Contrappunti/ Quanti numeri su Internet

di Massimo Mantellini - Raccontano tutto: quanto è diffusa la banda larga, quanti accedono alla rete, quanto funzionano certe iniziative e strategie. In genere, però, non la raccontano tutta
di Massimo Mantellini - Raccontano tutto: quanto è diffusa la banda larga, quanti accedono alla rete, quanto funzionano certe iniziative e strategie. In genere, però, non la raccontano tutta


Roma – C’è questa faccenda dei numeri. I numeri, come le parole, sono importanti e questo spiega molte cose. Ci spiega intanto perché mai, per esempio, sulla rilevazione del numero di italiani che accedono alla rete Internet, su dove siano, che facce abbiano, che tipo di vita conducano, si rincorrano da anni statistiche sempre diverse.

Spesso non abbiamo strumenti per analizzarli, questi benedetti numeri che miriadi di associazioni italiane ed europee, pubbliche e private, rilasciano in continuazione. Spessissimo, poichè un po’ il mondo lo giriamo e la testa fuori di casa qualche volta accade di mettercela, capita che l’asettica pretesa scientificità di simili lavori ci lasci sfuggire un sorriso, tanto simili cifre appaiono incredibili. Siamo – diceva qualcuno qualche mese fa – davvero i secondi nello sviluppo della larga banda in Europa? C’è spazio per un sorriso in effetti.

Il fatto è che i numeri, quelli belli e positivi, servono. E servono un po’ a tutti.
Servono alle aziende per raccontare ai mercati il successo e l’affidabilità delle proprie scelte strategiche, servono ai sociologi per supportare le loro tesi, servono ai politici per dare credito alla efficacia del proprio lavoro. Servono ai pubblicitari per convincere le aziende ad investire in rete. Servono insomma a decine di differenti soggetti per decine di differenti, rispettabilissime ragioni.

Così non deve meravigliare che esista una sorta di censura preventiva che pervade comunicati stampa e studi, analisi sociologiche e dibattiti. La vittima sacrificale di simili comportamenti è la possibilità di disegnare attraverso le cifre, uno scenario appena credibile. I numeri del resto sanno raccontare ciò che si vuole, basta saperli girare nella maniera giusta. Quando Telecom Italia o il Ministro di turno inneggiano al numero straordinario di collegamenti in larga banda accesi nel paese negli ultimi due anni, numero che porterebbe l’Italia ai vertici europei, dimenticando di citare o considerare l’anomalia nostrana fatta di una grande maggioranza di ADSL a consumo, non solo si inganna colui che simili statistiche legge ma si sceglie di applicare un mimetismo informativo che davvero non fa onore a chi lo pratica.

Quando si sottolinea, come è accaduto spesso in questi ultimi mesi, come ormai più di un italiano su due abbia in casa un computer “con Internet dentro”, dimenticando di ricordare che più della metà di questi fortunati non lo utilizza per accedere alla rete perché non lo sa fare o perché non è interessata a farlo, poi non ci si può meravigliare che esistano statistiche che divergono fortemente da quelle disegnate con incauto e spesso interessato ottimismo. E non ci si può nemmeno meravigliare che per esempio Eurostat diffonda numeri secondo i quali l’ Italia si troverebbe in fondo alla classifiche europee dell’accesso alla rete accanto a Lituania e Lettonia.

A riguardo delle statistiche di accesso alla rete nel nostro paese esiste insomma, ormai da molti anni, una informazione fortemente orientata: qualche volta la pretesa di scientificità di simili lavori non otterrebbe l’avvallo nemmeno di uno studente del primo anno di statistica. Gli stessi media del resto non fanno altro che riprendere pedissequamente i comunicati stampa che ricevono, ripubblicando qualsiasi informazione, anche la più assurda, senza il minimo spirito critico.

Giancarlo Livraghi tiene da anni sul suo sito un compendio sulle cifre dello sviluppo di Internet che da solo vale più di mille comunicati stampa delle tante organizzazioni che in Italia si dedicano alla conta ed alla descrizione degli utenti Internet, se non altro perché le cita tutte, tentando di trovare un minimo comune denominatore. Ciò che ne esce leggendolo, è il ritratto di una paese ancora arretrato, di parecchie distanze più indietro rispetto agli altri paesi europei di riferimento (Francia Germania e Inghilterra, per intenderci). Curiosamente la stessa distanza che ognuno di noi percepisce in maniera epidermica viaggiando per l’Europa ed osservando come i cittadini del continente utilizzino la rete Internet a casa, nelle università e sul posto di lavoro.

Viene il sospetto che oggi più di un soggetto in Italia utilizzi la statistica come banale spot per la propria attività informativa. Qualche volta funziona, qualche volta no. Accade fin troppo spesso che il Ministro annunci bello stabile ed una sola occhiata dalla finestra ci consigli invece ad uscire con l’ombrello. Poi però – e sarebbe il caso di ricordarlo – quando piove, piove sulla testa di tutti.

Massimo Mantellini
Manteblog

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