Copyright, il massacro dei blog australiani

Un milione e mezzo di spazi online abbattuti da una singola richiesta di rimozione in base al DMCA statunitense. Polemiche sui tempi di risposta offerti alla piattaforma australiana Edublogs

Roma – L’ennesima richiesta di rimozione dei contenuti in violazione del diritto d’autore, inviata dall’editore statunitense Pearson sulla base legislativa del Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Una segnalazione come tante, con oggetto la pubblicazione digitale di un volume contenente un vecchio questionario sulle tecniche di auto-valutazione.

Nel mirino del publisher a stelle e strisce è così finita la piattaforma australiana Edublogs , una sorta di WordPress specializzata nelle attività di blogging scolastico o formativo. Da alcuni anni, i responsabili di Edublogs avevano scelto la società di hosting statunitense ServerBeach per la gestione dei server per numerosissimi presidi online.

Una brutta sorpresa attendeva però al varco quasi 1,5 milioni di blog, abbattuti in massa dopo la richiesta DMCA inviata da Pearson . Presente su un solo blog, il file ritenuto illecito dall’editore statunitense ha provocato la caduta di un’intera schiera di siti ospitati dalla piattaforma Edublogs.org .

Per i gestori del sito australiano, i responsabili della società di hosting ServerBeach avrebbero agito senza adeguate notifiche, ovvero assecondando le esigenze di Pearson senza curare gli interessi di chi paga mensilmente – la cifra si aggira sui 6mila dollari – per la gestione degli spazi online.

Diverso il parere di ServerBeach: diverse notifiche sarebbero state inviate ai responsabili di Edublogs, ampiamente avvertiti della presenza del file illecito segnalato dall’editore. Edublogs avrebbe però confermato più volte l’eliminazione del volume. ServerBeach avrebbe staccato la spina in seguito alla persistente presenza del file nella cache del blog. I vari spazi online sono tornati online dopo un’ora circa.

Mauro Vecchio

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  • ninjaverde scrive:
    NonéReato?
    Allora se si spedisce una mail con un codice di acXXXXX in banca, per chi lo trova se lo tiene non essendo reato... non si sa mai... se poi si è a corto di soldi... ;)Oppure la lettura di lettere o documenti compromettenti... sensibili ecc..basta dire che uno lo fa per indagine conoscitiva. ;)Certo il PGP e tutte quelle balle lì chi le usa?Va bèh si direbbe "beata ignoranza" se non fosse che questi qui sono anche giudici... :(
  • Leguleio scrive:
    Titolo fuorviante
    La frase "se trafugare l'email altrui non è reato" in questo caso specifico è fuorviante: è vero che la corte suprema di quello Stato ha stabilito che leggere la posta del marito non viola i principi dello Stored communications act (SCA) del 1986. Ma se ho ben capito la faccenda Jennigs vs Jennings non si limitava a questo, la valutazione se le modalità usate per indovinare la password del conto Gmail del marito siano lecite è separata.
    • styx scrive:
      Re: Titolo fuorviante
      - Scritto da: Leguleio
      La frase "se trafugare l'email altrui non è
      reato" in questo caso specifico è fuorviante: è
      vero che la corte suprema di quello Stato ha
      stabilito che leggere la posta del marito non
      viola i principi dello Stored communications act
      (SCA) del 1986. Ma se ho ben capito la faccenda
      Jennigs vs Jennings non si limitava a
      questo, la valutazione se le modalità usate per
      indovinare la password del conto Gmail del marito
      siano lecite è
      separata...... certo comunque che i parrucconi si infilano costantemente in gineprai indestricabili... una volta appurato che la comunicazione privata (qual'e' normalmente la posta) sia stata letta senza consenso.. che differenza fa se e' archiviata qui o li? e se e' di carta o di byte? mah.
      • panda rossa scrive:
        Re: Titolo fuorviante
        - Scritto da: styx
        ..... certo comunque che i parrucconi si infilano
        costantemente in gineprai indestricabili... una
        volta appurato che la comunicazione privata
        (qual'e' normalmente la posta) sia stata letta
        senza consenso.. che differenza fa se e'
        archiviata qui o li? e se e' di carta o di byte?
        mah.Il problema e' serio.Purtroppo non possiamo piu' permetterci di affidare la legge a gente che ha una inutile formazione umanistica.Per vivere nel terzo millennio, una formazione scientifica e' imprescindibile, e una profonda conoscenza di trattamento dell'informazione digitale e' necessaria.
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