Contrappunti/ Se Mentana non legge il manuale

di M. Mantellini - La polemica tra i "vip" e i netizen ruota attorno ad anonimato e regole di convivenza in Rete. Roba vecchia, vecchissima, per chi non sia un neofita
di M. Mantellini - La polemica tra i "vip" e i netizen ruota attorno ad anonimato e regole di convivenza in Rete. Roba vecchia, vecchissima, per chi non sia un neofita

In una vita precedente frequentavo luoghi della rete Internet nei quali accadevano cose strane. Per esempio da quelle parti esistevano i newbie, i neofiti. Persone normali che arrivavano per la prima volta dentro luoghi di discussione sui temi più vari, in genere raggruppati in una sorta di sottoinsieme della rete Internet che prendeva il nome di Usenet, e si univano alla conversazione. Luoghi nei quali esistevano regole e codici di comportamento perfino troppo rigidi: ai nuovi venuti la comunità di persone che frequentava Usenet semplicemente chiedeva, prima di iniziare a partecipare alla vita sociale di quei posti, di impararne le regole e di rispettarle.

In particolare una espressione mi colpì le prime volte che timidamente mi affacciavo su Usenet ed era la frase racchiusa nell’acronimo inglese RTFM : leggi il fottuto manuale, consulta le maledette istruzioni. Chiunque si presentasse da quelle parti ignorando le consuetudini locali, anche solo facendo domande ovvie o ripetute su temi già altre volte discussi, veniva gentilmente (talvolta bruscamente) invitato a leggere il fottuto manuale, a consultare le FAQ, a scorrere i temi già discussi in passato prima di ripetere la medesima domanda.

Erano altri tempi, la banda era poca e non andava sprecata, la tipologia dei frequentatori della Rete rappresentava molto meno di oggi l’universo mondo, l’idea che Internet si basasse in maniera rigida su meccanismi di autoregolamentazione era molto forte e ampiamente condivisa. Contemporaneamente la Internet delle regole palesi e ben codificate era garanzia per chiunque, la stratificazione sociale veniva ignorata e si preferiva la qualità dei contributi al nome del contributore (da qui una sostanziale irrilevanza dell’anonimato).

Mi sono tornati in mente questi ricordi della Internet preistorica, tanto differente da quella attuale, mentre leggevo in questi giorni le varie esternazioni del Presidente della Camera Boldrini, del Presidente del Senato Grasso, di editorialisti e giornalisti vari sul tema della regolazione della Rete, sulle leggi per il Web, sul “grave” problema dell’anonimato che consente di minacciare e diffamare, sostanzialmente impuniti, i famosi (ma anche le persone normali, anche se quelle ovviamente contano assai meno) su Twitter o su Facebook. Nel momento in cui scrivo mi scorre davanti la notizia della Procura di Nocera Inferiore che ha indagato alcuni commentatori del blog di Beppe Grillo per “offese al Capo dello Stato”.

Forse non sarà elegante ma l’invocazione brusca al nuovo venuto, il “leggiti il fottuto manuale prima di parlare” potrebbe essere ripescata dagli archivi di una Internet che non esiste più e (educatamente) consigliata anche alle alte cariche dello Stato che prima invocano leggi e nuove iniziative per controllare il Web, poi, nella più classica dialettica politica di questo Paese, dicono sdegnati di essere stati equivocati. Leggere il fottuto manuale, almeno i titoli, potrebbe essere utile a Enrico Mentana che straparla di incappucciati di Twitter con la sicurezza un po’ guascona del grande giornalista al quale nulla può essere insegnato, ma anche, ovviamente, ai tanti che utilizzano Twitter per sfogare le proprie frustrazioni, nella patetica illusione di poter avvicinare in qualche modo (anche al limiti solo per insultarli) i gradini più alti della nostra assai lucidata scala sociale.

Leggi le maledette istruzioni infine andrebbe forse esteso, intendendo in questo caso le istruzioni minime della civile convivenza, anche ai tantissimi che in questi giorni dalle pagine dei giornali, per stigmatizzare le minacce e gli insulti che avvelenano la rete italiana e di cui tanto si parla, ne hanno approfittato per ripagare con la stessa moneta gli insultatori, definendoli in mille maniere altrettanto offensive (ceffi, frustrati, fetenti, vomitevoli, cyber sfigati, cafoni, repressi, vigliacconi, pavidi, solo per ricopiare i primi epiteti che mi capitano sottocchio presi dai giornali di carta) e chiarendo, una volta per tutte, che certamente la retorica della Rete autoregolata e paritaria di cui ci siamo innamorati 15 anni fa era troppo bella ed inattuabile, in Italia come altrove; ma anche che eleganza, umiltà e civiltà in questo Paese sono da tempo soverchiate da maleducazione e cafonaggine, qualsiasi sia il piano dell’ascensore sociale al quale decidiamo di fermarci.

Massimo Mantellini
Manteblog

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