale crescere, trovarsi e persino fare business... Per chi capisce che l'utente non ha bisogno di tutori
di Massimo Mantellini - C'è chi si ostina a credere di poter tirare le fila di un mondo, Internet, che è un mondo di estremità nel quale crescere, trovarsi e persino fare business... Per chi capisce che l'utente non ha bisogno di tutori


Roma – Come molti di voi sanno, il sottoscritto naviga in rete da molti anni. E lo fa con immutata soddisfazione per una miriade di ottime ragioni. Ebbene, ieri pensavo che se dovessi nominare un valore, uno solo, che personalmente associo all’idea di “essere su Internet” , io immagino che citerei quello di una nuova possibile autonomia che la rete ogni giorno mi offre.
Cosa significa questo? Nella mia testa significa che la comunicazione elettronica, prima di ogni altra cosa, ha aggiunto alla mia vita uno spazio di valorizzazione di me stesso come individuo pensante. Ha aperto spazi comunicativi verso gli altri che non avrei mai potuto avere, ha dato eco alla mia voce non prima di essermi fornito di informazioni e notizie perchè questa voce avesse un senso. Forse esistono (certamente esistono) parole più semplici per dirlo ma questa è la prima delle rivoluzioni che Internet ha portato alla mia vita.

Pensavo a questo quando ieri – in colpevole ritardo per banali ragioni vacanziere – ho letto su PI della idea di Wind e di Telecom Italia di riindirizzare i propri utenti adsl verso pagine interne al loro portale: pagine dove poter consultare le usuali imperdibili opportunità commerciali e di contenuti organizzate dal provider. Mi piacerebbe molto – lo dico senza ironia – conoscere di persona chi ha materialmente partorito questa nuova funzionalità imposta agli utenti di Libero e di Alice adsl. Diro’ di più: io con il Signor X che una mattina si è svegliato con questa fantastica idea (o peggio con il consesso di Signori X che hanno valutato i pro e i contro di una scelta del genere per poi decidere che si poteva fare) per indicare agli utenti paganti di due dei più utilizzati servizi di connessione adsl italiani la giusta strada da seguire, ci vorrei passare un paio d’ore. Magari davanti ad un buon bicchiere di vino a parlare del più e del meno.

Non so come è ma io sono quasi certo che, parlandone, io e Mister X scopriremmo di avere idee su cosa sia Internet, molto ma molto distanti. E così, sia ben chiaro, non è che io creda di avere formidabili ragioni da mettere sul tavolo, pero’ magari un paio di queste mi piacerebbe esporle. Siccome dubito che questa bevuta in amicizia avrà mai luogo, mi accontento di dirle qui.

La prima, e più importante di tutte, è quella che ormai è assodato che Internet è un mondo di estremità . Non si tratta del punto di vista esotico di qualche geek fricchettone. E’ una evidenza alla quale nessuno puo’ ormai opporsi. Ci sono voluti un po’ di anni per rendersene conto ma alla fine, dopo errori che sono costati centinaia di milioni di dollari, gran parte di quanti in rete vendono beni e servizi lo hanno capito. Mondo di estremità significa – secondo Searls e Weinberger che lo hanno scritto in un fantastico saggio di qualche mese fa pubblicato anche su PI nella traduzione di Paolo Valdemarin – che il valore di Internet se ne sta alla periferia e che la rete Internet si puo’ immaginare come una sfera vuota i cui collegamenti restano sempre confinati sulla sua superficie esterna.

Solo i Signor X di Libero e Alice continuano a pensare di potersi comodamente sedere al centro della sfera e da lì tirare i propri fili. Se qualcuno da quelle parti avesse letto il saggio in questione (e molte altre cose pubblicate in questi anni) e ci avesse creduto, simili errori, con gli enormi danni di credibilità che trascinano con sé, si sarebbero potuti evitare.

A guardarci bene si tratta poi di quell’idea di autonomia di cui parlavo all’inizio. In rete non c’è alcun bisogno di tutori: le informazioni che ci interessano galleggiano accanto a noi sulla superficie della sfera e siamo noi stessi a decidere quando e come pescarle. Noi stessi. Esistono potenti e formidabili strumenti per farlo. Quando tale livello minimo di consapevolezza sembra difficile da raggiungere, esistono poi mille modi per suggerire idee e percorsi (Libero per esempio spedisce da anni una newsletter a tutti i suoi utenti e sia Wind che Telecom dispongono di alcuni fra i portali più visitati di tutta la rete italiana), esistono metodi “dolci” per proporre i propri servizi che non ledano l’autonomia della propria stimata clientela. Imporre agli utenti paganti di visitare obbligatoriamente una pagina web del proprio portale ad inizio navigazione è una scelta dietro alla quale, una volta escluso un problema culturale di chi l’ha presa, si cela una profonda disistima dell’utente della rete Internet come essere pensante e autonomo.

Qualche tempo fa ho partecipato ad una trasmissione radiofonica RAI nella quale si discuteva del pericolo dialer, un bel programma di servizio condotto da Oliviero Beha. Nel corso di tale trasmissione mi è capitato di ascoltare una battagliera parlamentare di Forza Italia, la signora Maria Burani Procaccini , Presidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, che annunciava, fra le altre cose, un prossimo progetto di legge per abolire le finestre di popup. La nostra onorevole, parlava come spesso accade in questi casi, di questioni sulle quali aveva scarsissime cognizioni e le sue parole forse avrebbero potuto, al massimo, provocare un sorriso se da esse, come troppo spesso accade, non rischiassero di discendere leggi dello Stato con la pretesa di organizzare e regolare Internet per decreto. Anche in questo caso ci si dimostra abbastanza stolti da pensare di potersi comodamente accomodare al centro di una sfera vuota e da lì guidare le danze come si è stati fino ad oggi abituati a fare. Fosse così semplice!

L’idea di una inevitabile autonomia degli utenti dei servizi Internet è così ostica sia fra i troppi “senzacasa digitali” che abitano il Parlamento, sia fra molti dei tecnologi che con la rete Internet ogni giorno lavorano ai più alti livelli. Ai primi perdoniamo gli ingenui peccati di gioventù di chi inizia a utilizzare un media nuovo che non conosce e che solleva moltissime problematiche nella evoluzione della nostra vita quotidiana e nell’organizzazione della società. Li perdoniamo pazientando e sperando in una prossima generazione di politici con qualche maggiore conoscenza e coscienza delle nuove tecnologie e della nostra società che si fa digitale. Ai secondi non abbiamo invece nulla da perdonare: gli strumenti per capire l’innovazione di cui fanno parte sono lì a loro disposizione, così come sono lì e ben documentate le vicende di chi in passato ha compiuto i medesimi errori e ne ha pagato le conseguenze (basti pensare al vecchio progetto di Internet chiusa di AOL o alla mai sufficientemente citata Legge di Metcalfe ). Se non sono stupidi, a Libero e ad Alice (e non vi è motivo per pensarlo) toglieranno l’odioso obbligo alla visita forzosa alle pagine del proprio portale licenziandolo alla stregua di un errore. Se lo sono, continueranno sottilmente a negare l’autonomia dei propri utenti considerandoli alla stregua di bambini da condurre per mano, per non dire al guinzaglio. Le conseguenze saranno in ogni caso comunque a loro carico: minor credibilità e minor stima, ma soprattutto, e qui si che son dolori, meno soldi. L’esatto contrario di quanto avevano immaginato. C’è da chiedersi se nel lungo periodo ne valga la pena.

Massimo Mantellini
Manteblog

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